a cura di Massimo Palozzi

Novembre 2021

IL DOMENICALE

TEMPORARY SHOP, LE DUE FACCE DELLA MEDAGLIA

commercio, rieti, turismo

di Massimo Palozzi - Diciamolo subito a scanso di equivoci: l’iniziativa merita e va apprezzata. Ciò premesso, qualche spunto critico la riproposizione dei “temporary shop” in centro e al Terminillo lo suscita. Per prima cosa la banalità del ricorso all’anglicismo. “Negozi temporanei” è una definizione molto più chiara e accessibile anche ai non iniziati all’inglese. Si sarebbe risparmiato uno sgarbo gratuito alla lingua italiana e sicuramente avrebbero tutti compreso meglio lo spirito dell’operazione. Purtroppo, il dilagare a sproposito di termini mutuati da oltremanica e oltreoceano è un fenomeno inarrestabile. Converrà forse farsene una ragione, ma se l’adozione di una specifica terminologia tecnica di uso internazionale un senso ce lo può avere, la declinazione esterofila della qualunque, per il solo gusto di apparire all’avanguardia, denuncia al contrario una subalternità culturale in profonda contraddizione con la nostra storia e con le celebrazioni in corso per il settimo centenario della morte di Dante.

Tornando ai temporary shop, mercoledì si sono chiusi i termini per presentare le domande di partecipazione alla quarta edizione dei mercatini di Natale in programma dall’8 al 24 dicembre. L’appuntamento è promosso dall’Azienda Speciale Centro Italia per conto della Camera di Commercio Rieti Viterbo, in collaborazione con il Comune di Rieti, e prevede l’utilizzo di immobili commerciali abbandonati nelle vie centrali del capoluogo e al Terminillo da parte di aziende operanti nei settori dell’enogastronomia, dell’artigianato, dell’editoria e della cultura.

In pratica, come già accaduto in passato, alcuni negozi chiusi del centro storico (via Roma, via Cintia, via del Duomo, piazza Cavour) e del Terminillo (via dei Villini) saranno temporaneamente ceduti a piccoli imprenditori locali per esporre e vendere i loro prodotti nei giorni che precedono il Natale, potendo godere di facilitazioni come il rimborso dell’area espositiva, un allestimento base, l’installazione e la fornitura di energia elettrica, attività di promozione e pubblicizzazione.

Secondo Daniele Sinibaldi, vicesindaco e assessore alle Attività produttive e al Turismo, nonché fresco candidato sindaco del centrodestra alle prossime elezioni amministrative, il progetto manda “un segnale ancora più forte e convinto della volontà di ripartire, nonostante le incertezze legate ancora alla pandemia. La doppia finalità di rendere più vivace il centro storico e di favorire l’iniziativa delle attività commerciali e artigianali si unisce alla volontà di lanciare messaggi forti di ripartenza che passano anche e soprattutto dal coraggio dei privati e dalla disponibilità e collaborazione del pubblico”.

Dello stesso avviso il vice presidente della Camera di Commercio di Rieti Viterbo e presidente di Ascom-Confcommercio Lazio Nord Leonardo Tosti, secondo il quale “i risultati incoraggianti ottenuti gli scorsi anni ci hanno portato a riproporre i temporary shop che in queste festività natalizie animeranno sia i centri storici di Rieti e Viterbo sia il monte Terminillo. Il tutto accompagnato da un investimento importante in una campagna di comunicazione finalizzata ad attrarre visitatori da fuori provincia, in particolar modo dalla Capitale”.

La crisi economica, acuita dall’emergenza sanitaria, si combatte insomma con i pochi mezzi a disposizione, cercando di coniugare l’aspetto imprenditoriale con la riqualificazione di alcuni dei punti più suggestivi del territorio comunale attraverso un’iniziativa che in passato ha registrato ottimi riscontri, tanto che da più parti si era richiesto un allungamento almeno fino all’Epifania. Anche l’edizione 2021 durerà invece solo poco più di un paio di settimane, chiudendo in maniera abbastanza incomprensibile proprio a ridosso dell’inizio del periodo festivo.

