a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2023

IL DOMENICALE

SI ALZA IL SIPARIO SULL’OTTAVO CENTENARIO DEL PRESEPE DI GRECCIO (SPERANDO CHE DURI)

natale, ottavo centenario presepe e regola, turismo

 

di Massimo Palozzi - Il Presepe di Greccio e la Valle Santa sono stati nel fine settimana gli assoluti protagonisti di importanti eventi di caratura internazionale. Al culmine di lunghi e intensi lavori di preparazione, venerdì è stata infatti inaugurata la mostra “100 Presepi in Vaticano”, che raccoglie le opere di numerosi artigiani di vari paesi del mondo. Nell’ambito della manifestazione, il Comune di Greccio è stato scelto per rappresentare l’Italia con l’esposizione di ben tre opere. La mostra sarà ospitata fino al 7 gennaio sotto il colonnato del Bernini.

Ieri pomeriggio si è invece vissuta la magia del disvelamento del monumentale presepe artistico in piazza San Pietro, con le sue statue alte quasi due metri realizzate dai maestri presepisti di Napoli sotto la supervisione di Francesco Artese. L’idea, riuscitissima, era ricreare l’atmosfera del presepe vivente organizzato a Greccio da San Francesco durante la messa di Natale del 1223.

Il grande presepio è stato materialmente costruito negli studi di Cinecittà e fa il paio con quello allestito, sempre a cura della Chiesa reatina, nella Sala Nervi Aula Paolo VI. Entrambe le installazioni sono state coordinate da Fondaco Italia, alla quale giusto un anno fa la Diocesi aveva affidato l’incarico.

Rispettoso dei canoni ormai codificati da un’antica tradizione quello in piazza San Pietro, molto suggestivo e a suo modo avveniristico si presenta invece il presepe collocato nel salone delle udienze papali. Si tratta infatti di un mosaico di una ditta veneziana illuminato con le tecniche più moderne, che unisce la maestria dell’arte musiva italiana alle nuove frontiere dei giochi di luce.

Nelle settimane che ci introducono al Natale il palinsesto di iniziative predisposto risalta principalmente per il messaggio religioso e per l’aura di spiritualità che lo avvolge. Non sfugge però il peso assai rilevante nell’economia del Reatino, soprattutto con riguardo alla promozione del turismo. Non a caso gli 800 anni del presepio sono stati oggetto anche di uno specifico accordo tra la Diocesi e l’Enit - Agenzia nazionale del turismo. E proprio il presidente e amministratore delegato di Enit, Ivana Jelinic, ha voluto sottolineare come “promuovere e sostenere il turismo religioso ha impatti positivi su molteplici livelli, dall’arricchimento culturale alla promozione della pace e della comprensione globale”.

Il percorso di avvicinamento alla fase finale degli eventi in cartellone non è stato sempre lineare. Ancora viva è ad esempio l’eco del duro bisticcio tra il Comune di Contigliano, originariamente incaricato di allestire il presepio in piazza San Pietro, e il Comune di Greccio, prescelto in un secondo momento proprio in virtù degli otto secoli di quello approntato per la prima volta nella storia da San Francesco nel suo territorio.

Ricomposti in qualche modo gli screzi, si tratta ora di capitalizzare al massimo gli investimenti fatti in occasione della doppia ricorrenza. Non è infatti soltanto il presepio ad aver tagliato quest’anno un traguardo rotondo. Al giro di boa arriva pure la regola dell’Ordine scritta da San Francesco nell’eremo di Fonte Colombo e approvata da papa Onorio III il 29 novembre 1223 con la bolla “Solet annuere”. Anzi, fu proprio allora che Francesco chiese al pontefice l’autorizzazione a rappresentare la nascita di Gesù, sollevando un certo scandalo tra i cardinali presenti che lo ritenevano un progetto ai limiti della dissacrazione. Onorio invece accettò e grazie al suo assenso il Poverello di Assisi diede il via a una delle più consolidate tradizioni nel mondo.

Quanto e quale sarà il ritorno delle iniziative messe in campo lo dirà il tempo. L’auspicio è che il solco comunicativo che è stato tracciato si mantenga profondo anche sul piano reputazionale. Non basta infatti celebrare un evento: occorre garantire agli eventuali fruitori un’accoglienza duratura, capace anzi di reinventarsi costantemente con stimoli sempre nuovi.

In questo quadro conserva per intero la sua attualità la proposta lanciata su queste pagine ormai anni addietro di lavorare per l’inserimento della candidatura della Valle Santa a patrimonio dell’umanità Unesco.

Proprio in settimana l’apposito comitato ha premiato il canto lirico italiano, nel corso della riunione dei paesi membri tenutasi mercoledì in Botswana, mentre è ancora in corso l’istruttoria relativa agli insediamenti benedettini altomedievali, tra cui figura l’abbazia di Farfa.

L’inserimento nella lista dei luoghi o delle pratiche protette è estremamente difficile, tanto più in Italia dove già si concentra il maggior numero di siti tutelati dall’Unesco.

La semplice candidatura servirebbe comunque a ricordare l’importanza non solo religiosa di un territorio che per l’opera evangelizzatrice di San Francesco si distacca rendendosi un unicum nel mondo. L’importante è non disperdere il patrimonio di competenze e di relazioni accumulato in questi mesi, magari rinviando tutto alla prossima celebrazione fra altri cent’anni.

 

10-12-2023

condividi su: