a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2023

IL DOMENICALE

NUCLEO INDUSTRIALE, L’ASFALTO NON BASTA

amministrazione, politica

 

di Massimo Palozzi -  Lunedì è stato firmato a Roma l’Accordo per lo Sviluppo e la coesione tra il governo e la Regione Lazio. All’incontro hanno partecipato anche molti amministratori locali, compresi il sindaco di Rieti Daniele Sinibaldi e la presidente della Provincia Roberta Cuneo. Il testo prevede il finanziamento degli interventi da realizzare attraverso l’apposito fondo Fsc 2021-2027.

Quello siglato a inizio settimana è il quarto di questo genere ed è il più cospicuo, avendo come fulcro il potenziamento delle reti di trasporto e delle infrastrutture. Come ha sottolineato il sindaco Sinibaldi, “per quanto riguarda il nostro territorio sono previsti 3.425.140 euro per la manutenzione straordinaria delle strade dell’agglomerato consortile Rieti-Cittaducale e 4.813.239 per interventi di messa in sicurezza di strade della rete viaria regionale ricadente nella provincia di Rieti”.

Del pari soddisfatto il commento del presidente del Consorzio industriale del Lazio Francesco De Angelis: “Si tratta di un piano straordinario in grado di cambiare la viabilità dell’intero territorio, per un investimento di oltre 45 milioni di euro che saranno utilizzati per la realizzazione di 39 opere programmate al fine di favorire lo sviluppo di nuove attività produttive e di migliorare quelle già esistenti. Parliamo di collegamenti stradali, con una illuminazione ad hoc ed impianti di videosorveglianza, e parliamo di una nuova viabilità, necessaria sia sotto il profilo economico che ambientale”.

L’impegno finanziario è notevole ma al momento non in grado di recuperare i tagli effettuati ai fondi del Pnrr destinati a Rieti. Lo denuncia con forza il Pd reatino che mercoledì ha evidenziato come “su oltre 2 miliardi e 200 milioni di euro di investimenti per il Lazio annunciati dalla premier Meloni grazie all’Accordo per lo Sviluppo e la coesione, per la nostra provincia ci sono solo briciole, solo 5 milioni di euro, la bellezza dello 0,2 per cento delle risorse disponibili”, mentre a settembre è stato deciso “di privare la provincia di Rieti di 88 milioni di euro per investimenti finanziati con il Pnrr”.

Sta di fatto che i collegamenti viari (e non solo) costituiscono da decenni uno dei principali ostacoli allo sviluppo economico locale. Gli interventi in programma sulla rete stradale andranno ovviamente a beneficio di tutti. Quelli previsti per il nucleo industriale sono stati invece tarati sulle esigenze delle imprese, nel senso di una facilitazione delle incombenze collaterali a quelle più strettamente produttive e commerciali. L’inadeguatezza delle infrastrutture pesa infatti parecchio sui bilanci aziendali, per cui ogni iniziativa volta a favorirne lo sviluppo deve essere accolta con il massimo favore.

Tanto premesso, vediamo come si presenta l’economia reale nel nostro comprensorio. I dati più recenti sono contenuti nel secondo Rapporto economico sull’Alto Lazio pubblicato a luglio dalla Camera di Commercio di Rieti-Viterbo. Nello studio si dà atto dell’elevata complessità dei due territori, che comunque hanno fatto segnare un andamento moderatamente positivo rispetto al 2021, l’anno della ripresa dopo il dramma del Covid. Quanto al movimento anagrafico, Rieti ha mostrato un tasso di crescita pari allo 0,45%, dovuto però più alla diminuzione delle cancellazioni che all’apertura di nuove attività, visto che le nuove iscrizioni hanno registrato un saldo addirittura negativo.

Circoscrivendo l’esame al manifatturiero, nel Rapporto si sottolinea un aspetto di primaria importanza anche in previsione di futuri investimenti: “le province di Viterbo e Rieti non presentano una particolare vocazione industriale”. Il peso medio di questo comparto nel 2022 a Rieti raggiunge infatti il 5,9%, grosso modo in linea con il dato regionale (4,9% del totale delle imprese), ma decisamente inferiore rispetto al valore rilevato a livello nazionale (8,7%).

Se l’industria non è un settore trainante in termini statistici, un discorso diverso deve essere fatto per le aree dove si concentra il più alto numero di fabbriche. Storicamente il nucleo Rieti-Cittaducale è quello che maggiormente ha dato impulso al processo di industrializzazione di un territorio a prevalente vocazione agricola, dopo l’inserimento di quella parte di provincia all’interno della Cassa per il Mezzogiorno. Purtroppo l’esperimento di un’economia, se non sussidiata, comunque ampiamente agevolata da un robusto sostegno pubblico, non ha dato i frutti sperati. Passata la fase della raccolta dei benefici, soprattutto le multinazionali hanno salutato Rieti andandosi a cercare zone di comfort meglio assistite e soprattutto meglio servite, in particolare sul piano infrastrutturale.

Per fortuna quell’eredità non è andata del tutto perduta. Merito, in primis, dei tanti piccoli imprenditori che hanno continuato a lavorare all’interno dell’area consortile e, in seconda battuta, del know-how che quelle esperienze hanno comunque lasciato.

Lo stesso nucleo industriale Rieti-Cittaducale non esiste più sul piano gestionale. Dopo l’accorpamento su scala regionale operato giusto due anni fa, il sistema di governance territoriale ha subito una brusca battuta d’arresto. In assoluto non è detto che si sia trattato di un’evoluzione negativa. La sparizione di contatti diretti tra operatori economici e dirigenti consortili ha di certo segnato un arretramento sul piano del localismo, ma il passaggio ad un’ottica di ampia portata potrebbe servire a dare maggior slancio alle singole microrealtà.

In questo panorama si colloca la pioggia di finanziamenti annunciati lunedì. La sfida ora non è tanto mettere a terra quel denaro, quanto utilizzarlo come reale volano di sviluppo. Non sarà infatti qualche chilometro d’asfalto o qualche lampadina aggiuntiva a salvare il nucleo industriale. Servono politiche di vero rilancio a cominciare dall’attrattività, che passa anche per l’ammodernamento delle infrastrutture, ma non può esaurirsi in un’operazione di semplice maquillage.

 

03-12-2023

 

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