a cura di Massimo Palozzi

Agosto 2021

IL DOMENICALE

L’ARDITO DOMINO DELLE NUOVE SCUOLE

città, politica

di Massimo Palozzi  -   Buone notizie dal molto sofferente pianeta scuola. La Regione Lazio ha approvato martedì la creazione di fondazioni con il compito di costituire sei Istituti tecnici superiori. Uno, dedicato all’agricoltura, sorgerà a Rieti. Un altro, focalizzato sulla logistica, nel comune di Fara Sabina, presumibilmente a Passo Corese, vista la vocazione imprenditoriale della frazione con il suo Polo.

Per la provincia si tratta di un passaggio importante. L’apertura di due Its non soltanto amplia l’offerta formativa, ma promuove un’integrazione con le tipicità territoriali tale da promettere interessanti sviluppi sugli sbocchi occupazionali degli studenti, in parallelo alla coltivazione dei principali aspetti identitari del comprensorio.

A dire il vero, la notizia della settimana in tema di investimenti in edilizia scolastica non è tanto questa, quanto il varo giovedì da parte del Consiglio comunale di Rieti della delibera con cui è stata ratificata la proposta della giunta sulla rimodulazione dei finanziamenti per la ricostruzione della Minervini - Sisti presso il centro commerciale Perseo e l’edificazione ex novo della Sacchetti Sassetti nell’area delle Porrara.

La prima risulta destinataria di fondi per il recupero a seguito del terremoto del 2016. Da tempo però l’amministrazione del capoluogo aveva avanzato la proposta di dirottare lo stanziamento a favore di una scuola da costruire in fondo a viale Matteucci con un triplice obiettivo: dotare la città di una struttura tirata su con criteri moderni invece di spendere soldi per una difficile ristrutturazione dell’esistente; avviare il recupero di un’area da decenni oggetto di studi mai finalizzati; liberare spazi a beneficio del Palazzo di giustizia che ha ormai urgente bisogno di nuovi locali. Acquisiti gli scontati pareri favorevoli del presidente del Tribunale, del procuratore della Repubblica, del consiglio dell’Ordine degli avvocati e dello stesso consiglio d’istituto e incassato l’ok dal commissario alla ricostruzione per la rimodulazione dei fondi, la massima assise cittadina ha deliberato l’avvio di un complicato gioco di incastri che, come un domino, dovrebbe trasferire le strutture dell’attuale scuola a favore del tribunale. Alla fine a piazza Vittorio Bachelet si creerebbe una vera e propria cittadella giudiziaria, mentre la Minervini - Sisti andrebbe a sorgere accanto al Perseo.

Sulla carta il disegno è convincente. Con un colpo solo e all’apparenza senza oneri per il Comune, la città si ritroverebbe una scuola nuova costruita con i fondi del terremoto e un sito dedicato ad uffici giudiziari recuperato con soldi garantiti dal ministero della Giustizia. Come il restauro condotto per conto del dicastero di via Arenula garantisca risultati migliori di quelli che ne hanno sconsigliato il ricorso per mantenere il plesso a servizio della scuola è piuttosto misterioso, ma questa è un’altra storia.

Secondo le opposizioni le cose non starebbero tuttavia proprio in questi termini. Alla vigilia del voto in Consiglio, il gruppo Rieti in Comune, che fa capo al deputato Alessandro Fusacchia, all’ex assessore all’Urbanistica della giunta Petrangeli Giovanni Ludovisi e a Rosella Volpicelli ha diramato una dettagliata nota per segnalare come i progetti della maggioranza risultino velleitari e di fatto irrealizzabili sul piano dei vincoli e delle norme che non sarebbero state rispettate, denunciando al contempo la mancanza di un’idea coerente di crescita urbana oltre all’approccio unilaterale e senza confronti con l’esterno. Quello che più inquieta è però il richiamo alle regole sul decisivo capitolo dei finanziamenti: citando due ordinanze commissariali, il costo per il restauro della scuola da cedere al tribunale ricadrebbe sul proprietario, quindi sul Comune, facendo venire meno uno dei presupposti dell’intera manovra.

