a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2021

IL DOMENICALE

SOTTOPASSI E FERROVIA, DA UN ECCESSO ALL’ALTRO

città, politica, viabilità

di Massimo Palozzi - Mercoledì la Cgil ha licenziato un comunicato piuttosto sferzante, lanciando un attacco per certi versi sorprendente al dibattito riaccesosi nelle ultime settimane sull’ipotizzato sottopasso di viale Maraini, da realizzare nell’ambito della generale opera di rimozione dei passaggi a livello in città e in periferia.

Pur nella consapevolezza che i passaggi a livello all’interno di Rieti sono “problematici e francamente anacronistici”, per il sindacato la discussione appare addirittura “surreale”, “con tanto di protocolli ed immancabili comitati a favore e contro”.

L’impostazione è davvero dirompente. Non perché sposi una posizione o il suo opposto. Quanto perché di fatto non ne abbraccia nessuna, derubricando la questione a una misura marginale, capace anzi di distrarre l’attenzione dai veri problemi del territorio. “È urgente” - scrive infatti la Cgil - “costruire un sistema di investimenti programmati ed organici, che perseguano obbiettivi comuni, evitando di far disperdere in mille inutili rivoli i possibili finanziamenti provenienti dal Pnrr e destinati in parte al rilancio economico delle aree interne” oltre a “quelli sul Terminillo, che attendono di avere una regia comune per impedire la vanificazione degli sforzi di chi si è impegnato”. Quindi l’affondo polemico: “Ma in città tiene banco un sottopasso da sostituire con una stazione, mentre non si sente più parlare dei cantieri sulla Salaria, come se l’obiettivo fosse stato raggiunto e adesso ci si dovesse concentrare sulle opere di contorno”.

Il discorso ha una sua coerenza. Troppo spesso il confronto politico si è avvitato intorno a tematiche di irrisoria rilevanza (un albero da tagliare) o all’inseguimento di mega progetti futuribili e irrealizzabili (l’autodromo di Formula 1 nella Piana, proposto alla fine degli anni Novanta dalla prima giunta Cicchetti). Da qui a considerare stucchevole il dibattito sul sottopasso di viale Maraini però ce ne corre. Di tutti gli esempi possibili, è stato preso il meno felice. Perché nessuno nega la necessità e l’urgenza di vedere concretizzate le opere promesse per ammodernare le infrastrutture a cominciare dall’assetto viario, ma non a scapito di un tema destinato comunque a segnare il futuro di Rieti. E ancor più difficile da comprendere risulta la critica alla partecipazione pubblica in merito a una vertenza di scottante attualità, data l’importanza che invece dovrebbe avere il maggior coinvolgimento possibile della collettività.

L’impatto di due o tre sottopassi (quello di viale Maraini è il principale ma non l’unico) è del resto facilmente intuibile. I cantieri stravolgerebbero per oltre un anno la percorribilità dell’intero capoluogo. I riflessi sulla vivibilità sarebbero immediati e pesanti anche sulle zone non direttamente interessate dai lavori ma destinatarie della viabilità alternativa. Soprattutto, a cose fatte Rieti avrebbe radicalmente cambiato volto nella perdurante assenza di un coerente piano del traffico, da anni in attesa di essere varato. Ed eccolo, dunque, il punto nodale: che idea di città sottende l’ipotetica eliminazione delle sbarre per evitare le lunghe code che 34 volte al giorno si formano per consentire il transito dei treni?

In un’intervista rilasciata a Format ad agosto del 2019 il consigliere comunale delegato ai Trasporti, Moreno Imperatori, invocava concretezza spiegando che “‘visione’ è un termine accademico”, e che sarebbe “molto più semplice considerare come questa città realizzi iniziative in numero tale da far invidia a capoluoghi importanti”.

Con tutta la comprensione per la buona fede di Imperatori, l’approccio sbagliato ai problemi da parte della politica è riassunto proprio in queste parole.

Chi considera la visione un concetto astratto non avrà mai cura di progettare il futuro secondo direttrici innovative e al contempo praticabili. Affastellare “cose” solo per smuovere un po’ l’economia locale e presentare agli elettori un bilancio numericamente significativo ma qualitativamente assai poco premiante tradisce una mentalità superata e per nulla lungimirante perfino sul piano puramente propagandistico, visto che ormai la gente è accorta, consapevole e capace di misurare tanto il fatto quanto l’omesso.

