a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2023

IL DOMENICALE

SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, UN COMPLEANNO SENZA FESTA

salute, sanità

di Massimo Palozzi - Proprio ieri il Servizio sanitario nazionale ha compiuto 45 anni. Il 23 dicembre 1978 il Parlamento approvava infatti la legge istitutiva in attuazione dell’art. 32 della Costituzione. A distanza di nove lustri il bilancio non è però esaltante. Molti segnali danno anzi conto di uno stato di cose con tanti, troppi punti deboli. Li ha elencati uno per uno qualche giorno fa Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe, istituto di riferimento nello studio delle politiche sanitarie, additando in particolare “sottofinanziamento, carenza di personale, diseguaglianze, ma anche sprechi e inefficienze, con il privato che avanza”, senza dimenticare “la mannaia dell’autonomia differenziata”.

Per difendere quel che resta del Ssn, Gimbe ha addirittura lanciato una rete civica, chiedendo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella il riconoscimento di un logo specifico “perché – spiega sempre Cartabellotta – la vita quotidiana delle persone, in particolare quelle meno abbienti, è sempre più condizionata dalla mancata esigibilità del diritto fondamentale alla salute”, a causa di “interminabili tempi di attesa per una prestazione sanitaria o una visita specialistica, necessità di ricorrere alla spesa privata sino all’impoverimento delle famiglie e alla rinuncia alle cure, pronto soccorso affollatissimi, impossibilità di trovare un medico o un pediatra di famiglia vicino casa, enormi diseguaglianze regionali e locali, sino alla migrazione sanitaria”. Uno scenario evidentemente non figlio dell’oggi, ma frutto delle politiche di tagli e di scarsi investimenti che negli ultimi 15 anni governi di ogni colore hanno portato avanti nella logica ragionieristica del rientro dei conti.

Le criticità elencate da Cartabellotta valgono per tutto il paese ed è possibile riconoscerle appieno nella dimensione reatina. Dai ritardi per la costruzione degli ospedali di Rieti e Amatrice alle sofferenze del pronto soccorso, dalle liste d’attesa alla mobilità passiva, la fotografia è la stessa. Proprio su questo punto si è concentrata l’ultima indagine di Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali. Secondo il rapporto pubblicato nelle scorse settimane, oltre al tradizionale flusso migratorio di pazienti del Sud che si spostano verso il Nord, si va affermando con sempre più forza la cosiddetta migrazione di prossimità, con malati di una regione che vanno a curarsi in una vicina. Questa particolare forma di mobilità nel Centro Italia coinvolge il 12,6% della popolazione ed è ancora più marcata, toccando il 20%, con riguardo alla specialistica ambulatoriale (visite ed esami diagnostici). In una provincia come la nostra che confina con Umbria, Marche e Abruzzo è un dato da tenere presente, oltre a quello sulla mobilità all’interno del Lazio con destinazione i centri di eccellenza romani.

Ovviamente non si parte da zero, ma cercare consolazione guardando a chi sta peggio non aiuta a risollevare lo spirito di un territorio che anche per la sua conformazione orografica e per la distribuzione dei residenti richiede strumenti tarati con oculatezza. Segnali positivi ci sono e vanno registrati con favore, come le 115 nuove unità destinate dalla Regione alla Asl di Rieti (18 assunzioni di medici e 97 stabilizzazioni di personale sanitario). Il problema è che si insegue sempre l’emergenza con tempi poco compatibili con le esigenze dei cittadini. Questo incremento di personale, ad esempio, è stato finalizzato dall’attuale giunta Rocca dopo che il processo era partito sotto la precedente giunta Zingaretti, in una logica di continuità amministrativa che per fortuna non ha fatto prevalere piccoli interessi di bottega politica.

Lo scorso 7 dicembre la giunta regionale ha inoltre varato la Programmazione della rete ospedaliera 2024-2026 che aumenterà di 169 posti letto l’offerta sanitaria nel Lazio rispetto alla precedente stesura.

Rieti e provincia potranno contare su 465 posti letto, di cui 386 per acuti e 79 post-acuti, raggiungendo il rapporto di 3 posti letto ogni mille abitanti rispetto ai 2,93 della programmazione passata. A regime il numero complessivo di posti letto dovrebbe arrivare a 468, con l’aumento di 3 posti per acuti nel 2026 a seguito dell’apertura del nuovo ospedale al posto del San Camillo de Lellis. Prevista anche l’attivazione della Radiologia interventistica nell’ospedale di Rieti e la conferma dell’ospedale di comunità a Magliano Sabina.

Nel frattempo continua a progredire il progetto di clinicizzazione lanciato durante la scorsa legislatura in collaborazione con la facoltà di Medicina dell’Università di Roma, nell’ambito del nuovo polo interuniversitario Sapienza-Tuscia. I lavori procedono, sperando che questa formula ibrida riesca a valorizzare le sinergie invece di cedere agli inevitabili interessi egoistici dei singoli atenei.

 

24-12-2023

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