Maggio 2021

SALUTE

MEDICI DI FAMIGLIA TAGLIATI FUORI DALLE VACCINAZIONI ANTICOVID. FLASH MOB A RIETI

salute, sanità

E’ la prima protesta dei medici di medicina generale, ma siamo sicuri che altre seguiranno, quella organizzata questa mattina dai dottori  Stefania Ciriello, Stefano Delrio, Vanda Fabrizi, Roberto Martini, Giancarlo Valloni, del Centro Galeno in viale Maraini a Rieti contro la decisione di tagliare fuori dalla somministrazione dei vaccini i dottori 'di famiglia': una scelta politica che poco ha a che fare, dicono, con l’emergenza. “Non ci stiamo, siamo stati estromessi senza neanche avere una spiegazione e qualunque sia la prossima mossa molti di noi si tireranno fuori a prescindere. Per noi questa esperienza finisce qui. Faremo solo la seconda dose di richiamo se ce la forniranno. Non questo è il modo di trattare professionisti a discapito, tra l’altro, dei loro stessi pazienti.”

Ad oggi tutte le intese siglate con la medicina generale, e le rassicurazioni di garantire ai medici un flusso costante di vaccini sono saltate. “Abbiamo iniziato con i nati nel ’56 per i quali avevamo l’AstraZeneca con il contagocce, una volta bloccato questo vaccino si è cambiata la categoria: dai 60 in su ma solo con patologie, poi prima gli ottantenni ed ogni volta rifare elenchi e ricontattare… con i pazienti che perdevano fiducia nel nostro operato e non capivano che eravamo noi stessi in difficoltà. Ci sono state date due fiale Pfizer a settimana: vuol dire 12 dosi da somministrare, una inezia.” Lo conferma una signora che con diverse altre persone assiste al flash mob e fa scattare l’applauso “E’ vero. Ho un marito oncologico ero preoccupata: telefonavo ogni giorno al mio medico, a volte aggredendolo verbalmente, ma non è riuscito a farlo. Alla fine mio marito è rientrato nelle fasce di prenotazione e abbiamo ottenuto la dose di vaccino, attendendo come molti altri sempre con la paura potesse contagiarsi prima.”

“Perché non chiamarci allora a vaccinare nei grandi centri, chiedendo al medico disponibile di stare tutto il giorno e non il giorno di chiusura dell’ambulatorio così come poi è avvenuto? Se avessero voluto davvero coinvolgerci avrebbero potuto farlo e senza neanche farci correre rischi. Siamo in tanti e se qualcosa va storto dopo una somministrazione non abbiamo neanche la presenza di un’ambulanza fuori dallo studio, a differenza di quanto avviene negli hub. E comunque ci siamo spesi per questa causa, abbiamo raggiunto persone che probabilmente non si sarebbero mai vaccinate o impossibilitate a prenotarsi. Subito dopo l’Epifania ci siamo chiusi in studio a stilare elenchi, rintracciare numeri telefonici di badanti o parenti per gli over 80, abbiamo individuato coloro che non avevano capacità di deambulazione, per poi scoprire che chi è ricorso alla prenotazione online ha cambiato di fatto le liste d’attesa.”

“Esistono due tipi di medicina, quella destinata alle metropoli e quella valida per i piccoli centri, le località montane, dove la presenza del medico di base permetterebbe un’azione capillare di prevenzione – spiegano i medici – Rieti si è sempre distinta come ‘provincia virtuosa’ dal punto di vista delle vaccinazioni, dimostrandolo con le dosi somministrate ogni anno per l’antinfluenzale, si è invece deciso di ‘sacrificare’ questa ricchezza per una politica regionale che, tenendo conto di altre realtà non altrettanto meritevoli, di fatto umilia l’operato dei medici di medicina generale del nostro territorio. Preferiamo far venire un paziente da una frazione, senza collegamento e richiedendo la presenza di un accompagnatore, per accoglierlo in un hub: perché?”

E se qualcuno dovesse pensare che dietro la protesta ci sia qualche obiettivo economico è facilmente smentito dalla risposta alla nostra domanda “Noi costiamo zero alla collettività: ci danno 6, 25 euro a vaccino, detraete le tasse e le spese per il personale infermieristico e di segreteria che ci assiste e capirete come rimanga circa un euro e mezzo a somministrazione, ben poca cosa rispetto a quanto spetta ai colleghi anziani all’ex Bosi ad esempio, e lo diciamo con rispetto, 60 euro l’ora.”

I medici di medicina generale quindi: costano poco, non richiedono spese aggiuntive di personale ed allestimento, conoscono personalmente pazienti e loro patologie, sono presenti capillarmente sul territorio: perché questa grande campagna di prevenzione vaccinale destinata a proseguire nel tempo tende, dal primo momento, ad escluderli? Si attendono risposte.

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