a cura di Massimo Palozzi

Novembre 2021

IL DOMENICALE

SALARIA E ZUCCHERIFICIO, QUALCOSA SI MUOVE

città, politica, provincia, rieti, viabilità

di Massimo Palozzi - Settimana da ricordare quella che finisce oggi, tante e tali sono state le notizie per annunciare effettivi progressi o semplicemente rinfrescare la memoria sulle iniziative in corso.

La sortita che ha suscitato l’attenzione più immediata è stata la presentazione del progetto di ampliamento a quattro corsie della Salaria nel tratto compreso tra Ponte Buita e San Giovanni Reatino. Sebbene quello svoltosi martedì in Provincia fosse un incontro tecnico tra il commissario straordinario per l’opera, Fulvio Maria Soccodato, e i rappresentanti istituzionali e dei Comuni interessati ai lavori, con l’occasione sono stati forniti aggiornamenti di prima mano sia sul loro avanzamento sia sulle cifre e le prospettive di completamento.

La novità di maggior rilievo concerne l’unificazione dei due progetti inizialmente concepiti, in modo da trattare in maniera unitaria il percorso soggetto ad ampliamento. Soccodato ne ha confermato l’inserimento nella programmazione ministeriale per un piano complessivo di circa 60 interventi tra Roma e Ascoli Piceno, tra cui una nuova galleria di 300 metri e 4 svincoli a livelli sfalsati nei 14 chilometri individuati.

Venendo ai numeri, il valore complessivo dello stanziamento ammonta a 1,3 miliardi di euro, di cui 300 milioni destinati proprio al raddoppio del primo tratto tra Rieti e la Capitale. La sfida più intrigante lanciata dal commissario si correla a una realizzazione accelerata puntando addirittura a tagliare di circa 30 mesi l’attuale cronoprogramma. Il che significa partire con i cantieri entro la fine del 2022 per portarli a termine nel giro di quattro anni.

L’investimento è suddiviso in due lotti. Il primo comprende il tratto Ponte Buita – Ornaro Basso per un importo di circa 200 milioni di euro. Al secondo, tra Ornaro Basso e San Giovanni Reatino, sono invece assegnati i restanti 100 milioni. A lavori ultimati non solo la consolare risulterà più praticabile e sicura, con tempi di percorrenza ridotti. La Salaria vedrà pure elevata la propria classificazione da strada extraurbana secondaria a principale, potendo godere di un notevole ammodernamento tecnologico sull’intero itinerario e servizi agli utenti per il monitoraggio dell’arteria.

L’indubbia portata degli annunci fatti dal capo della struttura commissariale dedicata alla Salaria ha messo un po’ in ombra un’altra notizia potenzialmente esplosiva circolata in settimana. Grazie alle anticipazioni del Messaggero, si sono cominciati a conoscere i dettagli del nuovo piano di Coop Centro Italia per il recupero dell’area dell’ex Zuccherificio.

Già a marzo il sindaco Cicchetti aveva annunciato l’imminente passaggio del dossier in commissione Urbanistica, spiegando come “di fronte ad un investimento di 60 milioni non si può fare altro che prendere in considerazione un’opera che prevede la realizzazione di una struttura di vendita ammorbidita da interventi architettonici e spazi di verde pubblico importanti che riqualificheranno l’intero quartiere”. Il progetto è stato quindi presentato a sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza, per poi essere illustrato al resto delle forze politiche che siedono a Palazzo di Città.

Nella bozza è sintetizzato quello che la stessa Coop (proprietaria della gran parte del sito) chiama “Parco urbano ex Zuccherificio”, con tanto di rendering tridimensionali per mostrare in virtuale l’aspetto che assumerebbe l’area al termine dei lavori. Lavori estesi alla viabilità dell’intero quadrante, con innovazioni rilevanti che annoverano due rotatorie sul fronte e sul retro per fluidificare l’accesso e l’uscita dai parcheggi. La prima sorgerebbe all’incrocio tra viale Maraini e via Micioccoli, mentre la seconda all’altezza del centro commerciale “La Galleria”. Le stesse due strade sarebbero poi connesse da un percorso ciclopedonale di 170 metri, per la cui realizzazione Coop procederebbe all’allargamento di via Micioccoli.

Lungo viale Maraini si propone inoltre la sistemazione dei marciapiedi, il potenziamento dell’illuminazione pubblica e una nuova pista ciclabile nel tratto compreso tra l’incrocio con via Porrara e la rotonda di Madonna del Cuore. Un’ulteriore ciclovia di un centinaio di metri sarebbe realizzata sempre su via Porrara con eliminazione degli attuali parcheggi sul lato destro, proseguendo fino alla ferrovia all’incrocio con via Angelo Maria Ricci e uno sconfinamento sui campi che la costeggiano.

Nell’elaborato si cita infine l’eventuale sottopasso da realizzare a cura dell’amministrazione comunale, in riferimento alla convenzione siglata con Rete Ferroviaria Italiana il 27 settembre finalizzata alla proposta progettuale di dieci interventi per l’eliminazione di altrettanti passaggi a livello.

Anche sulla scorta dei precedenti, sarebbe certamente prematuro sbilanciarsi sull’esito dell’offerta Coop, che in ogni caso rende ancor più necessario il raccordo coerente di eventuali modifiche infrastrutturali con il nuovo piano urbano del traffico e, a maggior ragione, una riconsiderazione di operazioni estreme e irreversibili.

