a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2022

IL DOMENICALE

POVERO TERMINILLO

politica, terminillo

di Massimo Palozzi - La difficile settimana vissuta dal Terminillo non è colpa solo del destino cinico e baro. Le scarse nevicate sono certo le maggiori responsabili del mezzo flop delle vacanze di fine anno. E il rammarico è aumentato in maniera esponenziale dal ricordo del Natale 2020 pieno di neve ma con le attività ferme causa Covid. Detto questo, non si può fare a meno di rilevare come la stazione sciistica continui ad essere vittima di un pressappochismo gestionale ai limiti del dilettantismo soprattutto politico, quando invece occorrerebbe un’azione forte in sinergia tra pubblico e privato.

Le attese istituzionali e paraistituzionali sono ora interamente rivolte allo sblocco del progetto Tsm2. Il piano è molto ambizioso, ma le ambizioni non si coltivano in provetta. Perché si traducano in fatti servono competenza, professionalità, spirito imprenditoriale, capacità d’investimento e misure regolatorie lungimiranti: una miscela di elementi finora sconosciuta dalle nostre parti e che quest’ultimo scorcio di stagione non sembra aver per nulla stimolato.

La scarsità delle precipitazioni è ormai una costante. Si può dire che le abbondanti nevicate dell’anno scorso rappresentino l’eccezione, non la regola. Uno degli argomenti di contrarietà del nutrito cartello di sigle ambientaliste che si oppongono al Tsm è proprio l’enorme impatto previsto sull’equilibrio eco-naturale della montagna basato sul presupposto di ampia disponibilità di neve, quando al contrario l’andamento degli ultimi decenni ha seguito una traiettoria di segno opposto. Per di più, ci sono molte altre criticità che non dipendono dal meteo. O, almeno, ne dipendono solo in parte. Oltre alle feste, l’Epifania si è ad esempio portata via l’unica farmacia. Da mesi la famiglia che la gestisce ne aveva annunciato la chiusura. A dispetto dell’età e della meritata pensione, soltanto l’encomiabile costanza del dottor Raffaele Bordi ha consentito a residenti e turisti di trovare assistenza in caso di necessità.

Ad oggi nessun altro operatore del settore ha avanzato l’intenzione di subentrare, lasciando così sguarnito il Terminillo di un presidio fondamentale. Lo stesso era successo con l’eliminazione dello sportello bancomat e con tanti altri piccoli grandi dettagli indispensabili alla vita quotidiana. In un simile quadro, che definire desolante è un eufemismo, con quale senso del reale si può pensare a una stazione montana che intende rinverdire i fasti del passato facendo addirittura concorrenza all’Abruzzo?

La retorica innerva la comunicazione politica, va bene, ma a tutto c’è un limite. Le farmacie sono imprese di natura privata e non rientra nelle attribuzioni del Comune provvedere direttamente. Eppure lo stesso Comune si è dimostrato efficientissimo nel vendere le farmacie di proprietà per fare cassa e liquidare il socio privato nell’ottica di ripubblicizzazione dell’Asm. Avesse messo metà di quell’impegno per cercare una soluzione alla cessazione della farmacia del Terminillo, a quest’ora non staremmo qui a parlare di una vicenda ormai scivolata ai limiti del grottesco.

L’acme dell’assurdo si è però raggiunto con la mancata apertura delle piste. Il dibattito pubblico dei giorni scorsi si è concentrato sulla querelle innescata dalla Scuola sci, i cui rappresentanti hanno protestato per aver trovato per l’appunto le piste chiuse con decine di allievi pronti a prendere lezioni senza essere stati nemmeno avvertiti. La replica del gestore è stata ovviamente di segno opposto. Flavio Formichetti, al quale soltanto ad ottobre un Comune piuttosto distratto ha prorogato l’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ha risposto di aver avvisato la mattina precedente.

Non è importante capire come siano andate davvero le cose. Ciò che balza agli occhi è l’inaccettabile livello dei servizi offerti da quella che pomposamente era stata definita la Montagna di Roma.

