Giugno 2022

ELEZIONI

REFERENDUM GIUSTIZIA: I QUESITI IN BREVE

amministrazione

Il 12 giugno a Rieti si voterà anche per cinque referendum sulla giustizia. Per essere validi, alla consultazione deve partecipare almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto. I tre quesiti più controversi sono quelli sulle misure cautelari, sull’abolizione della cosiddetta “legge Severino” e sulla separazione delle funzioni dei magistrati.

Cominciamo con il primo. Attualmente, per la detenzione cautelare occorre che ricorra almeno una delle seguenti condizioni di rischio: fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato. Il referendum punta a eliminare la terza. Secondo i proponenti, pronosticare che l’indagato commetta di nuovo il reato è eccessivamente aleatorio e non di rado serve per privare della libertà un soggetto non ancora condannato in via definitiva. I fautori del “no” evidenziano invece la necessità di mantenere il riferimento alla reiterazione del reato come strumento di contrasto alla criminalità anche perché, nel caso, diverrebbe impossibile applicare tutte le misure cautelari e non solo la detenzione in carcere o agli arresti domiciliari.

La “legge Severino” è in realtà il decreto legislativo n. 235 del 31 dicembre 2012 e prende il nome dall’allora ministro della Giustizia del governo Monti. In base alle norme in esso contenute, i condannati ad almeno due anni per alcuni delitti non colposi non possono essere candidati a cariche elettive e, se già in carica, decadono. Gli amministratori locali vengono sospesi già dopo la condanna in primo grado. Per i fautori del “sì” così si vanifica il principio della presunzione di innocenza e non a caso il referendum è fortemente sostenuto dall’Anci. I contrari contestano questa lettura, facendone invece una questione culturale di lotta alla corruzione in senso lato.

Il terzo dei quesiti più discussi ha per oggetto la separazione delle funzioni dei magistrati. È bene precisare che il referendum non mira alla separazione delle carriere. La carriera rimane unica, come disposto dalla Costituzione. I promotori vorrebbero piuttosto cancellare la possibilità di cambiare incarichi per un massimo di quattro volte come accade ora. Se vincessero i “sì”, i magistrati di prima nomina verrebbero pertanto assegnati a una funzione che manterrebbero per tutta la vita professionale.

Un altro quesito investe il ruolo dei laici nei Consigli giudiziari. In ogni distretto di Corte d’Appello opera un organismo composto da magistrati e, in numero minoritario, da avvocati e professori universitari. A loro spetta il compito di valutare periodicamente il lavoro di giudici e pubblici ministeri, ma solo i togati hanno diritto di voto. Con la vittoria dei “sì” questa facoltà si estenderebbe agli altri membri.

L’ultimo referendum riguarda l’abolizione delle 25 firme da raccogliere per presentare la propria candidatura al Csm. Se passasse, ogni magistrato potrebbe proporsi per un posto al Consiglio senza la necessità preventiva di un numero minimo di sottoscrizioni raccolte tra i colleghi.

 

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