La visione serve, altroché. Serve a tracciare i contorni entro i quali la politica e l’amministrazione potranno muoversi per migliorare gli standard, recuperare i ritardi e sopravanzare la concorrenza. Chi ne dubita è forse rimasto scottato dai mille libri dei sogni scritti negli ultimi decenni, ma tra il nulla e le favole può e deve collocarsi un giusto mezzo fatto di competenza, passione e sguardo oltre l’orizzonte.

Un rischio per certi versi speculare e analogo è contenuto nel comunicato della Cgil con l’esortazione a considerare faccende ben più importanti di quelle cui viene dedicata un’attenzione giudicata eccessiva. Il “benaltrismo” denuncia un’impostazione mentale altrettanto foriera di insidie. Nello specifico, poi, conviene ribadire come la soppressione dei passaggi a livello e lo scavo dei sottopassi sia una questione tutt’altro che minimale. Rappresenta invece una sfida da affrontare con serietà e determinazione poiché in ballo ci sono molti soldi pubblici (6 milioni e 700 mila euro) e, più in generale, la definizione di scelte che segneranno per i decenni a venire il profilo urbanistico del capoluogo.

Secondo la convenzione siglata il 27 settembre tra Comune e Rete Ferroviaria Italiana, sarà quest’ultima a farsi carico di tutte le spese di progettazione ed esecuzione. Dunque, ragionano pragmaticamente i favorevoli, nessun onere graverà sulle casse municipali già sottoposte a stretta vigilanza essendo l’ente in predissesto. L’argomento è di peso, ma non dovrebbe essere decisivo nella valutazione finale. Non soltanto perché si tratta comunque di fondi pubblici, ma perché il fare giusto per il fare ha nel tempo prodotto in Italia una sequela di sprechi ed ecomostri.

Oltretutto, nel comunicato della Cgil si insinua che i finanziamenti a carico di Rfi si limiterebbero ai disegni preliminari, mentre per l’esecuzione dei lavori le risorse andrebbero trovate presso la Regione e gli altri enti locali coinvolti. Un quadro che smentirebbero la narrativa finora utilizzata per dimostrare la convenienza dell’intera operazione, condotta a costo zero per i bilanci di Palazzo di Città

Ciò detto, la vera domanda è: serve il sottopasso di viale Maraini? O per essere più precisi: la sua costruzione comporterà un miglioramento della vita dei reatini? Se la risposta e sì, non ci dovrebbero essere preclusioni né ideologiche né tecniche. In caso contrario, vale la pena cogliere l’occasione per esplorare soluzioni alternative. Quella già sponsorizzata sia da un altro sindacato (la Uil) sia dal Comitato Piana Reatina consiste nello spostare la stazione a sud di Rieti, dalle parti di Fonte Cottorella. In tal modo i treni non passerebbero più per la città, consentendo la rimozione di binari e passaggi a livello. Con un colpo solo si potrebbe addirittura predisporre la viabilità su rotaia in modo da finalizzare l’agognato collegamento diretto con Roma, sfruttando le potenzialità della moderna tecnologia, dai bimodali all’alimentazione a idrogeno.

Il primo ostacolo a questa ipotesi ambiziosa eppure degna della massima attenzione, è che occorrerebbe una variante al Piano regolatore generale del 1994. Dal punto di vista tecnico l’osservazione è fondata, ma per superarla basterebbe una volontà politica in grado finalmente di smarcarsi dalle minuzie per assumersi responsabilità di ampio respiro.

Il granitico rifiuto opposto finora dal centrodestra è rintuzzato dalla contrarietà del centrosinistra (e di molti altri attori economici e non, come l’Ascom) all’ipotesi sottopasso in viale Maraini, nonostante la precedente giunta guidata dal sindaco Petrangeli avesse commissionato uno studio in merito. Un passaggio però superato dagli eventi, come hanno spiegato anche di recente esponenti progressisti, che rientrava in un ambito più vasto di revisione del piano del traffico basato su ipotesi al momento abbandonate come il doppio senso sullo stesso viale.

 

24-10-2021

condividi su: