a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2022

IL DOMENICALE

SANITÀ, IL NUOVO SINDACO SCENDA IN CAMPO

politica, sanità

di Massimo Palozzi - Alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato, mercoledì il direttore generale della Asl di Rieti Marinella D’Innocenzo ha presentato il Piano di sviluppo territoriale 2022-2024. Questa volta non è stato un esercizio di routine. Sul piatto ci sono infatti gli oltre 15 milioni di euro stanziati per i primi interventi nell’ambito del Pnrr e del Piano nazionale per gli investimenti complementari, che a livello provinciale hanno già cominciato a prendere forma.

Quella che si va delineando è una completa riorganizzazione delle strutture sanitarie intermedie e delle reti territoriali in una logica di prossimità, multidisciplinarietà e multiprofessionalità. Secondo la Regione, i fondi del Pnrr, sommati a quelli impiegati nel corso degli ultimi nove anni, permetteranno il completamento del riassetto sanitario provinciale nella prospettiva di una più forte ed efficace integrazione tra la rete ospedaliera aziendale e quella territoriale, anche grazie a tecnologie avanzate capaci di rispondere ad ogni esigenza di cura.

Oltre ai nuovi ospedali di Rieti e Amatrice, sette Case di comunità saranno impiantate a Rieti, Antrodoco, Contigliano, Pescorocchiano, Poggio Moiano, Colle di Tora e Magliano Sabina per una spesa complessiva di 6,2 milioni. Le Case di comunità sono complessi organizzati secondo un modello multidisciplinare in grado di offrire tutti i servizi di base, il medico di medicina generale e il pediatra, insieme a specialisti ambulatoriali e altri professionisti (logopedisti, fisioterapisti, tecnici della riabilitazione).

Prevista pure l’attivazione di quattro Centrali operative territoriali, definite come hub tecnologicamente avanzati per la presa in carico del cittadino e per il raccordo tra servizi e soggetti coinvolti nell’itinerario assistenziale: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e della rete di emergenza-urgenza. Con un investimento di 1,3 milioni sorgeranno a Rieti, Leonessa, Posta e Magliano.

A Fara Sabina e Poggio Mirteto saranno invece aperti due nuovi Ospedali di comunità (spesa prevista 5,2 milioni) per ricoveri brevi e destinati a pazienti che necessitano di interventi a bassa intensità clinica. Si tratta di formazioni intermedie tra la rete territoriale e l’ospedale, dotate di un numero di posti letto compreso tra 20 e 40 a gestione prevalentemente infermieristica.

Per chiudere, 2,4 milioni di euro serviranno a potenziare la dotazione di macchinari diagnostici con l’acquisto di due tomografi, un mammografo, tre ecotomografi e due apparecchi radiologici.

Lo sforzo c’è e si vede, nonostante resti in ombra il capitolo relativo all’implementazione del personale necessario a far funzionare strutture e strumenti. Così come si nota il percorso di interazione tra potere politico (Regione Lazio) e dirigenza Asl. Ovvio, verrebbe da dire, visto che i vertici aziendali sono nominati proprio dalla Regione. E invece non sempre il passaggio è così scontato, al punto da rendere spesso vaghe e indistinte le rispettive responsabilità (o, perché no, i rispettivi meriti).

A questo tavolo continua tuttavia a mancare un terzo soggetto che, sebbene con un profilo diverso, potrebbe e dovrebbe agire nell’interesse della collettività.

Attraverso la conferenza dei sindaci e il Comitato di rappresentanza, il sindaco (in particolare quello del capoluogo) ha il potere di provvedere alla definizione delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica delle attività nonché di esaminare il bilancio pluriennale di previsione e quello di esercizio, con la facoltà di rimettere alla Regione eventuali osservazioni. È inoltre titolato a verificare l’andamento generale dei servizi e a contribuire alla definizione di programmi e piani programmatici, trasmettendo le proprie valutazioni e proposte sia alla Asl che alla Regione. Dispone insomma di un pacchetto di potestà tutt’altro che trascurabili, da esercitare per porre all’attenzione dei soggetti più direttamente coinvolti nel processo decisionale e operativo il proprio punto di vista, forte anche del fatto che la legge pone in capo al primo cittadino la qualifica di autorità sanitaria in ambito comunale.

La più recente esperienza dimostra come al contrario simili prerogative siano rimaste di fatto disattese. Né il sindaco né il Consiglio comunale (organo deputato al raccordo tra rappresentanza popolare ed esecutivo municipale) si sono segnalati per proposte incisive rispetto alla pianificazione sanitaria. Le poche, isolate voci critiche sono state nel tempo ricondotte ad un rapido silenzio. Per il resto si è osservata una certa inerzia nell’assecondare e avallare tutte le scelte fatte dalla dirigenza della Asl, non si sa se per superficialità, scarsa comprensione delle dinamiche e dei problemi o semplice disimpegno.

Ferme restando le competenze di ciascuno, non va mai dimenticato che la sanità svolge una funzione di primo piano nella vita della gente e se mai ce ne fosse stato bisogno, la pandemia lo ha dimostrato a chiare lettere.

L’attenzione di Palazzo di Città si è invece concentrata su azioni quasi mai di ampio respiro, senza annoverare come priorità la tutela della salute, se non per interventi emergenziali dovuti alla pressione del Covid. Anzi, dove intervento c’è stato, si è risolto in politiche di dismissione come accaduto nel caso della vendita delle tre farmacie comunali qualche mese fa, all’esito di una procedura parecchio contestata.

Lo scenario sembra riproporsi anche in questo anticipo di campagna elettorale. Commentando il piano sanitario per il prossimo triennio, l’unico candidato finora ufficializzato (Daniele Sinibaldi per il centrodestra) non ha ad esempio mandato alcun segnale in controtendenza, preferendo mantenersi arroccato sulla posizione di retroguardia tenuta nel corso della consiliatura dalla giunta e dalla maggioranza di governo. Il desiderio affidato a un comunicato stampa che accanto alle misure previste si rafforzi il ruolo dei medici di famiglia può valere se espresso da un comune cittadino, ma non è consono al mandato attuale di Sinibaldi e, a maggior ragione, a quello più alto cui aspira e che impone una proattività assai più ficcante di un semplice auspicio. La si potrebbe leggere come una sorta di coerenza (o di perseveranza nell’errore, dipende dalla prospettiva dell’osservatore) da parte del vicesindaco in carica, in attesa che il candidato-Godot del centrosinistra venga formalizzato all’esito delle primarie e che sulla scena si affacci eventualmente qualche altro pretendente alla massima poltrona civica in vista delle elezioni della prossima primavera.

Qualunque sia l’approccio della politica e dei suoi rappresentanti, il tema è dirimente. E un ritrovato protagonismo del Comune porterebbe contributi estremamente utili alle stesse figure incaricate di gestire una materia delicata come la sanità locale.

 

30_01_2022

 

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