a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2021

IL DOMENICALE

PIOVONO SOLDI

amministrazione, politica

di Massimo Palozzi - Con l’intervista concessa venerdì al Messaggero, l’ex sindaco ed ex assessore Paolo Bigliocchi ha centrato il punto. L’argomento era il dibattito apertosi nel centrosinistra sulle primarie in previsione delle amministrative del 2022, ma il passaggio cruciale, almeno in questa fase, è stato il seguente: “I prossimi anni saranno importanti, perché sia la pandemia sia il dramma del terremoto probabilmente porteranno delle risorse finanziarie notevoli per il nostro territorio”. Sorvolando su quell’inquietante “probabilmente”, che denota una prudenza fin troppo giustificata dalle esperienze del passato, il succo del ragionamento rimane inalterato. I soldi che, grazie alle disgrazie, arriveranno a Rieti saranno fondamentali per una ripartenza con prospettive potenzialmente addirittura migliori rispetto al quadro economico pre-pandemico. Per essere più precisi, a fare la differenza sarà la gestione di quei fondi: perché senza risorse non si combina niente, ma l’eventuale spreco di quelle disponibili sarebbe un delitto dalle conseguenze irreparabili.

La classe dirigente del Paese, a tutti i livelli di responsabilità e potere, dovrà dare prova di competenza, capacità e lungimiranza. Pur senza cedere a toni troppo ampollosi, il prossimo passaggio alla urne assumerà dunque una portata quasi epocale che imporrà alle forze politiche locali un grande sforzo nella redazione dei programmi e nella selezione dei candidati.

A dispetto di un certo distacco dall’impegno diretto in politica, nel 2017 si presentò una pletora di candidati, talvolta appositamente organizzati in liste civetta, ma in molti casi in forza di un’adesione sincera alla voglia di partecipare alla competizione. Per il popolo chiamato ad eleggere i propri rappresentanti a Palazzo di Città potrebbe a prima vista costituire un vantaggio: maggiore è la scelta, più numerose sono le opzioni da esercitare nell’autentico spirito della democrazia rappresentativa. È una considerazione senz’altro vera, a patto che l’abbondanza delle alternative in campo non finisca per disperdere l’offerta in un campionario di promesse irrealizzabili per loro natura o per la non adeguata statura dei concorrenti.

In questa cornice, la settimana appena trascorsa ha offerto un ulteriore contributo in tema di finanziamenti in arrivo per il Reatino. Il provvedimento principale è stato senza dubbio la formalizzazione avvenuta mercoledì del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) del cratere Centro Italia contemplato nell’ultima legge di bilancio. La dotazione ammonta a 160 milioni di euro: 100 stanziati nella stessa legge di bilancio e 60 provenienti dalla contabilità speciale del commissario per la ricostruzione. Ai quali potranno affiancarsi strumenti come i 60 milioni per la creazione dei centri di ricerca delle università del cratere e i 50 frutto dei risparmi della Camera affidati alla cabina di regia di Palazzo Chigi. Nel complesso, altri 110 milioni da cui attingere per interventi mirati su un comprensorio devastato dalle scosse di cinque anni fa e già provato da un lungo abbandono in termini di risorse e investimenti significativi.

Di questo tesoretto i rappresentanti locali dovranno riuscire ad accaparrarsene una fetta quanto più ampia possibile per finanziare la ricerca attraverso la Sabina Universitas: un eventuale successo garantirebbe infatti il duplice obiettivo di attrarre risorse destinate al progresso scientifico e di potenziare il polo accademico reatino, sempre alle prese con un’irrisolta crisi adolescenziale, magari con riflessi diretti e innovativi sul tessuto imprenditoriale.

Il procedimento è stato avviato nel corso di una riunione indetta dal ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna con la partecipazione del commissario post-sisma Giovanni Legnini, dei presidenti e assessori delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, dei rappresentanti dei sindaci del cratere, dell’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri e del nuovo direttore dell’Agenzia per la Coesione Paolo Esposito.

Immediato è arrivato il plauso del mondo politico. Il deputato Pd Fabio Melilli, nella sua doppia veste di parlamentare sabino e presidente della cruciale Commissione Bilancio a Montecitorio, ha salutato con soddisfazione il passaggio che porta a compimento l’offerta di strumenti volti a sostenere la crescita e il rilancio occupazionale delle zone ricomprese nel cratere. Il Contratto è destinato infatti a sostenere progetti e investimenti integrativi e complementari alla ricostruzione materiale degli edifici danneggiati dai terremoti del 2016 e 2017. L’utilizzo di questi fondi non sarà comunque immediato. Ora parte la fase di confronto con i Comuni e le associazioni del territorio per fornire al Ministero nel giro di un mese le schede progettuali con le proposte raccolte. L’obiettivo è di depositarle al Cipe entro l’estate per giungere a una rapida approvazione del Cis e cominciare quindi a ricevere i fondi per la concretizzazione delle iniziative. Le aree di intervento individuate sono cinque: ambiente e risorse naturali, cultura e turismo, trasporti e mobilità, riqualificazione urbana e infrastrutture sociali.

Manco a dirlo, la tempistica si conferma una delle peggiori criticità. E proprio a proposito di procedure speditive, l’on Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia ha appena presentato un’interrogazione per sollecitare la messa in sicurezza del tratto reatino della Salaria tra i chilometri 58 e 60, il cui finanziamento è anch’esso contenuto nell’ultima legge di bilancio. Inaugurata la rotatoria a Passo Corese, l’urgenza di partire con i cantieri che hanno già la necessaria copertura si fa sempre più stringente per passare finalmente dalle parole ai fatti. Gli stessi che sperano di veder realizzati i tanti sostenitori del progetto Terminillo Stazione Montana (Tsm2). Dopo una gestazione accidentata e faticosissima, il piano ha ottenuto nei mesi scorsi l’approvazione regionale con alcune modifiche che hanno estromesso dal novero degli interventi originariamente previsti il distretto di Cantalice. L’istanza di opposizione presentata dal Comune è stata in settimana rigettata dal Tar del Lazio per insussistenza dell’invocato danno grave e irreparabile. Contro l’iniziativa dell’amministrazione cantaliciana la Provincia era pronta a mobilitare i propri avvocati, in una singolare disfida tra l’ente che riunisce i 73 Comuni del Reatino e uno di essi, legittimamente impegnato a far valere le proprie ragioni.

Il timore che l’istanza potesse bloccare il progetto, già sotto il tiro dei ricorsi di diverse associazioni ambientaliste, ha spinto il presidente Mariano Calisse a una postura non proprio benevola nei confronti di Cantalice, peraltro confermata dall’esultanza pubblicamente manifestata all’esito del pronunciamento del tribunale amministrativo. Sul piatto ci sono circa 50 milioni di euro, 20 dei quali già stanziati dalla Regione Lazio. Il resto andrebbe ricercato tra gli investitori privati, anche se c’è chi giura che ne servirebbero almeno il doppio. Il Tsm2 cattura in ogni caso un consenso trasversale e quasi unanime, essendo considerato un catino di raccolta di fondi misto pubblico-privati decisivi per il rilancio della montagna e di tutto il comprensorio, fagocitato negli ultimi decenni dall’evoluzione delle stazioni sciistiche abruzzesi. Comunque la si pensi, altri soldi da gestire con oculatezza, abilità e ingegno.

                      

02-05-2021

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