Giugno 2022

SCANZI A RIETI AMPLIFICA LA GENIALITÀ DI BATTIATO

musica

di S.S. - Anticipo in piazza ieri sera per il candidato sindaco del centrosinistra Simone Petrangeli intervistato da Stefano Meloccaro volto di Sky Sport ed arrivo a Rieti di Andrea Scanzi.

Il giornalista, scrittore, conduttore televisivo, si è presentato in una veste per molti insolita, sia pure legata ai suoi esordi di critico musicale, proponendo un estratto del proprio lavoro teatrale “E ti vengo a cercare: voli imprevedibili ed ascese velocissime di Franco Battiato” tratto dal libro omonimo. Andrea Scanzi, già autore a teatro di spettacoli analoghi su Giorgio Gaber, Fabrizio De André, Ivan Graziani e Pink Floyd, ne ha ripercorso in breve, appassionatamente,  la carriera con particolare attenzione al periodo d’oro che va da ‘L’era del cinghiale bianco’ a ‘Gommalacca’, non dimenticando le sperimentazioni degli esordi e le tante collaborazioni. Al suo fianco, a cantare e suonare alcuni dei brani più significativi di Battiato, Gianluca Di Febo. Una vera e propria lezione che ha coinvolto i presenti illustrando la poliedricità di un vero rivoluzionario e sperimentatore della musica, non trascurandone gli aspetti spirituali, mistici e trascendentali. “Alcuni critici di allora non sempre riuscirono ad interpretarne i testi. Qualcuno vide addirittura ne ‘l’Era del cinghiale bianco’ un auspicio al ritorno della Democrazia Cristiana: nulla di più sbagliato. Battiato si augurava che tornasse l’era della spiritualità, quella in cui si pensa maggiormente  e si evita di agire malamente, ad esigere qualcosa di profondo da noi stessi. Addirittura venne accusato di non essere troppo ‘impegnato’ e quando nel ’92 sfidò l’embargo portando la sua musica di pace in Iraq, furono anche critiche e polemiche, per un supposto appoggio a Saddam Hussein che mai c’era stato”. La musica elettronica deve moltissimo a ‘Francesco’ Battiato, divenuto ‘Franco’ su suggerimento di Gaber perché in una sfida musicale il suo avversario portava il suo  stesso nome: si trattava di Francesco Guccini. A lui dobbiamo nel 1972 il primo uso del VCS3, uno dei primi sintetizzatori analogici a voce semi modulare (“Lo stesso che noi oggi utilizziamo per fare musica da discoteca o i famosi ‘loop station’) impiegato ancor prima dei Pink Floyd con cui realizzarono album storici quali  “Wish you Were Here” o  “The Dark Side of the Moon” o con cui Lucio Battisti realizzò ‘Anima Latina’. Andrea Scanzi come fiume in piena evoca episodi, collaborazioni, incontri significativi ed anche la particolare intensità spirituale del Maestro che meditava tre ore al mattino e poi di nuovo nel pomeriggio, che studiava, si avvicinava all’universo e sembrava entrarne ed uscirne a suo piacimento. Racconta Scanzi dell’iniziale rifiuto opposto a Giusto Pio di riconoscere come propria ‘Prospettiva Nevski’, le cui parole sgorgarono come provenienti da un altro universo, suggerite da qualcuno che aveva effettivamente vissuto quel mondo.  Di quella interruzione improvvisa rotta dalla commozione durante il concerto voluto da Dori Ghezzi per Fabrizio De Andrè che Battiato giustificò in modo trascendentale dicendo di aver visto materializzarsi il cantautore genovese davanti ai suoi occhi, lì sul palco. Mito? Leggenda? Dobbiamo comunque a Scanzi di avere amplificato ieri, se possibile, la genialità ironica e poliedrica, inquieta e sfaccettata, di chi attraverso la musica e le arti in genere è stato capace come pochi altri di unire l'alto e il basso.

10_06_22

ph M. D'Alessandro

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