a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2021

IL DOMENICALE

LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS E FUGA DALLE RESPONSABILITÀ

giustizia, politica, società

 

di Massimo Palozzi - Ha suscitato qualche scontata ilarità l’iniziativa di Sabina Radicale che martedì scorso è andata nel carcere di Vazia a raccogliere le firme dei reclusi per promuovere il referendum sulla legalizzazione della cannabis. Dato che, secondo l’ultimo rapporto Antigone, un detenuto su quattro nella struttura reatina è classificato come “tossicodipendente in trattamento”, alcuni hanno storto il naso di fronte all’evidente coincidenza di interessi. In realtà la questione è seria e merita attenzione. Peraltro la raccolta è stata un successo e venerdì i promotori hanno depositato 630mila sottoscrizioni, ben oltre le 500mila necessarie. Ora sarà la Cassazione a verificarle e certificarne la validità, dopodiché toccherà alla Corte costituzionale decidere l’ammissibilità del quesito referendario che punta a depenalizzare la cessione della cannabis e a rimuovere le sanzioni amministrative connesse alla detenzione e all’assunzione.

Il cammino verso il voto è insomma ancora lungo e molti sono i timori della vasta platea antiproibizionista che la stessa Consulta dichiari inammissibile la proposta o che il Parlamento vari una leggina ad hoc senza intervenire in maniera incisiva sul problema, solo per stoppare la procedura.

Sono almeno trent’anni che il tema torna ciclicamente ad occupare la scena politica. Un tema divisivo, nell’ambito del quale i confini tra favorevoli e contrari risultano assai più porosi di quanto le dichiarazioni dei leader lascino intendere. Se è infatti innegabile l’esistenza di due blocchi granitici per principio tra proibizionisti e antiproibizionisti, all’interno di ciascuno sono diverse le voci dissonanti che spesso non si levano nel dibattito pubblico per timore di ritorsioni politiche da parte dello schieramento di appartenenza.

Finora la logica prevalente ha premiato divieti e sanzioni, benché l’introduzione dei concetti di “modica quantità” e “uso personale” abbia nel tempo mitigato gli aspetti repressivi, almeno per quanto riguarda le cosiddette droghe leggere. In effetti esperti e non ancora oggi si dividono su questa classificazione. Il fronte di chi non ammette distinzioni tra sostanze, considerandole tutte ugualmente dannose e paventando il rischio che la liberalizzazione di quelle leggere apra la strada allo stesso esito per quelle pesanti, è piuttosto nutrito, così come del resto il campo dei fautori di una disciplina diversificata a seconda del principio attivo e delle conseguenze sulla salute.

Dinanzi all’immobilismo pluridecennale del legislatore, la parola potrebbe dunque passare presto agli elettori. Il referendum è la manifestazione suprema della democrazia diretta, che nel nostro ordinamento diventa tuttavia residuale, essendo il sistema improntato ai canoni della democrazia rappresentativa, dove i cittadini scelgono per l’appunto i propri rappresentanti nelle istituzioni affinché decidano in loro nome. Che fare però quando tali rappresentanti sgusciano per anni senza prendere una posizione decisa? L’unica risposta rimane il ricorso al referendum.

La storia recente insegna come gli italiani siano molto poco appassionati a questo strumento. Sia perché viene per lo più percepito come una chiamata in supplenza rispetto all’ignavia della politica, sia perché in troppe occasioni i quesiti consistevano in tecnicismi tali da richiedere un’approfondita preparazione e dunque niente affatto attrattivi.

Questo sulla legalizzazione delle droghe leggere (per dirla in una maniera facilmente comprensibile) contiene invece in sé degli elementi che lo avvicinano a quelli storici (divorzio, aborto) per come coinvolgono una visione d’indirizzo sulla materia, piuttosto che un intervento di tipo tecnico. Non a caso tra i maggiori favorevoli alla depenalizzazione si contano le generazioni più giovani, sotto i 35 anni.

Da un certo punto di vista potrebbe essere un bene. Dall’altro nasconde un rischio. Il voto per riferimento politico o ideologico non sempre corrisponde infatti a una riflessione consapevole e matura sui suoi riflessi concreti. Tanto più in una materia che divide gli stessi addetti ai lavori.

Accanto e in parallelo ai risvolti sanitari e sociali del consumo di stupefacenti si pone poi quello parimenti rilevante della criminalità e dei guadagni che la produzione e il traffico comportano. Uno degli argomenti spesi dal fronte antiproibizionista riconduce proprio all’importanza di interrompere i flussi di denaro di provenienza illecita, riportando il commercio di queste sostanze nell’alveo della legalità. Una tesi rigettata dal raggruppamento opposto, per il quale la legalizzazione equivarrebbe invece a una sorta di spaccio di Stato.

L’ultima operazione antidroga in ordine di tempo condotta dai Carabinieri di Rieti risale a giovedì sera, quando nel corso di un controllo sono stati arrestati tre giovani con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di hashish e marijuana. Purtroppo il fenomeno della tossicodipendenza, in primis quella da droghe pesanti (eroina, cocaina e sintetiche) non mostra segni di cedimento, confermata dal fiorire di centrali di spaccio persino nel cuore del capoluogo controllate da bande di nigeriani, come hanno messo in evidenza le operazioni di polizia degli ultimi due anni e il passaggio della relazione consegnata un mese fa al Parlamento dalla Direzione investigativa antimafia relativa al secondo semestre del 2020.

Martedì è stato pubblicato lo studio del Sole 24 Ore sull’indice di criminalità 2021 che ancora una volta pone Rieti tra le province italiane più sicure, anche se preoccupa la scalata di ben 15 posizioni in un anno verso il vertice di quelle maggiormente problematiche, dalla 95esima all’80esima su 106 totali. A pesare sono soprattutto i furti in abitazioni, che ci pongono al 36esimo posto in Italia, ma non vanno sottovalutate le voci “stupefacenti” e “riciclaggio e impiego di denaro”, dove Rieti si colloca rispettivamente 78esima e 57esima. Se la consequenzialità tra i due indicatori non è assoluta e totale, appare evidente come i proventi della commercializzazione di droghe ricadano sugli investimenti in attività lecite allo scopo di ripulire il denaro sporco.

Dunque, pure sul piano della lotta alla criminalità il mantenimento di un approccio proibizionista o, viceversa, il suo superamento potrebbero avere effetti concreti e immediati. Medici, operatori sociali, forze dell’ordine e la stessa magistratura hanno però assunto posizioni non sempre coerenti con una soluzione univoca. Il risultato è un ventaglio di opinioni addirittura inconciliabili tra loro, all’interno delle quali non sarà facile districarsi per il quisque de populo.

Dall’erba fumata a quella che cresce rigogliosa sulle mura medievali lungo viale Morroni e viale Canali e che tutti vorrebbero veder sparire immediatamente, il passo è breve. Tenderemmo ad escludere che Francesco Guccini sia venuto a Rieti a trovare ispirazione per il suo brano del 1996 “Vorrei”, ma quel verso sui “ciuffi di parietaria attaccati ai muri” sembra proprio composto in onore del capoluogo sabino.

 

31-10-2021

 

 

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