a cura di Andrea Carotti

Novembre 2020

PICCOLO GRANDE SCHERMO

LE PAGINE DEGLI ORRORI

"Le streghe di Salem di Rob Zombie"

cinema

(di Andrea Carotti) Quanti racconti dell’orrore sono legati alla figura della strega. Ce ne sono davvero tanti, e molti di questi hanno ispirato la mente di registi che negli anni hanno portato sul grande schermo diverse storie sull’argomento. Uno di questi è Rob Zombie (La casa del diavolo, Halloween – The Beginning). Cantante oltre che regista, lo statunitense è famoso soprattutto per essere il fondatore del gruppo industrial metal “White Zombie”. Prima di addentrarci nella trama di “Le streghe di Salem” (2012) andiamo ad analizzare le origini storico-folkloristiche di questo termine e la storia di alcune delle donne che furono accusate di stregoneria attraverso i secoli.

Alla figura della strega venivano attribuite quelle caratteristiche di saggezza e di conoscenza. La parola inglese “witch” che ha molto in comune con il termine sassone “wicce”, vuol dire saggio, sapiente. Questa figura, quindi, portava sin dal nome, conoscenza ed esperienza e che diventa facile tramandare in una linea femminile. La strega non fa parte solo dello scenario storico classico. Nella Bibbia viene citata la strega di Endor, una negromante in grado di evocare lo spirito dei morti. Si narra che dopo aver cacciato tutti i negromanti e i maghi da Israele, il Re Saul, prima della battaglia di Ghilboa, si era rivolto a Dio e ai profeti per ottenere consiglio su come agire nei confronti dei filistei. Non avendo ricevuto risposta, si recò in incognito a Endor per incontrare proprio la strega, una donna nota per essere in possesso di un talismano in grado di evocare lo spirito dei defunti. In origine la figura della strega era considerata come una sacerdotessa dalla magia universale e, quindi, legata ad attività rituali. Alle donne che si riunivano per praticare la magia venivano assegnate le stesse caratteristiche delle “signore della notte”, perché si incontravano di notte nei boschi, per celebrare i loro riti magici.

Se fino al Medioevo la figura della strega non era ancora vista in maniera così negativa, è proprio da questo momento storico in poi che si inasprisce il sentimento negativo verso questa figura. La proverbiale saggezza della strega non viene più vista come un qualcosa di positivo ma viene attribuita ad un patto con il diavolo. La donna non veniva, infatti, istruita e di conseguenza si pensava che non potesse saperne più degli uomini quanto alle proprietà di erbe, agli infusi e anche alle fasi lunari. Per questo motivo, in principio, il nome strega veniva assegnato alle donne ritenute responsabili di aborti o dell’uccisione di bambini. In realtà, queste donne erano solo l’espressione delle credenze popolari. Ci si affidava loro per guarire persone e animali della comunità di appartenenza o per praticare aborti o per chiedere consigli sui metodi contraccettivi. La presenza di reati di stregoneria negli atti giudiziari precedenti al XIII sec. è piuttosto scarsa. Il più antico documento europeo che parla di stregoneria è il “Canon Episcopi”, scritto nel IX sec. durante il regno Franco di Ludovico II. Si tratta di una breve istruzione rivolta ai vescovi su come trattare le credenze popolari delle adepte di Diana, che secondo il mito sarebbero state capaci di volare per raggiungere di notte la riunione dove adorare la Dea della caccia. Nel documento si mantiene un certo distacco nei confronti del fenomeno e le streghe vengono descritte come vittime di un’illusione del demonio che fa credere loro di essere capaci di volare. La vera sistematizzazione di questa figura con le sue caratteristiche uniche e distinguibili si forma solo a partire dall’ XI sec., grazie ai teologi e agli studiosi sulla base della demonologia. Si comincia in questo momento a distinguere tra “malefice” e “strige”, mentre si fa spazio l’idea che queste donne siano l’intrinsecazione della potenza del demonio. Nel 1233 il papa Gregorio IX promulga la bolla “Vox in Rama”, in cui esplicita la concezione forte e ormai abbastanza precisa dell’azione stregonesca. Nel 1205 Stefano Barbone descrive il “sabba”, nel 1258 arriva il primo processo, nel 1275 il primo rogo a Tolosa.

Torniamo per un momento al presente e al film immagine di questa recensione. Parliamo della trama.

Heidi è una deejay radiofonica di un programma locale nella città di Salem, conosciuta come la città delle streghe. Una sera riceve in regalo una scatola di legno con all’interno un vinile, inciso da tali “Signori di Salem”. La ragazza ascolta i suoni provenienti dal disco e ne viene condizionata come molte altre donne della città, perdendo progressivamente contatto con la realtà. E’ tutto un sogno oppure le streghe di Salem stanno tornando?

Il film è rappresentato come un diario infernale, in cui la nostra protagonista (Sheri Moon Zombie), viaggia in uno stato costante di coscienza fluttuante. L’ascolto del disco provoca in lei una disturbante possessione, un richiamo che proviene da secoli prima della sua nascita. La trama è impostata per alterare man mano lo stato psichico dello spettatore portandolo al parossismo d’inquietudine, seminando lungo il tragitto sagome incombenti e silenziose apparizioni, rigurgiti sabbatici e manifestazioni maligne. Nella scena iniziale siamo nel tardo XVII sec. e il reverendo James Hawthorne promette di provvedere al problema delle streghe a Salem. Successivamente l’attenzione si sposta sullo svolgimento di un rito satanico da parte di una congrega il cui scopo è di far partorire a una fanciulla prescelta e posseduta il maligno, l’Anticristo. Scena meravigliosamente raccapricciante che prende ispirazione dai classici horror anni ‘60 e ’70, con delle inquadrature che sembrano avvolte dalle fiamme demoniache. La trama ad un certo punto del film prende la via del giallo. In una puntata del programma radiofonico, Heidi invita un esperto di stregoneria il quale rimane molto turbato dalla musica di questi “Signori di Salem” e cerca di informarsi su questo gruppo. Dopo i primi venticinque minuti di pellicola la struttura narrativa presenta dei personaggi (la padrona di casa di Heidi e le sue due amiche) che vogliono volontariamente farci sospettare qualcosa lasciando qua e là alcuni indizi, caratteristiche primarie della letteratura gialla. Strutturare un horror con una sottotrama gialla sicuramente mantiene alta l’attenzione di chi guarda per tutto il film. Comincia la discesa di Heidi negli inferi, le sue visioni di croci al neon e dipinti e oggetti religiosi in luoghi rossi e dissacranti ci vengono spacciate per sogni. Dopo questi episodi mistici si torna al giallo e scopriamo che “I Signori di Salem” furono una congrega di streghe che suonava la musica del diavolo per soggiogare le menti delle fanciulle e che nel presente invece suoneranno live a Salem a breve. Staremo parlando della stessa cosa? Il regista fa emergere molto il musicista che è in sé. La colonna sonora che tormenta le donne è scritta di suo pugno e la possiamo considerare il potere soprannaturale su cui si regge il film. Zombie ci sta mostrando quello che è il vero potere della musica, contestualizzando il tutto nel genere proposto, ovviamente. L’ultimo quarto d’ora del film è di una potenza visiva incredibile. Ambientato in parte in un teatro (il regista propone quindi un’opera metacinematografica citando e omaggiando ad arte cinema, musica e teatro) e in parte nella testa di Heidi in preda alla possessione non riuscendo bene a distinguere il reale dall’irreale. Infine la visione del parto e la rinascita di Heidi come se si fosse autorigenerata dal male puro, un male che si trasforma in una delle migliori rappresentazioni cristiane, una Madonna, o in questo caso una Madonna del male. Il film si conclude con quell’immagine, dando il chiaro messaggio che ogni religione è uguale all’altra.

Torniamo ora nel passato, al periodo in cui si cominciava a parlare della “caccia alle streghe”. Nel Rinascimento le streghe erano ormai diventate nemiche da combattere, quindi i poteri dello stato, chiesa e scienza cercarono di contrastarle. Il 5 dicembre 1484, Innocenzo VIII promulgò la bolla “Summis desiderantes affectibus” nella quale affermava di reprimere l’eresia e la stregoneria nella Valle del Reno. Nel 1486 venne, invece, scritto il “Malleus Maleficarum”. Ecco riportato un estratto:

“Poiché ai giorni nostri la perfidia si riscontra più spesso nelle donne che negli uomini come l’esperienza ci insegna, noi, cercando di stabilirne meglio la causa, possiamo affermare, completando quello che è stato detto che poiché esse mancano di forza sia nell’anima che nel corpo, non c’è da meravigliarsi se cercano di stregare chi odiano. In quanto all’intelligenza e alla comprensione delle cose spirituali, esse sembrano appartenere ad una natura diversa da quella degli uomini. E’ un dato comprovato dalle autorità della ragione e che trova molti esempi nelle scritture. Terenzio dice che le donne sono da paragonarsi a dei bambini per l’inconsistenza del pensiero, l’etimologia del nome del resto lo dimostra. Femina viene da fe (fede) e minus (minore), poiché sempre essa ha ed è capace di conservare minore fede. Infine, per quello che riguarda il desiderio carnale del loro corpo. Da dove provengono tanti degli innumerevoli mali della vita umana? A buon diritto, possiamo affermare con Catone l’Uticense che se il mondo potesse esistere senza donne noi non vivremmo lontani dagli Dèi.”

