a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2024

IL DOMENICALE

REDDITI BASSI E NUOVE SPESE, REATINI TRA I PIÙ POVERI D’ITALIA

città

di Massimo Palozzi - Se serviva un altro shock per introdurre l’anno appena cominciato, in settimana è uscito il rapporto sui redditi degli italiani elaborato dal Centro Studi Tagliacarne di Unioncamere. Secondo la classifica stilata dagli esperti dell’Istituto, Rieti scivola addirittura al 91° posto su 107 province per capacità di spesa, nonostante il recupero dal 2019 del 12% del reddito medio, passato dai 13.886 euro del periodo prima del Covid ai 15.565 del 2022.

I dati confermano purtroppo quanto già rivelato da un’analoga indagine pubblicata sempre dall’Istituto Tagliacarne a febbraio scorso, che vedeva Rieti come la provincia dal monte salariale pro capite più basso d’Italia con la miseria di 3.317 euro annui. Un risultato appena mitigato dal fatto che da noi solamente il 23,9% del reddito disponibile deriva da lavoro dipendente, contro il 63,1% della media nazionale.

Nel Lazio Frosinone è l’unica ad essere messa peggio (99esima), mentre Roma è la prima provincia della regione con un indice che la pone addirittura in dodicesima posizione a livello nazionale: con 24.581 euro all’anno, le famiglie capitoline possono contare su entrate superiori di ben 9mila euro rispetto a quelle reatine.

A pesare su questa deludente performance sono una serie di variabili, tra le quali l’invecchiamento della popolazione. In provincia l’età media è di 47 anni e il 29,9% dei reatini è pensionato. Dunque quasi un terzo degli abitanti percepisce un reddito normalmente inferiore a uno stipendio, in un ambito nel quale le difficoltà occupazionali e i bassi livelli retributivi sono accompagnati da fattori tipicamente locali che vanno ad aggiungersi alla congiuntura che sta attraversando il paese e ai complicati scenari internazionali.

Solo la scorsa settimana il segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina Romana, Alberto Paolucci, sgranava il rosario delle tante criticità aperte sul territorio, puntando il dito contro le diverse crisi aziendali e notando amaramente come “il lavoro stabile e sicuro da queste parti è semisconosciuto. Quel poco che c’è è sottopagato, specie per le ragazze e i ragazzi”. A questo proposito il sindacalista ricordava come “gli under trenta del Reatino occupati nel settore privato, escluso quello agricolo, percepiscano mediamente poco più di 12mila euro l’anno, mentre la media di tutte le lavoratrici e i lavoratori dello stesso settore è di 17.690 euro”. E a gravare ancora di più su un assetto già di suo piuttosto compromesso, gioca pure “la discontinuità lavorativa che decreta vulnerabilità e frantuma le speranze dei giovani. È impossibile infatti progettare un futuro se ragazze e ragazzi sotto i trenta anni hanno potuto far affidamento nel 2022 soltanto su 190 giornate retribuite”.

La debolezza della capacità di spesa dei reatini si riflette anche sul mercato delle locazioni. Se, infatti, nel 2023 il costo dell’affitto in Italia ha conosciuto un’impennata record del 13,8%, in provincia di Rieti si è invece registrato il più elevato indice di ribasso su scala nazionale con un -15,9%. Segno evidente delle difficoltà a fronteggiare perfino le necessità primarie come quelle legate all’abitazione.

In questo quadro, i saldi di fine stagione rappresentano una possibile via di salvezza per un settore cruciale come quello del commercio. Venerdì sono iniziate le vendite a prezzi scontati. Diverse attività si sono presentate all’appuntamento rinunciando ad aprire i primi due giorni lavorativi dell’anno soprattutto per fare l’inventario e poi per organizzare le offerte e rendere visibili le promozioni. A livello nazionale la spesa stimata è di 137 euro a persona e 306 a famiglia. Un dato atteso anche a Rieti, come confermato dal presidente di Confcommercio Lazio Nord Leonardo Tosti. I saldi rappresentano tradizionalmente la possibilità di fare cassa e di svuotare i magazzini ma, secondo Tosti, l’andamento poco brioso delle vendite natalizie difficilmente potrà essere recuperato nel corso della stagione dei ribassi perché “i reatini hanno speso ma con la dovuta parsimonia, in maniera responsabile, acquistando ciò che è utilizzabile e rimettibile, senza troppi colpi di testa”. Ne è scaturito “un flusso di vendite costante anche nei giorni precedenti il Natale e che non si è intensificato a ridosso delle feste”, ricalcando in buona sostanza l’andamento dell’anno scorso. Solo che, con un’inflazione al 10%, conclude Tosti, “direi che siamo andati sotto della stessa percentuale”.

In attesa di verificare se i saldi saranno in grado di spingere le vendite al dettaglio, il primo gennaio ha portato l’aumento del pedaggio autostradale al casello di Fiano Romano. Per andare e tornare da Roma si spendono ora 1 euro e 60 centesimi a tratta, dieci centesimi in più rispetto alla tariffa in vigore negli ultimi nove anni. Il sindaco di Fiano l’ha presa malissimo, lamentando soprattutto la discriminazione verso i pendolari reatini costretti a pagare per percorrere la A1 tra il suo comune e la capitale (da adesso pure con l’aumento), mentre gli automobilisti che arrivano da Firenze non ne sono soggetti. Al di là della questione dell’equità, il rincaro del pedaggio va ad incidere direttamente sulle tasche dei viaggiatori, producendo al contempo un’ondata rialzista sui prezzi delle merci trasportate lungo quella tratta, i cui effetti sono meno immediatamente visibili ma altrettanto penalizzanti per l’economia del territorio già nel breve periodo.

 

07-01-2024

 

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