a cura di Massimo Palozzi

Febbraio 2024

IL DOMENICALE

RIETI E LA SUA IMMAGINE

amministrazione, turismo

 

di Massimo Palozzi - Stavolta nemmeno San Valentino ha compiuto il miracolo. Le piste del Terminillo sono rimaste desolatamente chiuse anche nella ricorrenza del santo degli innamorati e i ternani che, di solito, approfittavano della festività per trascorre sulla neve il giorno di vacanza dedicato al loro patrono, se ne sono andati da qualche altra parte. D’altronde la neve non c’era, né quella naturale né quella artificiale.

L’episodio è evidentemente più serio della singola giornata persa che, comunque, per gli operatori del settore avrebbe rappresentato una preziosa fonte di introiti nel corso di una stagione davvero disgraziata. È più serio perché sintetizza la crisi endemica a cui il Terminillo è stato abbandonato negli ultimi venti-trent’anni e che le trovate miracolistiche dell’ultimo momento non hanno saputo tamponare.

Alla fine il fuoco che covava sotto la cenere si è riacceso potente quando la realtà ha dimostrato l’inadeguatezza di soluzioni arrangiate prese sull’onda dell’emergenza. In particolare, l’affidamento pluriennale ad Asm delle infrastrutture sciistiche della stazione invernale ha rivelato tutta la sua intrinseca debolezza. Non tanto per lo scarso impegno da parte dell’Azienda, che anzi ha lavorato sodo e con risultati apprezzabili, date le circostanze, quanto per il difetto genetico insito nell’idea stessa di affidare la salvezza della stagione invernale e il rilancio della montagna ad un ente ancillare del Comune che si occupa di rifiuti e di trasporto pubblico.

Dato che le competenze interne sono quelle richieste per le attività d’istituto, nessuno potrebbe mai in buona fede rimproverare alla multiutility guidata da Vincenzo Regnini la poca familiarità con il settore dell’imprenditoria montana: non fa parte della loro mission e non sorprende la poca dimestichezza con la materia.

Un po’ meno da assolvere è invece l’atteggiamento del Comune che, dopo un trentennio di sostanziale disinteresse, ha estratto il coniglio dal cilindro con una pensata di sicuro effetto mediatico ma che alla prova dei fatti non ha tenuto, nonostante un avvio incoraggiante lo scorso anno.

Così è esplosa dirompente la polemica da parte della Scuola Sci che, di fronte all’ennesimo fallimento, ha denunciato a piena voce quello che prima si sussurrava a mezza bocca sull’effettiva capacità di Asm di adempiere ai compiti che le sono stati assegnati dalla politica, a causa dell’ovvio difetto di esperienza e di conoscenze in un settore dove non ci si improvvisa.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni di Regnini rilasciate ad alcune testate internazionali, alle quali i maestri di sci hanno risposto papale papale che la colpa della stagione saltata non poteva essere solo quella individuata dal presidente di Asm, ovvero l’assenza di neve che ha afflitto tutti gli Appennini e perfino le Alpi, ma la gestione maldestra e dilettantistica dell’innevamento artificiale, che a loro dire avrebbe potuto consentire un’apertura almeno parziale delle piste, come avvenuto in altri comprensori vicini.

Più sfumate ma ugualmente preoccupate le considerazioni del presidente di Federalberghi Rieti. Nel prendere atto della stagione ormai compromessa, Michele Casadei ha rilanciato la necessità di interventi mirati a rendere fruibile la montagna tutto l’anno e non soltanto d’inverno. La latitanza della neve pare del resto destinata a diventare una costante e solo trasformando in maniera radicale l’offerta turistica sarà possibile invertire la rotta. Servono però interventi strutturali pianificati e supportati da idonei investimenti.

In un simile contesto l’unica nota positiva per la (fu) Montagna di Roma arriva dal Programma annuale e triennale 2024-2026 della rete viaria regionale, proposto dall’assessore ai Lavori pubblici Manuela Rinaldi e approvato giovedì in Regione. Gli 11,85 milioni di euro destinati alla città di Rieti saranno infatti interamente impiegati per la manutenzione straordinaria della Terminillese (4,85 milioni) e per il rifacimento della Sp10 Turistica del Terminillo (7 milioni).

In attesa di queste opere, bisogna essere consapevoli di un trend che non riguarda solo il Terminillo. Negli ultimi dieci anni a Rieti e provincia hanno chiuso 163 attività. Il bilancio dei saldi invernali appena fatto da Confcommercio parla di una perdita del 20% degli incassi e soprattutto di nessun segnale di ripresa dopo due stagioni consecutive con il segno meno. L’allarme lanciato dal presidente Leonardo Tosti non va quindi sottovalutato, anche perché si tratta di un fenomeno in controtendenza rispetto al passato, quando a una stagione al ribasso ne seguiva una al rialzo. Quest’anno invece non è stato così e l’annuncio dei prossimi lavori in centro aumenta le preoccupazioni dei negozianti che, pur salutando con favore l’avvio dei cantieri, lamentano il mancato coinvolgimento in scelte che l’amministrazione comunale avrebbe fatto meglio a condividere in anticipo con la cittadinanza e con gli operatori economici. Lo ha messo in evidenza martedì il direttore di Confartigianato Maurizio Aluffi, a margine della presentazione dei progetti di riqualificazione urbana del programma “Ri-Centro”: “Apprezziamo i progetti proposti e crediamo che avranno esiti più che positivi sull’immagine e sul benessere sociale della nostra città. Avremmo tuttavia avuto piacere che la giunta comunale avesse pensato di condividere questi progetti, che avranno un impatto importante sulla città, con le parti sociali prima della loro approvazione e non a posteriori”.

Intanto martedì si è insediato presso la sede reatina della Camera di Commercio il gruppo di lavoro nominato con l’incarico di creare un marchio collettivo per promuovere prodotti e servizi di eccellenza riferiti al territorio provinciale.

Il marchio collettivo è un segno distintivo che serve a contraddistinguere beni e servizi di più imprese per la loro specifica provenienza, natura o qualità, svolgendo una funzione di garanzia secondo un regolamento specifico (cosiddetto “disciplinare”).

Al di là dei tecnicismi, il marchio collettivo assume un’importanza strategica nella valorizzazione delle produzioni locali, che trova però una precondizione necessaria nel prestigio di chi lo promuove. Affermare con tutti i crismi di legge che la tal cosa proviene da un certo territorio per attrarre un potenziale consumatore vincendo la concorrenza altrui, presuppone che quel territorio sia riconosciuto e favorevolmente noto. Si tratta di un requisito reputazionale imprescindibile, che fornisce valore aggiunto alle intrinseche proprietà del prodotto o del servizio fornito. Oggi possiamo dire che l’immagine di Rieti e del Reatino sia così forte da assicurare questo valore aggiunto?

 

18-02-2024

ph F. Nucci

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