a cura di Massimo Palozzi

Luglio 2023

IL DOMENICALE

LAVORO, SEMPRE SULLE MONTAGNE RUSSE

 

di Massimo Palozzi -  Una notizia buona e una cattiva sono quello che ci lascia questa settimana. Per rinfrancar lo spirito sotto il solleone, cominciamo da quella buona. Che in realtà sono due, anzi tre.

Martedì è stato inaugurato a Rieti, in via Petrella Salto all’angolo con la Salaria per l’Aquila, il terzo supermercato della catena MD (il settimo in provincia). Per i clienti si tratta di un’ulteriore alternativa per scegliere dove andare a fare la spesa. Per l’economia locale rappresenta invece un investimento cospicuo che come primo effetto ha avuto interessanti ricadute occupazionali. Nel nuovo punto vendita hanno infatti trovato impiego 15 persone con un’età media di 34 anni, tutte residenti a Rieti e nei comuni limitrofi.

Ciò detto, si potrebbe riaprire l’eterno dibattito sulla proliferazione di supermercati e quindi sul fatto che l’economia locale si stia sempre più riposizionando verso la grande distribuzione a danno dei piccoli negozianti, sottraendo risorse ad investimenti sul manifatturiero. Un tema enorme, sorretto da argomenti consistenti, che però in un ambito del genere andrebbe a svilire troppo l’importanza di un’operazione imprenditoriale che non può essere letta unicamente con la logica dei sofismi. Perché è noto che il meglio è nemico del bene.

Del resto la triste fine del parco commerciale pensato nell’ambito del recupero dell’ex Zuccherificio evidenzia come le scialbe prestazioni politico-amministrative siano la causa di fallimenti di progetti faraonici rimasti sulla carta. Allora occorre lodare la proprietà di MD, che non soltanto ha aperto un nuovo supermarket, ma per farlo ha letteralmente bonificato l’area sulla quale sorge dopo un attento intervento di riqualificazione e di ricostruzione da zero dell’edificio realizzato al posto del deposito di ricambi per mezzi pubblici che c’era prima.

La seconda buona notizia in tema di prospettive occupazionali riguarda la partenza del nuovo Istituto Tecnico per la Logistica. Con l’open day di giovedì all’Aldo Moro di Passo Corese, a molti ragazzi della Sabina (e non solo) sarà data una concreta opportunità in un settore in forte espansione che proprio nel Polo di Passo Corese ha conosciuto un deciso sviluppo. Il corso è di durata biennale e servirà per formare tecnici superiori nell’ambito della logistica e dei sistemi innovativi per la mobilità. In questo modo, la scuola risponde in maniera tempestiva alle esigenze più avanzate del mercato del lavoro, creando una sinergia che dovrebbe costituire l’ideale cinghia di trasmissione tra sapere e saper fare.

La terza buona notizia è infine collegata alla prossima riapertura dell’ex Mercatone, chiuso a giugno 2022. Nonostante i ritardi accumulati (la ripartenza era stata inizialmente prevista per la fine dell’anno scorso), il cantiere per la ristrutturazione del capannone ex Merloni procede rapidamente e, soprattutto, si stanno valutando i curricula dei candidati all’assunzione nei vari punti vendita del rinnovato centro commerciale.

Oltre al ritorno di Conforama, apriranno diversi altri negozi di marchi famosi. Cisalfa (abbigliamento sportivo), Mediaworld (elettronica), ScarpaMondo (calzature), Pepco (oggettistica) e Action (discount non alimentare) hanno già avviato le selezioni. Ad essi si dovrebbero affiancare Terranova (abbigliamento) e un ipermercato Conad. Per quest’ultimo si tratterebbe di un riposizionamento strategico, con l’apertura di un punto vendita più grande rispetto a quello di via Emilio Greco dove sarebbe sostituito da un Todis, che fa sempre parte dello stesso gruppo.

In predicato resta Decathlon (articoli sportivi) così come da completare è ancora il comparto dedicato al cibo. Se molto probabile è il ritorno di Eurofocaccia, più incerta la composizione dell’area ristorazione, con Burger King e Road House tra i papabili.

Di particolare interesse è la situazione di Conforama, che aveva ereditato locali e addetti dalla Emmezeta di Maurizio Zamparini, il fumantino imprenditore friulano scomparso un anno e mezzo fa dopo aver venduto ai francesi nel 2001 i suoi venti punti vendita sul territorio italiano per 850 miliardi di lire.

Fino al 18 ottobre i 57 dipendenti sono in cassa integrazione, ma c’è un ottimismo diffuso che la ripresa delle attività possa avvenire prima di quella data con tutte le risorse umane reintegrate direttamente presso Conforama o assorbite dalle altre realtà commerciali sorte nel nuovo centro di Santa Rufina. Sul piano occupazionale le previsioni iniziali parlavano di circa duecento nuovi posti di lavoro: se saranno rispettate, sarà davvero una bella boccata di ossigeno.