La base teorica di questo trattato è che la donna sia naturalmente malvagia, crudele, ingannatrice e mossa da istinti animali e per questo molto più soggetta alle tentazioni del demonio. Anche la donna vergine o religiosa è una potenziale strega, il suo marchio è il suo stesso sesso. Il vero e proprio crimine per cui venivano processate le streghe era il “sabba”, il rito di unione carnale con il diavolo. La diffusione delle religioni protestanti fu determinante; secondo Calvino e Lutero ognuno di noi ha in sé una parte demoniaca e compito dell’uomo di fede è cercare di reprimerla. I protestanti erano ossessionati dalla presenza di Satana sulla Terra, e fomentando la psicosi della stregoneria, avevano una prova incontrovertibile della legittimità della loro fede. Il Re inglese Giacomo I Stuart scrisse un trattato di demonologia nel 1597 e con la sua legge del 1604 legalizzò la condanna a morte delle streghe.

Alla fine del XV sec. e fino alla metà del XVIII sec., le streghe e spesso anche le loro figlie, ritenute pericolose dalle autorità civili e religiose, furono oggetto di persecuzioni, che spesso terminavano con la morte. Anche se innocenti, la maggior parte delle incriminate erano donne di ogni età e condizione, soprattutto di classe sociale inferiore. Erano solitamente vedove, levatrici o erbarie. Veniva addirittura considerata strega anche chi possedeva gatti neri, chi aveva capelli rossi o un neo nell’iride dell’occhio, cosiddetto segno del diavolo. Nel periodo tra il 1575 e il 1800 quasi un milione di persone è stato accusato di stregoneria e una buona parte giustiziata. E’ solo dopo la riforma, a partire dagli anni ’60 del XVI sec., che si ebbe la caccia alle streghe vera e propria. Le persecuzioni si diffusero in tutto il continente europeo. Alcuni studiosi hanno messo in relazione con il peggioramento del clima la propagazione di questa isteria di massa. Dopo il caldo del Medioevo, si ebbe una piccola era glaciale che incise negativamente sulla qualità della vita di una società legata ad un’economia di sussistenza con una conseguente perdita di raccolti. Le streghe divenivano l’ideale capro espiatorio a cui imputare tutte le avversità metereologiche. Ci troviamo di fronte a comunità molto impaurite, deboli, instabili e sempre sul punto di essere decimate da un’epidemia, dalla fame. Erano alla ricerca di un nemico e quasi sempre era uno straniero, parlante una lingua diversa, un perfetto capro espiatorio dove ricercare il minimo segno di stranezza che potesse essere ricollegato alle sventure subite e al soprannaturale. La caccia cominciò a coinvolgere un numero sempre più alto di imputati. In alcune zone europee vennero chiamati valdesi e le autorità accusarono loro di formare una setta criminale a servizio del demonio che si presumeva incontrassero durante le ore notturne dove giungevano in volo a cavallo di piccoli bastoni dopo essersi cosparsi di unguento magico. Si diceva inoltre che durante il sabba, i valdesi rinnegassero la fede cristiana e prendessero l’impegno di danneggiare la popolazione diffondendo epidemie o rendendo infecondi i campi, molestare gli uomini e le donne. La vicenda ebbe una risonanza tale da chiamare in causa Filippo il Buono, che pose un freno a questa psicosi collettiva. Qualche decennio dopo questa vicenda terminò e i condannati furono riabilitati dal Tribunale di Parigi nel 1491. Spesso i processi mettono in luce una caratteristica che si incontra spesso nella storia della stregoneria, ossia l’intreccio tra interessi religiosi, giudiziari e politici. Uno degli esempi è quello dell’eroina francese Giovanna D’Arco, a cui gli inglesi attribuirono false accuse di eresia e stregoneria al solo scopo di indebolire lo spirito nazionale francese che lei aveva risvegliato. Il modo più facile per essere accusati era trasgredire le leggi naturali del matrimonio; significava mettere in discussione un sistema socio-economico che andava avanti proprio grazie a questa istituzione. La prostituzione diabolica di cui erano accusate le donne a causa della forma dei loro genitali, le esponeva alla possibilità di essere continuamente penetrate dal demonio.

Il puritanesimo statunitense fu ancora più rigido nei confronti del ruolo della donna. La sua unica funzione era quella di essere un’ancella di Dio, una moglie devota e una madre esemplare. Chi non sottostava al modello era sotto l’influenza del diavolo e, quindi, una strega. Tra gli episodi storici più famosi nell’immaginario collettivo c’è sicuramente il processo alle streghe di Salem che si svolsero a partire dal 1692 nel piccolo villaggio nord americano. Al termine del processo furono giustiziate per impiccagione 19 persone. Un uomo venne schiacciato a morte per essersi rifiutato di testimoniare, centocinquanta sospettati furono imprigionati e altre duecento persone accusate di stregoneria. La persecuzione inizia con un episodio casalingo: due donne si ritrovano in uno stato confusionale, dove hanno delle allucinazioni, difficoltà motorie e iniziano a strisciare sul pavimento. Questi comportamenti vengono da subito attribuiti al demonio ed iniziano a colpire diverse donne. L’origine di questi comportamenti deriva però quasi sicuramente da alcuni alimenti tra cui la segale che era stata contaminata da un parassita delle graminacee. Dalle fonti giudiziarie inquisitorie si ricava l’immaginario stregonico più diffuso. Le streghe si organizzavano in una vera e propria società, con una propria gerarchia cui fa capo la “strea mastra”. Oltre ad essere vicaria di Satana, essa si occuperebbe si scegliere altre patrone che possono sorvegliare rispettivamente un gruppo di scolare. Chi era la prima strega o presunta tale di Salem?

MARY WEBSTER

Nata in Inghilterra nel 1624, si trasferisce nel Massachussets con la famiglia nella cittadina di Hadley. Si sposa con William Webster nel 1670. Mary era una donna che non si faceva mettere i piedi in testa, se c’era qualcosa da dire la diceva al diretto interessato senza contare che lei e il marito vivevano in estrema povertà, necessitando spesso degli aiuti della comunità. La carità cristiana per i puritani è sempre stata, però, solo di facciata, tanto che il carattere scontroso e reso aspro dalle condizioni precarie di Mary, non la aiutò ad essere ben vista dalla cittadina. Cominciano a girare voci e pettegolezzi su di lei, molto scorbutica e che inquietava gli animali che, arrivati alla sua abitazione, smettevano di camminare spaventati da non si sa cosa. Individuata come causa di ciò, cominciò ad essere picchiata dagli uomini che dovevano passare per casa sua ed assicurarsi così il passaggio degli animali. Un altro episodio fu quello di una gallina che cadde da un comignolo di una casa al passaggio di Mary, finendo dritta in un calderone d’acqua bollente dove la donna, presumibilmente, si scottò e la sua scottatura venne interpretata come il Marchio del Diavolo. Pare che il famiglio di Mary Webster fosse un gatto nero. Nel processo in tribunale venne accusata di stregoneria per la sua assoluta mancanza di paura davanti a Dio e al giudizio divino; condanna che poi cadde e venne così rilasciata come non colpevole. E’ palese dove il suo processo voleva arrivare. Non era simpatica alla comunità ma, soprattutto, era una donna che pensava con la propria testa e si professò innocente fino alla fine. La libertà, però, le dura poco. Nel 1685, un cittadino di Hadley, Philip Smith, cade in preda a delirio e profonda inspiegabile malattia. Il delirio, secondo la comunità, fu indotto da una fattura malefica. Il corpo di Smith rimase caldo per giorni dopo la sua morte e fu ritrovato coperto da punture di spillo. Secondo le deposizioni di Cotton Mather, in punto di morte Smith confidò che Mary Webster era la causa di tutti i suoi problemi. Isteria? Rabbia? Bisogno di sfogarsi? Tutto fu incanalato contro Mary Webster. Una figura così pura e altolocata come Smith non poteva essere uccisa che da una sudicia vecchia strega. Mary Webster viene catturata, torturata ed impiccata ad un albero fino a soffocare e ritenuta morta viene tirata giù e seppellita nella neve. Si racconta che la comunità è stata preda, in seguito, di stupore e orrore nel vedersi palesare Mary Webster ancora viva, sopravvissuta a questa indicibile tortura e come un cadavere riappropriarsi della sua vita, prendendo quella di Philip Smith in cambio che spira quando invece lei respira, salvandosi e passando alla storia come la strega mezza impiccata del poema di Margaret Atwood. 

Come si evince dall’approfondimento storico, il film “Le streghe di Salem” presenta delle analogie nella trama a livello concettuale. L’opera sicuramente più matura, l’apice del cinema di Rob Zombie. Le musiche sono straordinarie: del tema principale curato dallo stesso Zombie ne abbiamo parlato, poi abbiamo Spirit of the radio dei Rush, due brani dei Velvet Underground All tomorrow’s parties e Venus in Furs usate in due momenti importanti del film come a voler dire che sia musica talmente alta da sembrare ultraterrena. Viene sottolineato poi il rapporto padrone-schiavo che c’è tra ogni Dio e ogni fedele quindi tra musicista e ogni suo fan.

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