Il passaggio maggiormente critico in questa vicenda se lo intesta comunque il fantozziano tentativo messo in atto da Comune e Provincia di alimentare le piste a Pian de’ Valli con qualche camionata di neve prelevata dal versante nord più innevato. Concessa per carità di patria l’attenuante delle buone intenzioni, l’iniziativa ha in effetti sfiorato il ridicolo. Perché immaginare di poter aprire in quella maniera le piste nel periodo di maggior afflusso turistico della stagione invernale, dimostra una totale mancanza di conoscenza delle dinamiche e delle necessità del sito. Non a caso lo stesso Formichetti ha dichiarato che se avesse tentato di battere quel sottile velo che copriva la terra avrebbe danneggiato il gatto delle nevi.

E qui arriviamo al passaggio forse più sconcertante di una storia così sfortunata da far sospettare uno scherzo degli dei. In un intervento ripreso dal Corriere di Rieti martedì, il vice sindaco e assessore al Turismo Daniele Sinibaldi ha commentato l’accaduto parlando con dispiacere di “segnale di una modalità operativa rimasta a cinquant’anni fa, che non fa bene a nessuno”. La polemica del vice di Cicchetti e candidato sindaco per il centrodestra alle prossime amministrative aveva come obiettivo la mancanza di collaborazione tra maestri di sci e società Funivia, alla luce del fatto che “Comune e Provincia non possono sostituirsi al privato”. E per dare corpo all’indignazione, Sinibaldi si è lanciato in uno spericolato sillogismo: “Dopo trent’anni abbiamo messo a bando la gestione degli impianti, ma ad oggi tra i gruppi che hanno mostrato interesse (manifestazioni formali finora non ce ne sono state) non c’è neppure un’azienda reatina, a riprova del fatto che a parlare si fa presto ma poi nessuno è disposto a fare un passo avanti”. Le parole dell’assessore fotografano una realtà oggettiva, tuttavia la sua è una critica irricevibile proprio per il ruolo che ricopre. Da quanto dichiarato emerge infatti in primis che l’operazione tanto sbandierata di riunire sotto un’unica regia gli impianti di competenza di Comune e Provincia non ha per il momento sortito alcun effetto. Magari alla lunga l’idea si rivelerà vincente, ma non rendersi conto che una gara per l’affidamento dell’intero comprensorio sciistico avrebbe inevitabilmente tagliato fuori le realtà locali (come peraltro abbiamo avuto modo di notare proprio su questa rubrica) evidenzia una pochezza di analisi non si sa se più disarmante o allarmante. Non ci vuole un genio per capire che più è complesso l’esercizio messo a bando, più sono necessari esperienza, know how tecnico, dotazioni umane e finanziarie difficilmente reperibili a Rieti.

La malevola notazione sull’inadeguatezza dell’imprenditoria locale risulta allora ancor più stonata e fuori contesto se a farla è il rappresentante istituzionale più direttamente coinvolto nella promozione del turismo e delle attività produttive del territorio, avendo da quasi cinque anni esercitato le delega comunale proprio a questi due comparti.

Il tema degli investimenti privati è gigantesco e si riverbera direttamente sui profili concreti del tanto sponsorizzato progetto Terminillo Stazione Montana, dove sono disponibili i 30 milioni di euro a suo tempo stanziati dalla Regione ma mancano ancora all’appello i restanti 20 di parte privata (qualcuno sostiene che in realtà ne servano assai di più) per portare a compimento quanto scritto sulla carta.

Se però è questo l’approccio del Comune verso le forze produttive reatine, all’orizzonte sarà difficile che possa sorgere qualcosa di buono. I privati devono essere stimolati ad investire con politiche facilitatrici, non irretiti da considerazioni negative tanto più gravi se provenienti da figure il cui compito è proprio quello di stabilire le condizioni per la ripresa. 

 

09-01-2022

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