Marzo 2024

UNA LETTERA DAL CARCERE DI RIETI

Qualche giorno fa è stata letta su Radio Radicale una lettera da “Claudio, persona detenuta nel carcere di Rieti”.
Sabina Radicale ne offre di seguito la trascrizione. La lettura può essere ascoltata, dalla voce di Riccardo Arena, il conduttore della rubrica settimanale Radio Carcere, su:
https://www.radioradicale.it/scheda/721692/radio-carcere-il-carcere-di-velletri-tra-malati-di-mente-e-detenuti-condannati-allozio?f=0&p=0&s=1960&t=2273

"Caro Riccardo, anche nel carcere di Rieti, che sulla carta potrebbe funzionare bene, noi detenuti siamo di fatto costretti a vivere in condizioni vergognose; per prima cosa infatti anche qui c'è sovraffollamento, tanto che siamo quattrocentocinquanta detenuti a fronte di duecentonovanta posti effettivi; un sovraffollamento questo che ci costringe a vivere nelle celle in quattro detenuti: una convivenza forzata che diventa più difficile se consideri che qui la maggior parte dello spazio è occupato dai letti e di fatto noi non abbiamo spazio per poterci muovere, figurati se possiamo avere tre metri quadri a testa.

Inoltre non solo siamo costretti a dormire su materassi che sembrano delle sottilette ma sotto le finestre delle nostre celle c'è talmente tanta sporcizia che sembra una enorme discarica a cielo aperto: un ammasso di sporcizia puzzolente che attrae i gabbiani e i piccioni ma anche che attrae topi e cimici che invadono le nostre celle.

Pensa che qui siamo ridotti talmente male che diventa un problema anche mangiare e questo perché il vitto che ci danno è poco ed è cattivissimo.

Ma anche se può sembrare strano, nel carcere di Rieti c'è chi sta peggio di noi e mi riferisco ai ragazzi detenuti stranieri, che vivono in condizioni a dir poco precarie ovvero in assoluta povertà, senza vestiti puliti e senza che ci sia qualcuno che li possa aiutare.

In questo mondo dimenticato che è il carcere di Rieti la cosa che ci pesa di più qui dentro è l'abbandono che dobbiamo subire ogni giorno: qui infatti non ci sono volontari, non c'è la Caritas e non abbiamo neanche la possibilità di ricevere un aiuto psicologico o qualcuno che semplicemente ci ascolti.

Un abbandono questo che riguarda anche chi tra noi è malato e non viene curato in modo giusto ovvero persone detenute che non vengono monitorate, controllate e che spesso non possono neanche prendere le medicine che gli servono perché quelle medicine non ci sono in carcere; infatti anche nel carcere di Rieti se c'è una medicina che non manca mai sono gli psicofarmaci ovvero le gocce come le chiamiamo noi in carcere, psicofarmaci che vengono dati a richiesta e che ti fanno dormire per tutto il giorno. Ma sbaglio o per dare ai detenuti questi psicofarmaci servirebbe una prescrizione medica? Questa prescrizione medica esiste o non esiste ogni volta che un detenuto prende uno psicofarmaco?

Insomma gli unici che sono presenti davanti a noi, gli unici che cercano di aiutarci, sono gli agenti della polizia penitenziaria; agenti che tra l'altro qui a Rieti sono pochi e sono costretti a fare dei turni massacranti.

Un'ultima cosa: anche se in questo carcere ci sono diversi locali dove poter lavorare, di fatto qui la maggior parte dei detenuti non fa nulla per tutto il giorno e anche la famosa falegnameria che tanto pubblicizzano sui giornali locali è chiusa da tempo.

Credimi io di carceri ne ho girate, ma un carcere, una galera ridotta male come quella di Rieti non l’avevo mai vista; ciao e alla prossima."

Pur mancando Sabina Radicale da oltre un anno nel visitare l’Istituto (ma a breve concorderemo con la Direzione una visita anche per i numerosi cittadini che hanno aderito alla iniziativa www.devivedere.it) possiamo dire che il quadro sia corrispondente a quanto conoscevamo ed avevamo riportato (fatta eccezione per problemi specifici di igiene o che, come il vitto, possono cambiare nel tempo). Stupisce, conoscendo lo stato di fatiscenza di altri istituti, l’affermazione conclusiva del detenuto ma come lui stesso dice “la cosa che ci pesa di più è l’abbandono”, intendendo la mancanza o insufficienza di lavoro, attività, assistenza.

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