a cura di Massimo Palozzi

Novembre 2021

IL DOMENICALE

SANITÀ E SOTTOPASSI ALLA PROVA DEL VOTO

città, prevenzione, salute, sanità, sottopasso

di Massimo Palozzi - La scorsa settimana Nome Officina Politica ha attaccato su due fronti: da un lato lo stato della sanità reatina, definita al collasso. Dall’altro la condiscendenza che la politica riserverebbe in maniera trasversale alla sua gestione. Lo spunto lo hanno offerto le parole del direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Terni, Pasquale Chiarelli, nel corso di un’audizione davanti al Consiglio comunale del capoluogo umbro in cui il manager lamentava l’insostenibilità di “mandare pazienti da Rieti a Terni per un’appendicite”. Muovendo da questa premessa, l’associazione ha inteso denunciare il “fallimento” dell’opera di governo del direttore generale della Asl di Rieti Marinella D’Innocenzo, alla quale viene rimproverato non solo e non tanto i pazienti costretti ad andare fuori sede per un semplice intervento, quanto “l’assenza di iniziative virtuose di sistema dopo quasi cinque anni dalla sua nomina a capo della Asl”. Tutto questo in mancanza “di un qualsiasi dibattito informato, a partire dall’assenza della politica cittadina”.

Un attacco frontale alla Dg, insomma (al quale l’interessata non ha replicato), ma anche un serio atto di accusa nei confronti di partiti e rappresentanti istituzionali di ogni schieramento che in effetti da tempo paiono sostanzialmente allineati alle scelte gestionali di via del Terminillo. D’altronde è impossibile non notare il progressivo silenzio delle voci critiche che fino a qualche mese fa si levavano per fare le pulci alla dirigenza della Asl e che ora invece sembrano non avere più nulla dire o da ridire.

In questo cambio di scenario l’emergenza Covid c’entra relativamente. Di sicuro la rimodulazione dei servizi imposta dalla crisi sanitaria ha rivoluzionato la scaletta delle priorità, ma lo scenario di latitanza della politica delineato da Nome non pare lontano dal vero, al di là del merito delle valutazioni sull’operato della D’Innocenzo, che nella risposta alla sfida pandemica ha comunque dimostrato una buona reattività.

Il problema è il resto. La sanità non finisce con il Covid e le esigenze della popolazione non sono circoscritte alle misure per contrastare il virus. Le appendiciti trattate a Terni ne sono l’esempio più eclatante ma non l’unico. A fronte di reparti di eccellenza, rimane l’insostenibile debolezza di un de Lellis poco attrattivo nei confronti di specialisti di valore, che alla prima occasione traslocano verso lidi più prestigiosi e remunerativi sotto ogni profilo.

Ora le attenzioni sono rivolte ai fondi in arrivo nell’ambito del Pnrr e alle provvidenze di contorno. I numeri forniti giorni fa dallo stato maggiore del centrosinistra (il deputato e presidente della Commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli, l’assessore regionale al Lavoro Claudio Di Berardino e il consigliere regionale Fabio Refrigeri) sugli investimenti destinati al territorio lasciano ben sperare, nonostante i ritardi accumulati. A cominciare proprio dal nuovo ospedale. Dopo l’affidamento all’Inail del compito di realizzarlo, la Regione Lazio ha sbloccato i fondi per lo studio di fattibilità. Secondo le stime dello stesso Melilli, entro dicembre la Asl potrebbe assicurarne la definizione in modo da poter bandire la gara per la progettazione ed arrivare a giugno ad appaltare i lavori.

Nell’attesa l’indice della mobilità passiva (cioè i pazienti che vanno a farsi curare fuori provincia) continua a penalizzare le performance dell’Azienda sanitaria reatina. Secondo l’aggiornamento di settembre del rapporto Bes – Benessere equo e sostenibile 2021 curato dall’Istat, l’emigrazione ospedaliera nel 2019 ha raggiunto picchi particolarmente negativi per Rieti, finita in fondo alla classifica insieme ad Isernia con percentuali che toccano e superano il 30% (32,8, l’ultima stima per il 2020). Il dato diventa ancor più preoccupante se confrontato con la media regionale del 9,1% e tenuto conto che l’indicatore considera i soli flussi extraregionali, ignorando quindi i malati che da Rieti si spostano a Roma.  A proposito di Terni, nei primi dieci mesi di quest’anno sono già un migliaio i sabini andati a curarsi presso il locale nosocomio.

Nello studio Rieti compare poi, sempre in posizione critica, in un’altra voce relativa all’inquinamento. Se le maggiori concentrazioni medie annuali di polveri sottili continuano a registrarsi al Nord, specialmente nei capoluoghi del bacino padano, al Centro il massimo lo tocca proprio Rieti. Il che riconduce al controverso tema del traffico e degli interventi per la rimozione dei passaggi a livello.

Sul finire della scorsa consiliatura, la giunta Petrangeli commissionò uno studio alla società milanese TAU per l’elaborazione del progetto di aggiornamento del Put, Piano urbano del traffico. Era il febbraio 2016 e a quasi sei anni di distanza, di quell’elaborato redatto dall’ing. Giorgio Morini è sparita ogni traccia. L’assessore alla Mobilità di allora era Carlo Ubertini (oggi consigliere di opposizione a Palazzo di Città), uno dei relatori che interverranno sabato prossimo al convegno-dibattito organizzato dal Gruppo “Salviamo Viale Maraini” e dall’insieme di sigle che si oppongono alla ventilata realizzazione del sottopasso. Forse in quell’occasione se ne saprà di più e verrà finalmente svelato uno dei segreti meglio custoditi dopo quelli di Fatima (chissà perché).

Nel frattempo ha fatto rumore l’intemerata del sindaco Antonio Cicchetti, dell’assessore ai Lavori pubblici e Urbanistica Antonio Emili e del consigliere comunale delegato ai Trasporti Moreno Imperatori. Con una durissima dichiarazione congiunta, i tre amministratori hanno denunciato “una raccolta firme contro una decisione che non c’è e che non arriverà certo a breve, condita oltretutto da fotomontaggi allarmanti e chiaramente strumentali, distanti anni luce dalla realtà”. Il riferimento è alle mobilitazioni in corso contro l’ipotesi del sottopasso ferroviario per eliminare il passaggio a livello di viale Maraini e in particolare al manifesto in cui compare un’immagine di come verosimilmente si trasformerebbe la storica strada se il progetto andasse in porto.

Secondo Cicchetti, Emili e Imperatori, si tratta di un’iniziativa ingannevole e fuorviante in quanto al momento l’unico accordo preso con Rete Ferroviaria Italiana è l’impegno senza alcun onere a carico del Comune alla realizzazione di dieci progetti per altrettanti interventi che, a discrezione dell’ente e dei suoi futuri amministratori, potranno essere realizzati sul territorio. In sintesi, Rfi impiegherà denaro pubblico (non preso dalle casse municipali ma pur sempre pagato dai cittadini) quasi per un esercizio di stile, presentando al Comune ipotesi progettuali da accogliere o respingere in piena libertà. Niente di deciso, dunque. Da qui l’accusa che “qualche scaltro agitatore propagandista” ne stia approfittando per bassi giochi pre-elettorali.

Il contenuto e, soprattutto, i toni del comunicato sono però palesemente fuori luogo. Verrebbe da dire ai limiti del grottesco, dopo che da oltre due anni si sta ragionando sull’ipotesi sottopasso, annunciata e accreditata dalla stessa amministrazione comunale che già ad agosto 2019 plaudiva all’idea. Proprio in un’intervista a Format dell’epoca, il consigliere Imperatori dichiarava testualmente: “Il pacchetto Ferrovie prevede la soppressione di sette passaggi a livello (oggi lievitati a dieci, ndr), tra cui quello di viale Maraini. Il sindaco ha evidenziato la conservazione degli alberi secolari e dei due marciapiedi: la viabilità sarà addirittura migliorata con le auto che attraverso un sottopasso raggiungeranno la parte opposta ed un passaggio ciclopedonale”.

Tacciare quelli di “Salviamo Viale Maraini” di raggiro ai danni dei cittadini “ai quali si fanno credere lucciole per lanterne” è allora troppo, anche a voler considerare come attenuante il nervosismo da resa dei conti che accompagna ogni fine legislatura. Ancor più grave suona poi il monito lanciato contro questi pericolosi sovversivi che se “continueranno diffondendo notizie false e/o tendenziose verranno perseguiti a termini di legge”.

Quando un rappresentante delle istituzioni arriva a minacciare di repressione il dissenso (peraltro manifestato nell’occasione in termini di assoluta continenza) significa che il nervosismo ha preso il sopravvento sulla lucidità e sull’equilibrio che tanto più sono richiesti a chi amministra la cosa pubblica.

Alla luce dei fatti, la prima fonte che ha fornito le denunciate fake news è paradossalmente proprio il Comune. Del resto a nessuno sarebbe venuto in mente per mesi di animare un dibattito su una tematica che ha coinvolto pure associazioni di categoria, intellettuali e sindacati se l’eventualità non fosse stata prospettata come praticabile. Se poi non andrà in porto è un altro paio di maniche. Ma negare che il tema sia sul tappeto, minacciando addirittura denunce in tribunale contro gli oppositori, dimostra una concezione delle istituzioni non all’altezza dell’incarico.

Per inciso, gli argomenti dei contrari al sottopasso di viale Maraini non sono affatto peregrini né pretestuosi.

 

14-11-2021

 

 

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