La seconda decisione riguarda la costruzione della nuova sede della Sacchetti Sassetti nel comprensorio delle Porrara. L’assessore all’Urbanistica e ai Lavori pubblici Antonio Emili, vero regista dell’operazione, ha esultato parlando di “scelta storica”. D’altro canto il parere negativo opposto dalla Soprintendenza del Lazio all’adeguamento sismico dell’edificio ha costretto a scelte alternative, pure in questo caso presentate dalla giunta come una soluzione win-win. O per dirla con un vecchio adagio, prendendo due piccioni con una fava. A parere del sindaco e della sua squadra, la costruzione di una nuova scuola costituirebbe infatti il fulcro intorno al quale far ruotare la sistemazione di un quadrante al momento tutto da inventare. Pronta la replica del centrosinistra, che parla invece di mancato rispetto delle prescrizioni normative e comunque di lunghi tempi di realizzazione. In particolare viene contestata la filosofia di fondo (in effetti non proprio all’avanguardia) di continuare a consumare suolo per garantire il progresso di una città che demograficamente non cresce da anni.

La zona delle Porrara è stata oggetto di una lunga battaglia politica, risoltasi in primavera con l’adozione di un contestatissimo Piano quadro. Se le irregolarità procedurali denunciate dalle opposizioni e rigettate dalla maggioranza di centrodestra avessero qualche fondamento, ci troveremmo di fronte a un colossale buco nell’acqua. Ma quand’anche abbiano ragione la giunta e i partiti che la sostengono, è evidente come le Porrara siano a tutt’oggi un’area fantasma, con prospettive di sviluppo assai vaghe. Il sospetto che l’accelerazione sia stata determinata non tanto da una ragionata concezione della Rieti di domani, quanto da una più imminente necessità di passare all’incasso in vista delle ormai imminenti elezioni della prossima primavera, non è dunque campato in aria. D’altro canto il centro storico è un gioiellino che sta sempre più deteriorandosi. L’impossibilità di mantenere come sede scolastica il complesso adiacente alla basilica di Sant’Agostino avrebbe potuto consigliare il recupero di uno dei tanti immobili lasciati nel più completo abbandono. A due passi da piazza Mazzini c’è ad esempio l’ospedale vecchio, già oggetto di interventi insieme alla vicina chiesa di Sant’Antonio Abate, i cui lavori di ripristino sono partiti proprio in settimana. Parliamo di un ampio insediamento che sorge in posizione strategica e questa sarebbe davvero stata un’operazione win-win per consegnare a studenti e professori un polo adeguato alle esigenze della didattica e restituire alla città un luogo della memoria debitamente riadattato.

Gli stessi dubbi valgono per il trasloco della Minervini - Sisti in fondo a viale Maraini. L’obiezione di ulteriore e forse inutile consumo di suolo si ripropone tale e quale, con l’aggiunta delle perplessità legate a un articolato negoziato con la società quasi per intero proprietaria dei terreni interessati, a parte una zona demaniale di 4.365 metri quadri. Come illustrato già nel corso della seduta della commissione Urbanistica dello scorso 23 luglio, la sintesi sarebbe stata trovata sulla base di un accordo che prevede la cessione al Comune a titolo gratuito di una superficie di quasi un ettaro (per l’esattezza 8.294 metri quadri) mentre la proprietà tratterrebbe per sé la disponibilità dei restanti 5.590 da destinare ad uso residenziale a seguito di una variante urbanistica da adottare come contropartita.

In termini burocratici si chiama edilizia contrattata e serve ad individuare strumenti di governo del territorio attraverso una mediazione finalizzata a un compromesso di reciproca convenienza. In effetti della sistemazione di quel quadrante cittadino si parla da decenni (negli anni Ottanta l’attuale sindaco Cicchetti proponeva di farci il tribunale). E nonostante la censura sul consumo di suolo mantenga intatta la sua fondatezza, potrebbe valere la pena ripensare un aggiustamento globale di minimo impatto che tenga finalmente conto anche delle necessità di un piano viario funzionale a connettere con criterio i vari quartieri. I dubbi, semmai, sono quelli avanzati dal Pd e dal resto della minoranza in Consiglio sull’opportunità di scendere a patti con i privati ancora con il retropensiero di nuove colate di cemento, invece che percorrere vie alternative in grado di esaltare la primazia del pubblico nella cura degli interessi generali.

Sul tavolo c’è poi sempre l’assenza di una visione organica sulla Rieti del futuro. Una prassi che finora ha portato ad interventi spot senza il coinvolgimento dei corpi intermedi. Interventi peraltro proiettati verso tempistiche non brevi e condizionati dall’alea di provvedimenti interdittivi quando verrà il momento di passare dalle parole ai fatti.

 

08-08-2021

condividi su: