a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2024

IL DOMENICALE

NUOVO OSPEDALE, SOLO UNA CHIMERA?

ospedale, politica

di Massimo Palozzi - La settimana si è aperta con una bella notizia, ma sarà stata vera gloria? La bella notizia è l’inaugurazione lunedì del rinnovato Pronto soccorso e dei reparti di Ostetricia-ginecologia e Neonatologia dell’ospedale San Camillo de Lellis, a loro volta oggetto di un profondo restyling.

Per l’occasione è arrivato in città il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Alla cerimonia sono intervenuti pure il deputato Paolo Trancassini, il sindaco Daniele Sinbaldi e il commissario straordinario della Asl, Mauro Maccari.

Il Pronto soccorso è stato interessato da tre interventi di ristrutturazione e ampliamento per portarne la superficie a 1740 metri quadrati. I lavori (costo 1 milione e 200mila euro) hanno permesso di estendere le aree di permanenza, di osservazione e le sale d’attesa. In questo modo sono stati creati maggiori spazi per i pazienti e i loro familiari e percorsi dedicati alle persone non autosufficienti e alle donne vittime di violenza.

Contestualmente è stato completato il riallestimento dei reparti di Neonatologia e Ostetricia-ginecologia. Il primo è ora dotato di quattro postazioni di monitoraggio, mentre il secondo può contare su 15 posti letto. Di particolare rilievo, sottolineano alla Regione, il collegamento diretto tra i due reparti, che garantisce alle neomamme di poter accedere direttamente dal nido alla degenza.

“Sono particolarmente soddisfatto della ristrutturazione e rimodulazione del Pronto soccorso”, ha dichiarato Rocca in conferenza stampa. “Nell’ambito delle risorse per l’edilizia sanitaria, inoltre, abbiamo unificato i reparti di Neonatologia e di Ginecologia, dotandoli delle tecnologie più innovative. Le risorse connesse al Giubileo 2025, 7 milioni di euro, saranno destinate ad un ulteriore ammodernamento del Pronto soccorso, oltre alle decine di milioni di euro previsti dal Pnrr per la digitalizzazione, le nuove apparecchiature e la realizzazione di Case della salute e Ospedali di comunità. Finalmente”, ha concluso il presidente della Regione, “dopo molti anni è tornata centrale la programmazione in sanità, in un’ottica non più romanocentrica per restituire dignità e attenzione a quei territori del Lazio spesso dimenticati”.

Depurate della fisiologica dose di propaganda, le parole di Rocca dipingono un quadro incoraggiante per il futuro della sanità reatina, a partire proprio dalle opere appena terminate. Gli investimenti sull’ospedale servono del resto a fortificare un’offerta a tutela della salute che non è mai troppa. Il punto è proprio questo: tanti soldi e tanti lavori su una struttura in dismissione si giustificano solo con il mantenimento di standard elevati di assistenza nel periodo (certamente non breve) che ci separa dall’apertura del nuovo ospedale? O si stratta di un cambio di rotta verso l’abbandono della costruzione di quel nosocomio altamente tecnologico e rispettoso di stringenti criteri ambientali, il cui studio di fattibilità fu presentato a dicembre 2021 dalla precedente amministrazione regionale di centrosinistra con tanto di rendering e di informazioni di dettaglio (70mila metri quadrati di estensione e 440 posti letto)?

La domanda è legittima, stimolata dalle ulteriori considerazioni svolte da Rocca nel corso della sua visita e dal dibattito politico che hanno generato in settimana.

Secondo il governatore, i nuovi ospedali laziali (tra cui quello di Rieti), per i quali sono stati stanziati 1 miliardo e 200 milioni, saranno realizzati. “Ho scoperto però che mancano i fondi sull’aspetto caro a questa zona, quello antisismico e antincendio”. In altri termini, sostiene Rocca, il nuovo nosocomio reatino “è stato annunciato senza soldi”, anche se “c’è un costante rapporto con Inail”.

L’Inail è l’istituto che materialmente finanzierà i lavori, previa però una convenzione con la stessa Regione che prenderà in carico l’ospedale una volta in esercizio, pagando a rate la quota anticipata dall’Inail. La convenzione ad oggi parrebbe tuttavia non essere stata ancora sottoscritta. E senza convenzione i cantieri non partono, mentre crescono gli interessi pretesi dall’Inail rispetto al 2,5 per cento inizialmente programmato.

Titolo di proprietà e tassi ritenuti troppo onerosi sono quindi i due argomenti che avrebbero indotto l’attuale giunta regionale a non procedere alla firma.

La stessa figura di soggetto realizzatore è tornata ad essere dibattuta. Stando a quanto finora noto, l’ente deputato a gestire l’appalto sarebbe per l’appunto l’Inail, mentre adesso anche questo aspetto viene messo in discussione perché, a sentire il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Matteo Carrozzoni, la realizzazione del nuovo ospedale dovrebbe passare attraverso l’ufficio gare della Asl, come terminale della Regione, mentre l’Inail si ritaglierebbe il ruolo di mero finanziatore.

A dire il vero questi passaggi erano stati già chiariti a marzo di tre anni fa dall’allora parlamentare Pd Fabio Melilli, che aveva seguito il dossier molto da vicino. “Il nuovo ospedale”, dichiarò l’ex presidente della Provincia, “verrà realizzato dall’Inail con uno stanziamento di 179 milioni. La Asl di Rieti bandirà la gara per la progettazione e consegnerà il progetto all’Inail per la sua realizzazione”. Secondo questo cronoprogramma, i due enti si occuperebbero quindi rispettivamente di una delle due distinte fasi dalla procedura: quella iniziale, relativa alla progettazione, in carico alla Asl. La seconda, con la materiale costruzione, ad opera dell’Inail.

La cosa piuttosto sorprendente è che una questione ostativa di tale portata sia emersa quasi per caso a distanza di un anno dall’insediamento della giunta Rocca, come se si trattasse di un dettaglio marginale.

A questo punto, non solo i tempi per la materiale edificazione della struttura diventano per lo meno problematici (e sicuramente lunghi), ma ne viene rimessa in discussione la realizzazione stessa, nonostante la rassicurazione di Rocca sull’esito favorevole di tutti i progetti di edilizia sanitaria previsti sul territorio regionale. Il dubbio è che, a differenza dell’impostazione seguita durante la legislatura precedente (sia parlamentare che regionale), la volontà politica di procedere lungo il sentiero tracciato non sia così ferma, dovendo impegnare risorse importanti per il bilancio della Regione su un’infrastruttura ancora tutta da decifrare.

24-03-2024

ph M. D'Alessandro

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