a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2021

IL DOMENICALE

UNIVERSITÀ, PREOCCUPATI MA NON TROPPO

città, ospedale, università

di Massimo Palozzi - Nel corso di una conferenza stampa appositamente convocata a Palazzo Potenziani, venerdì il presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio ha fatto il punto sullo stato dell’università a Rieti. “Abbiamo un’occasione unica per dare una svolta radicale al nostro sistema universitario”, ha detto senza troppi giri di parole. “I fondi dell’emendamento Melilli e del commissario Legnini, insieme alla diponibilità della Sapienza e della Tuscia, possono portare a un raddoppio dell’attuale offerta formativa. Ma i ritardi del ministero per il Sud e la Coesione territoriale nel pubblicare i bandi destinati all’università rischiano di far slittare al 2023 l’attivazione di nuovi corsi. Questo è un ritardo che non possiamo permetterci”.

Nel dettaglio, ci sono a disposizione 25 milioni di euro: 15 per l’aumento dell’offerta formativa e per la ricerca, oltre ai 10 nelle casse del commissario straordinario al sisma per investimenti culturali. Un tesoretto consistente, che se portato a casa in tempi brevi consentirebbe, secondo le stime della Fondazione, di raddoppiare sia la didattica sia gli attuali 800 studenti del polo reatino.

L’obiettivo suona ambizioso, anche per le ricadute sociali che uno sviluppo del genere potrebbe determinare. Accanto agli scontati progressi in termini di elevazione culturale e circolazione di ricchezza, l’afflusso di studenti darebbe infatti un contributo notevolissimo al ringiovanimento della popolazione. Nel 2020 (fonte Istat) l’età media dei reatini era di 47,2 anni. Quest’anno è salita a 47,5, che diventeranno 47,7 nel 2022 e 48 del 2023. Seguendo questa ormai consolidata tendenza, le previsioni dell’istituto di statistica fissano a Rieti 49,6 anni di età media nel 2030.

Il tempo costituisce dunque una variabile fondamentale. Per questo D’Onofrio ha tirato in ballo la ministra Carfagna, dal cui dicastero dipende la pubblicazione dei bandi per l’assegnazione dei finanziamenti. L’appello è chiaro: procedere speditamente “così da poter avere nuovi corsi sin dall’anno accademico 2022-2023”. Il grido d’allarme è stato prontamente raccolto proprio da Fabio Melilli, deputato Pd e presidente della commissione Bilancio della Camera, che venerdì ha incontrato la ministra Carfagna dalla quale avrebbe ricevuto rassicurazioni sull’imminente avvio dell’iter tecnico-amministrativo. Con l’occasione, Melilli ha fatto sapere di aver ottenuto, in tandem con l’assessore regionale Claudio Di Berardino, la disponibilità del commissario Legnini ad un’ulteriore erogazione di oltre 10 milioni di euro da aggiungere ai primi tre e mezzo stanziati nel Contratto di sviluppo per la realizzazione di un campus universitario in pieno centro, nell’ex ospedale abbandonato da decenni.

L’intervento di D’Onofrio segue le baruffe di giugno scatenate dalle clamorose dimissioni di Roberto Lorenzetti da presidente della Sabina Universitas e vicepresidente della Fondazione. All’origine dello scontro c’era il bilancio consuntivo che non si riusciva ad approvare. Adesso sempre di soldi si parla, sebbene il tema risulti parecchio più urgente e circoscritto ai famosi 25 milioni con annessa preoccupazione per un’opportunità a rischio di sfumare o quantomeno di essere colta con un ritardo potenzialmente assai dannoso.

La questione nodale resta insomma la stessa. L’atavica difficoltà di reperire fondi e di averli assicurati sul lungo periodo continua a minacciare la sopravvivenza dell’università a Rieti, che a oltre vent’anni dal suo insediamento ancora non riesce a definire con nettezza una propria fisionomia, dovendo barcamenarsi tra ristrettezze economiche, storiche riottosità dei membri del consorzio e incerte prospettive di sviluppo.

Un punto fermo ormai acquisito comunque c’è e riguarda il formato: non un ateneo autonomo (nella situazione data sarebbe oggettivamente pretenzioso, ma in futuro perché no?) quanto sezioni distaccate di altre università. Nello specifico La Sapienza di Roma e la Tuscia di Viterbo, presenti oggi a Rieti con la facoltà di Ingegneria civile e industriale e con quelle di Medicina e Odontoiatria e di Farmacia la prima, e con il dipartimento di Scienze agrarie e forestali la seconda.

A parere di D’Onofrio entrambi gli atenei sono pronti a potenziare il loro impegno ma è chiaro che dirimente sarà la precondizione di bilanci adeguati. Di conseguenza la sistemazione degli immobili, il prossimo trasferimento a Palazzo Aluffi, il reperimento di aule e strutture idonee diventano operazioni fondamentali solo se inquadrate in un discorso di contesto garantito da sicurezze economiche.

Sul fronte politico l’università stenta a guadagnarsi un particolare interesse e di questa scarsa dedizione si notano i segni. Il timore che non scaldi troppo i cuori dei maggiorenti reatini appare concreto perfino in prossimità della campagna elettorale per le amministrative della primavera prossima. Il primo e finora unico candidato sindaco ufficializzato è Daniele Sinibaldi per il centrodestra. Giovedì l’attuale vicesindaco, nonché assessore alle Attività produttive e Turismo e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, ha firmato in diretta tv su RietiLife un patto con i cittadini di cinque punti da cui mancava proprio il capitolo università. Non era evidentemente il programma elettorale che sarà sottoposto ai reatini e non significa che l’università sparirà dai radar del centrodestra. È però indicativo di come l’argomento non faccia scattare nella classe dirigente locale il riflesso pavloviano sulla gerarchia delle priorità.

Nel frattempo torna di attualità la proposta relativa alla clinicizzazione del nuovo ospedale da edificare al posto del San Camillo de Lellis, molto sponsorizzata dallo stesso Melilli. Clinicizzare significa trasformare in universitario un reparto ospedaliero, con un direttore nominato dall’ateneo e non vincitore di concorso. Un’evoluzione difficile da digerire per i professionisti del servizio sanitario nazionale ai cui membri verrebbe precluso da esterni l’accesso alle funzioni apicali come i primariati. Il tema non è secondario. Esperienze precedenti in varie regioni mostrano come il passaggio sia fortemente avversato dai medici non universitari con ricorsi al Tar e altri mezzi, lasciando quindi presumere che lo scenario possa riproporsi tale e quale pure a Rieti.

Per i più smaliziati si tratta di un falso problema. Già agli inizi degli anni Settanta si tentò la clinicizzazione in partenariato con la Sapienza di Roma dell’Ospedale generale provinciale appena costruito. E già all’epoca le resistenze dei medici si manifestarono spinte dalle preoccupazioni per una paventata deminutio a causa dell’arrivo dei “baroni” universitari. Alla fine si riuscì a superare anche quell’ostacolo. Forze politiche e sindacali appoggiavano trasversalmente il progetto. Dal canto suo la controparte appariva ben disposta a chiudere la convenzione. Venne persino stilata la bozza, ma all’improvviso l’iniziativa si arenò facendo saltare l’accordo con la Sapienza. Da allora l’argomento si è riproposto ciclicamente nel dibattito pubblico locale senza però mai giungere a nulla di concreto. Sarà questa la volta buona?

 

05 -12-2021

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