Questo aspetto della manifestazione è la spia di una più generale difficoltà di accompagnare con una programmazione coerente eventi troppo spesso sporadici e allestiti in via estemporanea, decontestualizzata e non coordinata. E che persino sul piano economico generano ricadute non sempre all’altezza dell’investimento. Un conto infatti è riscattare un luogo abbandonato come un negozio per trasformarlo in una nuova attività commerciale. Un altro dargli una rassettata per una quindicina di giorni, pur nel lodevole intento di offrire un’opportunità a una piccola impresa e ai suoi clienti, con il corollario di elargire un minimo ristoro ai proprietari degli immobili e rendere gradevoli angoli di pregio della città altrimenti trascurati.

La filosofia che ispira l’incubatore creato dalla Fondazione Varrone va ad esempio proprio in questa direzione. Gli sforzi sono concentrati nell’individuazione di candidati portatori di un’idea interessante da poter sviluppare con il contributo dell’ente, nell’ottica di un impegno mirato al radicamento di nuove attività anche puntando al ripristino di ambiti strutturalmente deputati al commercio.

Pur nell’enorme difficoltà del contingente, l’operazione ha finora dato buoni frutti. In poco più di due anni “Vivaio” ha infatti lanciato oltre 20 piccole aziende a Rieti e provincia. È ancora presto per dire se le nuove attività avviate nell’ambito del progetto della Fondazione reggeranno alle pressioni del mercato. Sta di fatto che dietro alla singola pratica insiste una visione ad ampio raggio nel tentativo di sostenere al massimo livello le velleità imprenditoriali presenti sul comprensorio.

Da questo angolo visuale i temporary shop mostrano invece i limiti di ogni iniziativa spot presa in assenza di prospettive di medio-lungo periodo. Il fatto che nei pochi giorni in cui sono concentrate le aperture riescano a richiamare un pubblico consistente, non dovrebbe appagare al punto da riproporle tali e quali ad ogni vigilia di Natale senza mettere in campo uno sforzo di operosa fantasia che aspiri al reale e duraturo recupero dei negozi inutilizzati.

La scarsa capacità di impulso registrata ormai da anni trova del resto ulteriore conferma nei risultati dell’indagine ICity Rank 2021 sulla digitalizzazione delle città italiane pubblicati in settimana. La ricerca valuta il posizionamento dei comuni capoluogo nell’indice di trasformazione digitale, ossia nella loro capacità di innovare attraverso l’informatizzazione delle procedure e l’uso delle nuove tecnologie nelle attività amministrative, nell’erogazione dei servizi, nella raccolta ed elaborazione dati, nell’informazione, nella comunicazione e nella partecipazione. Ebbene, tra la ventina di capoluoghi in fondo alla classifica perché in ritardo su tutti gli indicatori, Rieti compare al 97° posto in compagnia di Cosenza sulle 107 città considerate.

Pure da questa prestazione così negativa si comprende la difficoltà per il Comune di generare proposte efficaci e in grado di stare al passo con la vertiginosa velocità con la quale si muovono i processi, peraltro stimolati nella loro corsa dai 50 miliardi disponibili con il Pnrr e il fondo complementare per la transizione digitale di cui ha parlato mercoledì il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao in audizione presso la commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria.

Per le pubbliche amministrazioni la strada si prospetta faticosa, sia sul fronte degli incentivi ad investire in tecnologia sia su quello del rafforzamento delle competenze interne. L’attesa che la transizione si compia potrebbe quindi rivelarsi lunga. Nel frattempo far tornare Rieti competitiva sarà la prima sfida con cui si dovranno misurare candidati e partiti in vista delle amministrative della prossima primavera. Agli elettori l’ultima parola per confermare la linea fin qui seguita o sancire una discontinuità politica necessaria ad avviare il cambio di passo.

 

28-11-2021

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