Proprio ieri il convegno-dibattito organizzato dal Gruppo “Salviamo Viale Maraini” ha richiamato un gran numero di persone. In particolare, è servito a fare il punto dopo le recenti polemiche sull’ipotesi di realizzazione dei sottopassi ferroviari per ovviare agli inconvenienti dei passaggi a livello. L’angolo visuale era quello dei critici, ma i qualificati relatori che si sono alternati hanno fornito preziosi elementi per ragionare con cognizione di causa.

Dalla chiusura nel 1973 lo Zuccherificio è stato al centro di confronti pubblici e proposte di riabilitazione che non si sono mai concretizzate. Nel 1995 il ministero di Grazia e giustizia pensò di trasferirvi il nuovo Tribunale mettendo sul piatto uno stanziamento di 55 miliardi di lire. L’iniziativa fu però boicottata e finì per morire in culla.

Dopo un uso degli spazi all’aperto per diverse edizioni della festa del “Secolo d’Italia” organizzata dall’onorevole Guglielmo Rositani negli anni Novanta, sul complesso venne apposto un vincolo dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, rimosso solo nel 2019 dalla sentenza del Tar di accoglimento del ricorso presentato da Coop Centro Italia ben 15 anni prima, nel 2004.

Nel frattempo, tra il 2007 e il 2011, il sito è stato bonificato dall’amianto, rimanendo pur sempre un brutto esempio di archeologia industriale confinato in uno stato di abbandono e totale degrado.

Nel 2010 la stessa Coop avanzò una prima ipotesi di recupero con un investimento di 60 milioni di euro e la creazione di 200 nuovi posti di lavoro, asseritamente coerente anche con le volumetrie consentite dal successivo piano regolatore approvato nel 2011. La parte più cospicua era riservata a un ipermercato di 4.000 metri quadrati, insieme ad altri 6.000 di area vendita per diversi esercizi commerciali. Ulteriori 6.000 metri sarebbero stati destinati a servizi e direzionale, 30.000 a parcheggi e 15.000 a verde pubblico. L’iniziale istruttoria si concluse con parere positivo e nell’agosto 2011 il progetto partecipò ai bandi pubblici Print per il riutilizzo delle aree industriali. La prossima scadenza della consiliatura (erano i tempi dell’ultima giunta Emili, centrodestra) impose una sospensione delle interlocuzioni tra proprietà e Municipio che ripresero a primavera 2012 con la nuova giunta di centrosinistra guidata da Simone Petrangeli.

La mossa aveva intanto messo in agitazione soprattutto le associazioni dei commercianti che vedevano con estrema preoccupazione la realizzazione dell’ennesimo supermercato, paventando la penalizzazione dei piccoli esercenti.

Fatto sta che dopo un periodo di stasi, a fine maggio 2013 Coop lanciò un provocatorio invito a sottoscrivere una delibera di iniziativa popolare per fare pressione sull’ente che mostrava di rimanere inerte di fronte alle insistenze della proprietà. Nel giro di quattro mesi vennero raccolte 6.000 firme, ben oltre le 800 necessarie a termini di Statuto. Il 15 gennaio 2014 l’assessore all’Urbanistica Andrea Cecilia ribadì la disponibilità ad accogliere la proposta avanzata da Coop Centro Italia promettendo che il Comune avrebbe cercato “in ogni modo di permettere la realizzazione dell’opera, considerandola fondamentale anche per quanto riguarda il recupero di un’area molto vasta ubicata nel cuore della città”. L’8 aprile 2014 la delibera fu quindi discussa in Consiglio, che tuttavia la respinse per una serie di illegittimità.

A seguito della bocciatura Coop deliberò di disimpegnarsi da Rieti in esecuzione di una decisione “irrevocabile e dunque non soggetta ad alcuna trattativa”, denunciando “la non volontà dell’Amministrazione comunale di voler prendere una decisione politica”.

A poco valsero le difese del sindaco Petrangeli sul fatto che la delibera di iniziativa popolare non avrebbe potuto produrre alcun effetto giuridico e che il progetto fosse incompatibile con il piano regolatore e con lo stesso bando Print. Coop si mostrò irremovibile e mise addirittura in vendita il sedime fino agli sviluppi di questi giorni.

L’ultima redazione prevede il mantenimento dell’investimento ipotizzato dieci anni fa di circa 60 milioni di euro con core business ancora concentrato sull’area commerciale da inserire nelle strutture fatiscenti di oggi, le quali verrebbero così recuperate. Il supermarket occuperebbe 2.500 metri quadrati al piano terra, circondato da altri spazi commerciali fra cui un ristorante. Al primo piano dovrebbero invece essere ospitati altri due ristoranti, un polo sportivo di oltre 3.000 metri quadrati, una parafarmacia, un’area gioco per bambini, un laboratorio di analisi cliniche, un centro diagnostico e un’area dedicata alla riabilitazione degli anziani.

Quanto al parcheggio, agli iniziali 341 posti auto se ne dovrebbero aggiungere 220 per un totale a regime di 561 stalli, mentre il resto delle superfici sarebbe riservato a verde pubblico.

Non contemplata risulta infine la voce edilizia residenziale. Niente abitazioni, insomma, ma solo un grande parco commerciale nel quale si trasferirebbe l’attuale supermercato Coop presso il centro Futura di via Molino della Salce per evitare un’antieconomica duplicazione.

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