a cura di Massimo Palozzi

Febbraio 2024

IL DOMENICALE

PROTESTE DEGLI AGRICOLTORI, LA STORIA SI RIPETE

agricoltura, politica, sciopero

di Massimo Palozzi - Le proteste degli agricoltori reatini, iniziate la settimana passata in contemporanea con i colleghi italiani ed europei, sono proseguite nei giorni scorsi e ancora continuano per portare all’attenzione dell’opinione pubblica lo stato di profonda sofferenza del settore. Le rivendicazioni sono note: redditi maggiori, flessibilità sugli standard ambientali, aiuti per rintuzzare le conseguenze del cambiamento climatico e delle epidemie che colpiscono il bestiame, abolizione dell’Irpef agricola reintrodotta con l’ultima legge di Bilancio dopo sette anni di esenzione. E poi ancora misure per fronteggiare l’aumento dei prezzi del carburante, dell’energia e dei concimi, riduzione della burocrazia, fino ad arrivare a questioni dettate dall’agenda internazionale, come l’azzeramento dei dazi sulle derrate provenienti dall’Ucraina o l’accordo di libero scambio tra Ue e Mercosur, che riunisce i principali paesi sudamericani.

A suscitare il malcontento degli agricoltori ci sono anche i nuovi requisiti della Pac (Politica agricola comune) che per l’accesso ai fondi europei impone ora di mantenere il 4% delle superfici a riposo, insieme alla possibile apertura verso forme alternative di risorse alimentari come la cosiddetta carne coltivata e le farine d’insetti. Il cahier de doléances è insomma ben nutrito e contiene pure i mancati o inadeguati risarcimenti per i danni causati dalla fauna selvatica o da eventi meteorologici estremi (alluvioni, siccità, bombe d’acqua): tutti elementi che si riflettono sull’andamento dei prezzi al consumatore finale, a fronte di una redditività molto bassa per contadini e allevatori.

A Rieti la protesta si è concentrata inizialmente nel capoluogo, per poi trasferirsi nei giorni successivi sulla superstrada per Terni, dove i trattori hanno sfilato in corteo, mentre ieri si sono diretti verso il casello autostradale di Borgorose sulla A24 per un presidio statico, senza interrompere la circolazione e limitandosi a provocare rallentamenti al traffico ordinario. Nonostante rabbia e nervosismo, la protesta si è svolta in maniera ordinata e sempre nel rispetto della legge e degli accordi presi con le autorità, a differenza degli atti vandalici commessi a Bruxelles.

Secondo l’ultimo rapporto della Camera di Commercio Rieti Viterbo relativo al 2022, con il 23,9% l’agricoltura è il comparto più numeroso sia in termini assoluti sia in ordine di peso sul totale delle imprese registrate in provincia. Il settore primario contava due anni fa 3.505 aziende attive, di cui 1.201 intestate a donne, con alle dipendenze 1.778 lavoratori, pari al 3,2% degli occupati.

Quanto alle esportazioni, nel Reatino l’agricoltura risulta del tutto marginale, con un’incidenza di appena lo 0,1% ed in diminuzione rispetto al 2021. Da notare al contrario che l’importazione di prodotti alimentari, bevande e tabacco è cresciuta in un anno del 75,9%.

Con i dovuti distinguo, la protesta degli agricoltori di oggi ricorda molto da vicino quanto accadde nel 1920 principalmente ad opera di Florido D’Orazi, da un anno segretario provinciale della Camera del Lavoro di Rieti, figura di spicco del locale Partito socialista, nonché guida carismatica dei coltivatori reatini nella lotta contro i patti colonici e per ottenere condizioni di lavoro e di vita migliori per braccianti e mezzadri.

A giugno la Federazione umbra dei lavoratori della terra aveva indetto uno stato di agitazione, che a Rieti ebbe il suo culmine il 20 agosto quando i contadini condussero in città i bovini della Piana. Il bestiame venne legato lungo le mura e agli alberi che costeggiavano viale Maraini. Per tre giorni le vacche restarono senza foraggio e senza essere munte, tra il lezzo insopportabile e il frastuono dei muggiti.

Il 24 le trattative avviate tra proprietari e agricoltori subirono un improvviso stop a causa della proclamazione di uno sciopero indetto per il ferimento dello stesso D’Orazi durante una delle accese discussioni tra le parti. Il giorno successivo si giunse finalmente a un accordo, che accoglieva molte delle richieste mezzadrili. La reazione padronale sorretta dallo squadrismo fascista non tardò tuttavia a manifestarsi: le Camere del Lavoro di Rieti e Poggio Mirteto vennero assaltate e distrutte, mentre D’Orazi subì persecuzioni e condanne, incluso il confino.

Per fortuna oggi il clima non è più quello di un secolo fa. Le stesse rivendicazioni della categoria sono profondamente diverse, cionondimeno permane il filo rosso di un comparto basilare per l’economia e per il buon vivere di tutti che affronta un momento delicatissimo dopo anni di rovesci: basti pensare alla raccolta delle olive decimata dalla Xylella in Puglia e fortemente ridotta in Sabina per via dell’impollinazione primaverile resa difficile dalla pioggia e dall’umidità dei mesi scorsi. E sempre il clima troppo umido  ha praticamente azzerato quest’anno la produzione vitivinicola nell’area a confine con la provincia romana dopo una vendemmia ridotta all’osso, mentre i costi di gestione sono lievitati a livelli insostenibili. Problemi atavici (famose le lotte del passato contro le quote latte o per resistere alle conseguenze della mucca pazza o dell’influenza aviaria), esplosi adesso con un furore forse inaspettato e di fronte ai quali si ha l’impressione che si sia ormai raggiunto il punto di non ritorno.

 

04-02-2024

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