a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2024

IL DOMENICALE

L’UNIVERSITÀ TRA SVILUPPO, LOGISTICA E CONTESTAZIONI

città, politica, università

di Massimo Palozzi - Il radicamento universitario a Rieti procede secondo il cronoprogramma annunciato nei mesi scorsi. L’ampliamento dell’offerta didattica viaggia in effetti spedito, affrontando gli ineludibili step burocratici necessari a sistematizzare la formula interateneo (Sapienza di Roma e Tuscia di Viterbo) individuata per dare concretezza al polo reatino.

In quest’ambito risulta di fondamentale importanza il pacchetto di sei nuove facoltà di Medicina da aprire per il prossimo anno accademico presso altrettanti atenei italiani, attualmente in via di accreditamento e tra le quali figura quella richiesta dalla Sapienza per Rieti. Le sei nuove facoltà hanno già ricevuto l’imprimatur da parte del Consiglio universitario nazionale. Adesso manca l’approvazione dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e il timbro finale del ministero guidato da Anna Maria Bernini.

Passaggi che sembrano scontati e che dovrebbero soltanto servire all’ufficializzazione del nuovo corso di laurea. Come anticipato nelle settimane scorse dal direttore generale della Asl di Rieti Mauro Maccari, Medicina non partirà comunque con gli interi sei anni di corso. L’attivazione avverrà in maniera graduale con i primi tre di base, per arrivare al ciclo completo aggiungendo i restanti l’uno dopo l’altro.

Per il primo anno il Senato accademico della Sapienza ha approvato l’ammissione di cento matricole, cento nuovi studenti (95 italiani e 5 stranieri extracomunitari) che andranno a rimpolpare la presenza di universitari nel capoluogo sabino, dove già sono attivi i corsi di Ingegneria per l’innovazione tecnologica per l’edilizia, Fisioterapia, Igiene dentale, Logopedia, Dietistica, Economia dell’innovazione e Gestione digitale dell’agricoltura e del territorio montano.

Il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia sarà strettamente legato all’ospedale de Lellis per le attività didattiche e il tirocinio degli studenti. Ospedale a sua volta interessato da un profondo rinnovamento non solo “edilizio” (se e quando si sbloccherà la procedura per la costruzione del nuovo nosocomio) ma anche funzionale, con la progressiva clinicizzazione di alcuni reparti e la proiezione verso una dimensione universitaria con tutto ciò che ne consegue in termini di formazione, ricerca e sviluppo di nuovi progetti.

Se però la fase organizzativa avanza senza troppi impedimenti, non altrettanto può dirsi per la logistica. Nei fatti l’idea dell’università diffusa non è una scelta ma una necessità dovuta alla mancanza di spazi idonei. L’intenzione di destinare allo scopo le ex aree industriali come lo Zuccherificio si scontra con oggettive difficoltà che impongono dunque soluzioni diverse, a volte emergenziali. Come l’utilizzo dell’aula magna della Asl per tenere le lezioni a partire dal prossimo anno accademico.

Per aule e laboratori servono locali adeguati e al momento gli unici spendibili sono quelli offerti dal polo di Santa Lucia, insufficienti però a rispondere alle esigenze di una popolazione studentesca in rapida crescita.

L’altro fronte è costituito proprio dall’ospitalità. Gli studenti fanno sempre più fatica a reperire alloggi attraverso il mercato privato, mentre gli interventi pubblici segnano il passo. L’ospedale vecchio, in pieno centro, è oggetto di interventi di recupero per i quali il Commissario al sisma Guido Castelli nei mesi scorsi ha deliberato lo stanziamento di oltre 6 milioni di euro. Si parla di una sua destinazione a favore dell’università, probabilmente sul piano residenziale, affiancandosi così ai 40 posti letto che saranno ricavati dalla conversione dell’ex ospizio Cerroni in via Garibaldi, a sua volta beneficiario di un finanziamento comunale di 2.113.660 euro deliberato dalla giunta a inizio anno per farlo diventare la prima Casa dello Studente di Rieti, in aggiunta ai 200mila già investiti per la ristrutturazione del primo piano.

Nel frattempo è partito l’iter per il recupero di San Fabiano, quartiere San Francesco, nell’ambito del Piano di strategie territoriali varato dal Comune tramite la Regione Lazio per l’accesso ai relativi fondi europei di cofinanziamento.

In questo quadro manca un ultimo tassello: le contestazioni. In settimana alla Sapienza di Roma sono andate in scena proteste e scontri tra forze dell’ordine e alcuni studenti che reclamavano la rottura degli accordi di collaborazione con Israele.

Agli eccessi dei manifestanti hanno risposto le cariche della polizia, con il consueto corollario di arresti, contusi, udienze di convalida e sit-in di solidarietà. Senza entrare nel merito della questione, sono gli aspetti che meno interessano quando si cerca di costruire un polo universitario duraturo e di livello.

Per il momento le associazioni degli studenti si sono presentate alla città con spirito costruttivo e atteggiamento collaborativo.

Il fervore polemico è uno dei tratti essenziali dell’età giovanile e da sempre le università sono il centro di molti fenomeni sociali persino dirompenti. Del resto, gli atenei sono per loro natura fucine di idee, oltre che luoghi di trasmissione del sapere. Ben vengano quindi le sollecitazioni anche urticanti, ma sempre nel pieno rispetto di tutti. Senza violenze, senza eccessi e senza inutili provocazioni. Per queste cose ci sono già le bande di giovani teppisti che ultimamente turbano con sempre maggior frequenza il buon vivere nel centro storico, a dispetto dei rassicuranti comunicati rilasciati sullo stato dell’ordine pubblico in città e in provincia.

 

21-04-2024

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