Luglio 2021

SALUTE

RIETI, ODISSEA AL PRONTO SOCCORSO

salute, sanità

Due casi denunciati a poche ore di distanza relativi a una prolungata sosta di attesa al pronto soccorso senza quell'assistenza che meriterebbe chi è in condizioni di sofferenza. Il primo episodio riguarda una settantacinquenne finita in ospedale in seguito ad una caduta e rimasta su una sedia a rotelle dalle ore 11 alle 23.30 senza (dichiarano i suoi familiari) le venisse effettuata alcun esame radiologico tanto da decidere di firmare e rivolgersi, all'indomani, ad uno studio privato per scoprire l'esistenza di una frattura alla spalla. Purtroppo l'assistenza dei familiari, già preclusa, all'interno dell'area interna del Pronto Soccorso è diventata  impossibile a causa dell'epidemia sanitaria da Covid 19: occorrerebbero, come spesso da noi sollecitato, figure che provvedano ad un'assistenza che vada al di là di quella solo sanitaria, soprattutto nel caso di pazienti anziani, incapaci di far valere i propri diritti e bisogni.  L'altra vicenda è quella raccontata sui social direttamente dalla protagonista:

"Rieti, odissea al pronto soccorso. Stavolta non è un titolo di un giornale ma la mia esperienza di 24 ore al nosocomio della città.
24 ore di permanenza per una diagnosi tra urla, pianti e aggressioni.
Arrivata col 118 in codice giallo alle 21 di domenica, da lì inizia la mia odissea.
Dopo non poca insistenza, a mezzanotte finalmente riesco a farmi visitare. Dopo una flebo e una visita, che definire veloce sarebbe un eufemismo, incredibilmente mi tolgono dalla barella per rimettermi nuovamente su una sedia nella sala d'attesa iniziale.
Passano altre 4 ore. Sono le 4 inoltrate e, di nuovo, a seguito di un'insistenza prolungata, mi concedono una barella tutta mia (wow) e capisco che passerò la notte in osservazione lì.
Nessuna stanza disponibile.
Vinco una notte nel corridoio dell'ospedale proprio davanti ad un assurdo cartello che recita: "Vietato parcheggiare le barelle in questo corridoio".
Finisco vicino ad altre due persone molto anziane. La rabbia e la frustrazione, a questo punto, vanno oltre la mia condizione personale.
Domando ad un'infermiera se la situazione è sempre così "caotica" e mi risponde che quella è addirittura una nottata "tranquilla" rispetto al solito.
Nessuno passa a chiedere come stiamo. Riesco ad intercettare un medico per riferirgli le mie condizioni.
Provo a dormire un po'.
Mi sveglio alle 7 e chiedo se posso parlare con un medico. Mi dicono che tanto arriverà quello del turno successivo. Che però arriverà verso le 11. Nel frattempo io non sto bene.
Ma c'è chi sta peggio di me. Da una mattina che sembrava abbastanza tranquilla si arriva al caos totale.
Verso le 12 arriva una coppia di anziani - marito e moglie - che hanno fatto un incidente stradale. La donna viene posizionata davanti a me. Con solo una coperta isotermica, comincia a chiedere aiuto. Ben 3 volte. Nessuna risposta. Ignorata completamente. Qualcuno di noi lo fa notare agli infermieri che, però, non reagiscono alla situazione.
È una situazione surreale.
Urla, minacce, sofferenza. Se è questa è sanità pubblica. Dove ammalarsi o stare male è quasi una colpa. Dove entri con un codice giallo che, però, vista la situazione, potrebbe anche diventare rosso.
Tutto questo non è accettabile.
Non avrei mai voluto fare reportage del genere ma non ci si può sentire in colpa a stare male.
Per fortuna ci sono anche le note positive: un infermiere del 118 che mi è stato molto vicino in autombulanza.
Un medico del secondo turno veramente umano, gentile e competente.
Un ausiliare molto attento e simpatico.
Ora sono a casa in ripresa.
È stata un'esperienza a suo modo costruttiva sotto tanti aspetti. Anche se ora il pensiero di stare male e finire in un luogo del genere mi terrorizza.
Alla prossima sfilata dei politici all'ospedale di Rieti credo ci sarò anche io".
06_07_21
condividi su: