Febbraio 2024

STORIE

ANNIVERSARIO REPUBBLICA ROMANA: CHI ERANO I NOSTRI 4 COSTITUENTI

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Per l'anniversario della Repubblica Romana del 1849, l'ANVRG con la consulenza del Comitato provinciale dello ISRI e in collaborazione con gli Amici della Biblioteca di Rieti, hanno ricordato i 4 costituenti che furono eletti nel collegio di Rieti i cui nomi sono impressi nella targa esistente sotto i portici del Palazzo municipale della città. Eroi del Risorgimento italiano che, dopo la restaurazione di Pio IX ad opera dell'esercito francese inviato da Napoleone III, ebbero un destino travagliato come risulta dalle loro biografie a noi tramandate dal libro di Angelo Sacchetti Sassetti "Rieti nel Risorgimento" :
IPPOLITO VINCENTINI
Il conte Ippolito Vincentini (giuniore), di antica, ricca e patriottica famiglia, nacque il 24 giugno 1821 da Mariano e Cristina Moronti.
Dottoratosi in giurisprudenza, quando scoppiò nel 1848 la guerra contro l’Austria, egli fece parte del Battaglione Universitario col grado di capitano della quarta compagnia. Sulle alture di Cornuda si distinse nel guidare ed animare i soldati; nei giorni dopo Mestre non poco si adoperò, perché il corpo non si dissolvesse; il 20 maggio con la compagnia mostrò coraggio e fermezza nel dirigere e sostenere il fuoco fuori di Porta S. Lucia a Vicenza; valorosamente si comportò alla Rotonda il 10 giugno; sempre amministrò valorosamente la sua compagnia e ne rese esattissimo conto.
Eletto, fra i più giovani, Deputato alla Costituente Romana, divise il suo tempo tra i lavori dell’Assemblea e la difesa di Roma. Caduta questa ed esiliato, dimorò in Grecia e in Tunisia sino alla liberazione dell’Umbria. Allora tornò in patria e con una colonna di volontari, ove ebbe grado di capitano, attese alla repressione del brigantaggio.
Quindi preferì menare una vita ritiratissima, rifiutando la carica di Sindaco, più volte offertagli, ma occupandosi con interesse dei pubblici uffici e facendo parte per lungo tempo del Consiglio Comunale e della Giunta e, sino alla liberazione di Roma, nel Comitato Nazionale.
Nel 1867, benché canuto e infermo, volle prender parte alla spedizione di Mentana. Data la sua modestia, si dovette ricorrere ad un artificio per aver da lui i titoli ond’egli potesse essere fregiato dell’onorificenza di cavaliere della Corona d’Italia. Nato nelle dovizie, morì quasi povero l’11 agosto 1886, avendo speso gran parte del suo patrimonio per la causa italiana, e fu onorato di esequie veramente solenni.
FRANCESCO BATTISTINI
Francesco Battistini, di civile famiglia oriunda del Veneto, nacque il 10 aprile 1807 da Giovanni, chirurgo condotto, e Rosa Flacchi. Adddottoratosi in giurisprudenza nell’Università di Roma, esercitò con competenza e fortuna l’avvocatura nel foro reatino. Eletto deputato alla Costituente e, sciolta questa, esiliato a Marsiglia, fu ivi colto da si grave malattia, che si ridusse in fin di vita. Assistito amorevolmente dal collega ed amico Luigi Coccanari di Tivoli e dalla moglie di Luigi Anna Rosi, colta gentildonna, risanò e andò a dimorare a Parigi. Dopo il 1860 ritornò nella città natale, ma tormentato da si acuta nevrastenia, che si credeva continuamente fatto segno di persecuzioni. Visse infelice gli ultimi anni e universalmente compianto morì il 2 gennaio 1878.
GIUSEPPE MAFFEI
Giuseppe Maffei, nato il 20 maggio 1818 da Camillo, imprenditore di opere murarie, e Lodovica Giannantoni, si laureò in medicina nell’Università di Roma, seguì un corso di perfezionamento in quella di Bologna, e quindi andò come medico condotto nel villaggio di S. Elia Reatino. Eletto deputato, prese parte attiva alle sedute e alla difesa di Roma. Caduta la Repubblica, ebbe, come tanti altri, l’ordine di recarsi in esilio a Marsiglia. Ma, desideroso di riabbracciare prima i parenti, egli si portò a Rieti, nel tempo stesso che vi giungeva il gen. Cordova a capo dell’esercito spagnuolo, mandato a rimettere sul trono Pio IX.
Il Maffei, a questa nuova, fu costretto a rifugiarsi nel vicino castello di Poggio Fidoni, dove aveva un amico, il dott. Giovanni Angelini, col quale aveva fatti insieme gli studi.
Saputo, per mezzo di spie, il suo rifugio, la polizia pontificia si mise in moto per arrestarlo.
Allora il conte Pietro Odoardo Vincentini, reduce della difesa di Roma, fece avvertire il Maffei dai suoi parenti, che la notte stessa si sarebbe fatta una perquisizione in casa. Angelini. Adunque, per sottrarsi alle indagini, egli si aggirò per la campagna durante tutta la notte oscura e piovosa: soltanto sul far del giorno (era di domenica) insieme con l’Angelini tornò a casa, ma la pioggia presa gli cagionò una febbre si forte che, dopo sei giorni di malattia, il 28 agosto 1849, lo trasse alla tomba. Ebbe sepoltura in S. Sebastiano, chiesa del castello, nella tomba gentilizia Marchetti-Solidati.
MARIO SIMEONI
Mario Simeoni, infine, nacque il 23 aprile 1817 da Gordiano e Teresa Iacoboni. Mentre in patria attendeva modestamente agli affari legali, scoppiò la guerra del 1848 ed egli vi pese parte col grado di sottotenente nel 4° reggimento di linea, distinguendosi il 10 giugno nella legione romana a Vicenza. Eletto Deputato alla Costituente insieme col Maffei, fu uno dei più operosi, essendo, finché durò la Repubblica, Commissario di Rieti. Sciolta l’Assemblea, il 15 luglio tornò in patria, prima di prendere l’amara via dell’esilio. Ma dovunque spirava un alito di libertà, ivi egli ancora accorse: onde a Genova fu cercato a morte, a Livorno sbandeggiato, a Modena da un giudizio statario condannato nel capo. Dovette la sua salvezza alla energia e al coraggio che l’animavano e prima si rifugiò a Marsiglia, dove soffrì i disagi delle malattie e della fame, più tardi a Parigi. Neppure qui trovò pace e finalmente prese stanza a Tunisi, dove menò vita agiata e tranquilla, esercitando la professione di causidico.
Nella terra ospitale, ch’ei considerava sua seconda patria, fu benefico verso i connazionali e propagatore instancabile di civili istituzioni. Sotto gli auspici del Governo italiano fondò scuole elementari e tecniche; s’adoperò mediante comitati di fornire soccorsi pecuniari e lavoro agli operai italiani bisognosi; difese contro il Bey gli italiani, dei quali si violavano le ragioni di credito. Per quanto operò durante il colera del 1867 in Tunisi, con decreto reale del 5 dicembre 1869, fu insignito della medaglia di bronzo, quale benemerito della pubblica salute. Tenne le veci di console greco e venne in tanta stima del Bey che questi lo elesse a decifrare alcune controversie col Governo italiano. Fu socio della Società Geografica Italiana e amico del celebre esploratore marchese Orazio Antinori, perugino.
Tornato in Italia per sbrigare alcuni negozi, cadde gravemente malato a Firenze ed ivi morì il 31 maggio 1872, forte e sereno, rifiutando i conforti religiosi. Dalla pietà dei congiunti le sue ceneri furono ricondotte e Rieti il 3 novembre 1872, e onorate di solenni funerali.
Tali furono i Deputati che la provincia di Rieti mandò all’assemblea Costituente Romana.
*Pag. da 177 a 180 del libro “Rieti nel Risorgimento (1796-1870)” di Angelo Sacchetti Sassetti Ed. della BIG 2011
(A cura di Gianfranco Paris – Direttore Comitato provinciale di Rieti ISRI)

09_02_24

ph M. D'Alessandro

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