a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2021

IL DOMENICALE

NUOVO OSPEDALE, NON BASTANO I MATTONI

politica, sanità, università

di Massimo Palozzi - Dimostrando un notevole sprezzo della scaramanzia, venerdì 17 il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il suo assessore alla Sanità Alessio D’Amato sono venuti a Rieti per presentare il nuovo ospedale da 440 posti letto in sostituzione del San Camillo de Lellis, ormai provato dal tempo e dai terremoti.

Ospite del direttore generale della Asl Marinella D’Innocenzo e alla presenza delle principali autorità civili e religiose, la coppia al vertice della sanità laziale ha illustrato in particolare il progetto di fattibilità finanziato proprio dalla Regione. Il passaggio rappresenta il primo atto concreto dopo lo stanziamento dei relativi fondi per 179 milioni di euro risalente ad ormai due anni e mezzo fa, cui se ne aggiungeranno altri 55 per un importo complessivo senza precedenti superiore ai 230 milioni di euro.

La nuova struttura sorgerà nei pressi dell’attuale ospedale, che verrà abbattuto, con uno sviluppo su tre piani più uno interrato per poco meno di 70mila metri quadrati, oltre ai 200mila di parcheggi sotterranei. Alla Asl spetterà il compito di bandire la gara per la progettazione definitiva, mentre l’Inail si occuperà dei lavori. Secondo il deputato Pd e presidente della commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli, al quale si deve il cruciale emendamento per l’affidamento dei cantieri all’Inail, a questo punto il cronoprogramma dovrebbe seguire un ritmo piuttosto intenso. Il prossimo passo sarà per l’appunto la progettazione esecutiva con assegnazione dell’incarico entro il 2022. Sarà quindi la volta della procedura per la gara di appalto da esaurirsi in circa un anno. Infine, la terza e conclusiva fase necessaria per l’edificazione impegnerà i successivi tre anni.

Stando alla presentazione dell’altro giorno, il nuovo ospedale offrirà un livello di assistenza polispecialistica medio-alta, caratterizzata da un’elevata capacità di prestazioni in grado di coniugare comunque tecnologia e compatibilità ambientale. Cosa ancor più interessante, costituirà il primo elemento di un polo che sarà implementato per stadi successivi con la costruzione di una Cittadella della Salute attorno a un asse pedonale verde da vivere come un vero e proprio parco urbano.

Tempi tecnici a parte, la realizzazione di un nuovo ospedale fornirà ai reatini un prezioso presidio per l’auspicato salto di qualità nel trattamento di diverse patologie. Almeno sulla carta. L’edificio andrà infatti riempito di contenuti perché non sono i mattoni a fare una buona sanità. Ovviamente servono locali e spazi adeguati, ma la vera sfida sarà avere un nosocomio dotato di competenze professionali sostenute da macchinari all’avanguardia, non essendo sufficiente costruirlo con criteri moderni in tema di edilizia ospedaliera e nel rispetto dei canoni antisismici. Anche per questo il prossimo sindaco del capoluogo, in qualità di massima autorità sanitaria provinciale, dovrà possedere comprovate doti di autorevolezza, competenza ed esperienza per lavorare al fianco della dirigenza Asl in maniera più incisiva di quanto fatto finora e in raccordo con le maggiori istanze politiche regionali e nazionali.

Fin qui le buone notizie. Se infatti la settimana si chiude con l’illustrazione di questo evento a suo modo storico, lunedì si era aperta con la drammatica classifica sulla qualità della vita pubblicata dal Sole 24 Ore nella quale Rieti risultava collocata all’ultimo posto sulle 107 province italiane per emigrazione ospedaliera. La mobilità passiva, cioè il numero di persone che preferiscono farsi curare fuori provincia o addirittura fuori regione, è da sempre il tallone d’Achille nella misurazione delle performance della sanità territoriale. Un indicatore che peraltro assomma due distinti aspetti, entrambi ugualmente preoccupanti: da un lato l’effettiva carenza di soluzioni specialistiche che obbliga i pazienti a trasferirsi altrove; dall’altro lo scadimento reputazionale con la connessa perdita di credibilità perfino quando non ve ne sarebbero i presupposti oggettivi. Però si sa come funzionano certi meccanismi che stanno alla base del marketing (e di marketing in qualche modo si tratta): se la fiducia dei “consumatori”, in questo caso degli utenti, è bassa, non basta a farla risalire qualche sporadica eccellenza.

All’orizzonte si staglia dunque un impegno nel quale la “scatola” diventa paradossalmente l’elemento minimale: sicuramente importante, ma non decisivo. L’adeguata dotazione di risorse umane e strumentali, insieme a politiche di sviluppo orientate al rafforzamento della prevenzione, della cura e dell’assistenza (non solo nosocomiale) saranno insomma la vera cartina di tornasole di una sanità che non ha mai soddisfatto appieno le esigenze dei reatini e che ora può cogliere un’occasione forse irripetibile.

L’irrisolto rapporto con l’università è un'altra delle grandi questioni aperte. A favore della clinicizzazione dell’ospedale giocano molti fattori, non ultimo quello legato allo sviluppo complessivo del polo universitario. Mercoledì sono stati finalmente pubblicati dall’Agenzia per la Coesione i bandi per i progetti finanziati nell’ambito degli aiuti alle zone terremotate. Si tratta in totale di 60 milioni di euro equamente ripartiti tra le quattro regioni colpite dal sisma del 2016 (Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche). Per Rieti si profila un tesoretto da 15 milioni, salutato con enorme soddisfazione dal presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio, il quale la scorsa settimana aveva invece lanciato l’allarme sui ritardi che avrebbero di fatto impedito l’avvio di nuovi corsi a partire dal prossimo anno accademico. Per la Sabina Universitas si tratterebbe di un incremento tutt’altro che marginale. Lo stesso D’Onofrio stima un possibile raddoppio degli insegnamenti con analogo esito per gli attuali 800 studenti che frequentano le facoltà della Sapienza di Roma e della Tuscia di Viterbo. Entrambi gli atenei sono ora chiamati a presentare progetti di qualità, funzionali ad attrarre nuovi saperi e nuovi filoni di docenza e ricerca in un comprensorio provato da mille difficoltà ma potenzialmente idoneo a disporre di fruttuosi ambiti di studio.

Se il percorso andrà a buon fine il potenziamento del polo reatino sarà davvero consistente, pur non rendendo ottimale lo status dell’insediamento universitario in città. Il che porterà significative ricadute in termini di attrazione di giovani con relativa circolazione di ricchezza e di capitale umano per risollevare le statistiche di una provincia tra le più anziane d’Italia.

La realizzazione del nuovo de Lellis viaggerà in parallelo con il recupero dell’ospedale vecchio in pieno centro, che pure procede speditamente (almeno in apparenza) grazie agli impegni strappati al commissario straordinario per la ricostruzione post-terremoto Giovanni Legnini. La struttura riattata potrebbe ad esempio essere utilizzata proprio a servizio dei corsi universitari in materia sanitaria a compimento di un disegno unitario strategico per mettere a sistema risorse diverse e al momento disperse.

 

 

19-12-2021

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