Giugno 2021

PIOVONO SOLDI 2

politica

di Massimo Palozzi - Il punto lo ha centrato l’ex sindaco Paolo Bigliocchi: “i prossimi anni saranno importanti, perché sia la pandemia sia il dramma del terremoto probabilmente porteranno delle risorse finanziarie notevoli per il nostro territorio”. Sorvolando su quell’inquietante “probabilmente”, che denota una prudenza fin troppo giustificata dalle esperienze del passato, il ragionamento non fa una piega. I soldi che, grazie alle disgrazie, arriveranno a Rieti saranno fondamentali per una ripartenza con prospettive in teoria addirittura migliori rispetto al quadro economico pre-pandemico. Per essere più precisi, a fare la differenza sarà la gestione di quei fondi: perché senza risorse non si combina niente, ma l’eventuale spreco di quelle disponibili sarebbe un delitto dalle conseguenze irreparabili.

Le scorse settimane hanno annunciato l’arrivo di importanti finanziamenti per il Reatino. Il provvedimento principale è stato senza dubbio la formalizzazione avvenuta il 28 aprile del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) del cratere Centro Italia contemplato nell’ultima legge di Bilancio. La dotazione ammonta a 160 milioni di euro: 100 stanziati nella stessa legge e 60 provenienti dalla contabilità speciale del commissario per la ricostruzione. Ai quali potranno affiancarsi strumenti come i 60 milioni per la creazione dei centri di ricerca delle università del cratere e i 50 frutto dei risparmi della Camera, affidati alla cabina di regia di Palazzo Chigi. Nel complesso, altri 110 milioni da cui attingere per interventi mirati su un comprensorio devastato dalle scosse di cinque anni fa e già provato da un lungo abbandono in termini di risorse e investimenti significativi.

Di questo tesoretto i rappresentanti locali dovranno riuscire ad accaparrarsene una fetta quanto più ampia possibile per finanziare la ricerca attraverso la Sabina Universitas, magari approfittando della sinergia con il Sabina Circular District da poco varato: un eventuale successo garantirebbe infatti il duplice obiettivo di attrarre risorse destinate al progresso scientifico e di potenziare il polo accademico reatino, sempre alle prese con un’irrisolta crisi adolescenziale, con riflessi diretti e innovativi sul tessuto imprenditoriale.

Immediato è arrivato il plauso del mondo politico. Il deputato Pd Fabio Melilli, nella sua doppia veste di parlamentare sabino e presidente della cruciale Commissione Bilancio a Montecitorio, ha salutato con soddisfazione il passaggio che porta a compimento l’offerta di strumenti focalizzati alla crescita e al rilancio occupazionale delle zone ricomprese nel cratere (il Contratto è destinato a sostenere progetti e investimenti integrativi e complementari alla ricostruzione materiale degli edifici danneggiati dai terremoti del 2016 e 2017).

L’utilizzo di questi fondi non sarà comunque immediato. Ora è in corso la fase di confronto con i Comuni e le associazioni del territorio per fornire al ministero le schede progettuali con le proposte raccolte. L’obiettivo è di depositarle al Cipe entro l’estate per giungere a una rapida approvazione del Cis e cominciare quindi a ricevere i fondi per la concretizzazione delle iniziative. Le aree di intervento individuate sono cinque: ambiente e risorse naturali, cultura e turismo, trasporti e mobilità, riqualificazione urbana e infrastrutture sociali.

Manco a dirlo, la tempistica si conferma una delle peggiori criticità. E proprio a proposito di procedure speditive, l’on Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia ha da poco presentato un’interrogazione per sollecitare la messa in sicurezza del tratto reatino della Salaria tra i chilometri 58 e 60, il cui finanziamento è anch’esso contenuto nell’ultima legge di Bilancio. Inaugurata la rotatoria a Passo Corese, l’urgenza di partire con i cantieri che hanno la necessaria copertura si fa sempre più stringente per passare finalmente dalle parole ai fatti. Gli stessi che sperano di veder realizzati i tanti sostenitori del progetto Terminillo Stazione Montana (Tsm2). Dopo una gestazione accidentata e faticosissima, il piano ha ottenuto nei mesi scorsi l’approvazione regionale con alcune modifiche che hanno estromesso dal novero degli interventi originariamente previsti il distretto di Cantalice. L’istanza di opposizione presentata dal Comune è stata rigettata dal Tar del Lazio per insussistenza dell’invocato danno grave e irreparabile, spianando così la strada all’avvio delle opere. In realtà le cose si sono complicate proprio pochi giorni fa. Il cartello di sigle ambientaliste che da sempre si oppone al progetto ha infatti accolto con esultanza l’intervento del ministero della Transizione ecologica che il 14 maggio ha invitato la Regione a rivedere in autotutela i pareri favorevoli di Via (Valutazione di impatto ambientale) e Vinca (Valutazione di incidenza). Mentre pendono altri ricorsi, la palla torna adesso alla Pisana per un riesame delle carte potenzialmente idoneo a bloccare sul nascere l’intera operazione.

Sul piatto ci sono circa 50 milioni di euro, 20 dei quali già stanziati dalla Regione Lazio. Il resto andrebbe ricercato tra gli investitori privati, anche se c’è chi giura che ne servirebbero almeno il doppio.

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