Celebrate le belle notizie, veniamo ora all’immancabile contrappunto. Sempre martedì, nel corso di un incontro tenutosi a Milano, Imr Industries ha illustrato ai sindacati la situazione dei suoi stabilimenti in Italia.

Imr è l’azienda lombarda che, dopo aver acquisito IndustrialeSud con sede a Teramo, a fine 2021 ha rilevato lo stabilimento Lombardini specializzato nella produzione di motori. Stiamo parlando di uno dei marchi storici del Nucleo, dove si era insediato nel lontano 1974 con ancora 150 dipendenti al momento della dismissione.

Considerata l’importanza per Rieti della casa emiliana di proprietà del gruppo americano Kholer, la reindustrializzazione del sito è stata fin da subito obiettivo primario e insieme terreno di scontro. Nel settembre di due anni fa persino l’allora vescovo Domenico Pompili si fece promotore di un tavolo di confronto al Palazzo Papale sull’onda di un’urgenza che non consentiva di cincischiare troppo.

Con l’entrata in campo di Imr i problemi sembravano definitivamente risolti. Elaborato il lutto per la perdita di un’azienda ormai iconica nell’asfittico panorama industriale reatino, il sorriso era tornato sulla base delle garanzie offerte dalla nuova proprietà.

Proprio un anno fa, il 19 luglio 2022, è stato inaugurato il rinnovato stabilimento Imr in via Emilio Greco, dove un tempo svettava il nome Lombardini. In quell’occasione Silvano Galmarini, in rappresentanza della famiglia proprietaria di Imr, si era lasciato andare a previsioni molto ottimistiche: "Uno dei motivi di questa operazione è quello di far rientrare, dove si può, un po’ del lavoro che abbiamo in Polonia. Ci vorrà qualche tempo ma piano piano lo stabilimento si riempirà di lavoro”.

L’auspicio aveva ovviamente galvanizzato sia il personale, in parte già coinvolto in corsi di formazione a Teramo, sia l’ampio parterre di autorità presenti al taglio del nastro. I mesi seguenti si sono invece rivelati un po’ più difficili, tanto che appena allo scorso 29 giugno risale l’ultimo incontro tra le organizzazioni sindacali e la direzione per fare il punto sulla situazione aziendale e sul piano di reindustrializzazione. Nel corso di quel vertice l’azienda aveva comunicato che sono in corso investimenti e che sono stati allestiti reparti per l’avvio di nuove attività per nuovi clienti, consentendo il riassorbimento progressivo di un numero limitato di dipendenti (gli attuali occupati tra Rieti e Teramo sono una cinquantina, 40 si trovano in cassa integrazione e gli altri in distacco presso altre imprese).

Il management aveva pure fatto stato di ritardi nell’attuazione del piano industriale, dovuti principalmente alle difficoltà del settore automobilistico e all’incertezza degli investimenti di alcuni clienti importanti. Di fronte a questo scenario i sindacati avevano manifestato una certa preoccupazione in vista della scadenza della cassa integrazione a dicembre, preoccupazione accresciuta dopo che l’azienda non ha escluso il ricorso alla proroga in caso di necessità. La logica conseguenza è stata una convocazione richiesta alla Regione Lazio per la verifica dell’accordo di cessione da Lombardini a Imr, che tra i soggetti sottoscrittori vede anche, oltre alle due aziende, la stessa Regione Lazio e il Ministero dello Sviluppo economico.

Cinque giorni fa, infine, l’ultimo aggiornamento. Secondo Imr, le difficoltà sono frutto della situazione generale che risente del momento vissuto dal settore automotive, dove le principali case automobilistiche stanno rallentando le decisioni industriali alla luce dei cambiamenti in atto a livello internazionale. Per quanto riguarda la reindustrializzazione del sito reatino, dal prossimo gennaio le attività legate a Lamborghini saranno sviluppate a Jesi, nelle Marche, con un deciso cambio di rotta rispetto alle valutazioni iniziali che le vedevano posizionate a Rieti. Dove invece Imr prevede di spostare l’impianto di riciclo materiali, in aggiunta alle attuali lavorazioni e alla termosifonatura che dovrebbe arrivare da Teramo, con un investimento di 6 milioni di euro. Questo prevedibilmente comporterà un allungamento dei tempi dei piani industriali, tanto che Imr ha confermato di aver già preventivato un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria. Stando alle attese, si stima comunque che a Rieti per febbraio 2024 verranno impiegate circa 70 unità, per arrivare a 100 entro fine anno.

Inutile dire che queste anticipazioni hanno creato allarme tra lavoratori e sindacati (un po’ meno nella classe politica, a giudicare dalle tiepide reazioni). Tenendo conto delle difficoltà di avviare iniziative anticicliche, il caso si potrebbe ancora considerare all’interno di tempi fisiologici, ma l’apprensione che comincia a diffondersi non appare del tutto ingiustificata. D’altronde le cifre sono spietate. Nel 2022 in provincia si sono persi 600 posti di lavoro, con gli occupati scesi in un anno da 56.300 a 55.700.

 

23-07-2023

ph M. D'Alessandro

 

 

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