a cura di Massimo Palozzi

Febbraio 2024

IL DOMENICALE

A RIETI MATTONE IN CRISI (MA ALMENO L’ARIA È BUONA)

ambiente, città, impresa, occupazione

di Massimo Palozzi - Due rilevazioni uscite in contemporanea giovedì ci consegnano un’immagine di Rieti solo all’apparenza contradditoria. La prima riguarda il Market Appeal Index, elaborato da Immobiliare.it sull’appetibilità dei mercati immobiliari nei 112 capoluoghi di provincia. La seconda è invece il consueto rapporto Mal’aria, pubblicato come ogni anno da Legambiente sulla qualità dell’aria che si respira nelle città italiane.

Secondo lo studio del portale immobiliare, pur avanzando di cinque gradini rispetto all’anno scorso, Rieti si piazza in fondo alla classifica in 97^ posizione, con un indice di 23,7 su 100. Il che si traduce in una scarsa attrattività del mercato immobiliare locale espressa attraverso un punteggio che assembla i volumi di offerta, le ricerche e i contatti ricevuti per gli annunci.

A primeggiare in questa speciale graduatoria è Milano, unica a raggiungere il punteggio pieno, seguita da Bergamo e Monza con 97. Roma è decima (seconda tra le grandi città) con un indice di 83,3. Anche gli altri capoluoghi del Lazio fanno meglio di Rieti: Viterbo si piazza al 34° posto con 69 punti, Latina al 45° con 59,7 e Frosinone all’81° con 32. Ugualmente in perdita il confronto con i capoluoghi vicini: L’Aquila è 42^ grazie a un indice pari a 62,3, Terni 67^ (indice 43,7) e Ascoli Piceno 82^ (indice 31).

Comprare casa a Rieti interessa insomma a pochi. I motivi di questa debolezza vanno ricercati in primis nel limitato sviluppo imprenditoriale e nella corrispettiva contenuta disponibilità occupazionale. Sempre giovedì Confartigianato Imprese, prendendo spunto da un’indagine della Cgia di Mestre, evidenziava come il livello di deindustrializzazione abbia spinto il nostro territorio ai livelli più bassi d’Italia. La crisi del manifatturiero è infatti tale da porre Rieti in 102^ posizione sulle 107 province prese in esame.

Pure l’arretratezza infrastrutturale congiura a scoraggiare gli investimenti sul mattone, tenuto conto delle difficoltà legate alla mobilità e ai trasporti. La stessa presenza dell’università non è di grande aiuto, perché siamo ancora a uno stadio tutto sommato embrionale. In pochi sono in effetti disposti a lasciarsi convincere ad acquistare immobili per cederli in affitto agli studenti: troppo elevati i costi, specialmente di ristrutturazione, e ancora nebulose le prospettive.

A contribuire in negativo c’è poi il sostanziale abbandono di tante zone della città, incluso il centro. In queste settimane si registra un inedito fervore di iniziative legate alla pioggia di finanziamenti in arrivo tra Pnrr e ricostruzione post-terremoto. Se sarà vera gloria è ancora presto per dirlo: il rendering della nuova Porta Cintia, ad esempio, non convince del tutto con quel piano stradale così arzigogolato e i pali della luce a coni sovrapposti piuttosto fuori contesto. Al momento (e da almeno vent’anni) c’è che il decoro urbano, la cura del verde, la disciplina del traffico restano elementi critici tanto sul versante dell’attrattività, quanto su quello più basilare della semplice vivibilità.

Ne deriva che l’immagine dell’oasi felice, della città a misura d’uomo, ormai non basta più (se mai fosse stata sufficiente) a fare di Rieti un polo di interesse. La criminalità è in aumento; il centro storico viene semplicemente sfruttato per iniziative commerciali con ricadute comportamentali dei frequentatori spesso oltre i limiti del consentito e del tollerabile; il recupero delle aree industriali dismesse è diventata una chimera; l’offerta culturale stenta ad andare oltre i confini dei soliti circuiti regionali; il turismo è alla perenne ricerca di una identità (la polemica dei maestri di sci del Terminillo contro la gestione da parte di Asm dell’innevamento artificiale è soltanto l’ultima puntata di una saga molto triste). Ovvio che, in un quadro del genere, la sola aria pulita, che per fortuna si respira ancora, non possa costituire un volano per un’inversione di tendenza.

La seconda indagine della settimana conferma per l’appunto la buona qualità della nostra aria. Legambiente ha appena presentato il rapporto “Mal’aria di Città 2024”, con i dati nazionali riferiti a tutti i capoluoghi sui giorni di superamento dei valori massimi quotidiani permessi per le polveri sottili PM10 e con le medie annue di biossido di azoto, PM10 e PM2,5, facendo un confronto con gli obiettivi contenuti nelle direttive europee.

Nel 2023 18 città su 98 hanno superato i limiti. Frosinone è maglia nera con 70 giorni di sforamento per le PM10 (il doppio rispetto ai valori ammessi), mentre Roma figura tra le 8 città italiane più inquinate per la media annua di biossido di azoto.

Secondo i dati dell’associazione ambientalista, per rientrare nei parametri da raggiungere entro il 2030 la Capitale è chiamata ad abbattere di almeno il 37% i livelli di NO2, il 21% di PM2,5 e il 17% di PM10. Quasi analogo lo sforzo richiesto a Frosinone, che deve fare i conti con un 29% di PM10 e un 33% di PM2,5 di troppo. E anche a Latina si dovrà lavorare per ridurre del 6% le PM10. Bene invece le prestazioni di Viterbo e Rieti, entrambe all’interno dei limiti di legge.

Il risultato del capoluogo sabino è ancora più importante perché, come nota Legambiente, “nonostante una riduzione dei livelli di inquinanti atmosferici nel 2023, le città faticano ad accelerare il passo verso un miglioramento sostanziale della qualità dell’aria”, con numeri “stabili ormai da diversi anni, ma distanti dai limiti normativi che verranno approvati a breve dall’Unione Europea, previsti per il 2030, e soprattutto dai valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

Mai come in questo caso è dunque possibile guardare indifferentemente al bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. L’approccio ai due temi proposti dalla settimana appena trascorsa può essere del resto condizionato da molte variabili: sta di fatto che si può (e forse si deve) gioire per la buona qualità dell’aria, senza però dimenticare che non si tratta dell’effetto di politiche di contenimento dei fattori inquinanti a fronte di uno sviluppo sostenibile, quanto più semplicemente della ridotta presenza di fonti contaminanti, a sua volta determinata dalla scarsa vitalità di Rieti nei settori nevralgici.

 

11-02-2024

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