Giugno 2021

PERSONE & PERSONAGGI

LA SANITÀ? NON SOLO NUMERI PAROLA D’ORDINE: SEMPLIFICARE

Intervista al dott. Paolo Bigliocchi

politica, sanità

“Ho letto sommariamente l’ipotesi di ristrutturazione sul Recovery Plan e concettualmente è tutto bello. Nella pratica sarà molto difficile in un territorio come il nostro. La nostra figura professionale scompare, si creano delle Case di comunità ogni 20/25mila abitanti con dentro medici di medicina generale, specialisti, infermieri. Alla nostra provincia ne spetterebbero sei: dove dislocarle? Cosa fare nel Cicolano? Posizionarla ad esempio, a Borgorose e da Petrella Salto debbono raggiungerla per andare dal medico? Ci sono aspetti da considerare. La Sanità pubblica è un bene che abbiamo in questo Paese di cui non ci si rende perfettamente conto, ed è stata già tramortita dalla aziendalizzazione.
Quando togli le idee ed anche le ideologie e come unico punto di riferimento di un’azione politica (vale per tutto) metti il pareggio di bilancio, scompare il ruolo del Politico.
La mia generazione ne ha viste molte di battaglie per i diritti civili, mentre oggi qualcuno rimprovera di pensare alla legge Zan o allo Ius Soli con le problematiche esistenti nel mondo del lavoro: come se le due cose fossero in contrasto. Come se un Paese civile, maturo, adulto, non fosse in grado, in modo parallelo, di portare avanti un riforma del lavoro ed una sui diritti civili. Il problema è che si è monetizzato tutto, ed è così anche nella Sanità. E’ un settore che rischia di essere in perdita per definizione  perché tutti i progressi scientifici hanno dei costi enormi: vero che costituiranno il risparmio del futuro, ma ad un Ministro interessa l’oggi. Quando ho iniziato questa professione, esisteva il 10 % della diagnostica attuale:  ora si arriva prima e meglio  alla soluzione dei problemi, ma occorrono investimenti. Pensare di poter chiudere la Sanità in quattro numeri di un bilancio significa depotenziarla. Il decisore da Roma non si rende conto che 150mila abitanti sul nostro territorio non sono i 150mila abitanti in via Prenestina, racchiusi in 30 condomini. Qui abbiamo una popolazione spalmata su 73 Comuni e su un territorio orograficamente disomogeneo: cambia l’impegno per affrontare i servizi. Non mi piace ascoltare la frase ‘data la peculiarità del territorio’ ripetuta continuamente: è una trappola infernale. Non ci riconosce diritti ma una specificità. L’abbiamo ascoltata quando si è parlato di Amatrice, quando si è affrontato il discorso ‘Magliano’ senza tener conto che il cittadino ha un diritto che è quello della salute e deve essere messo in condizione di esercitarlo. Se c’è una popolazione anziana, dispersa sul territorio, che ha esigenze particolari occorre che la Sanità gliele offra a prescindere dai numeri. 
E non basta parlare di un nuovo ospedale: non sono i mattoni a fare la differenza. Dobbiamo prima capire cosa ‘metterci dentro’: l’università? Allora intanto portiamola, poi eventualmente la trasferiremo in una nuova struttura.” 

Perché si è parlato di un attacco alla vostra categoria?

“Vale e sta prendendo sempre più piede l’opzione Giorgetti: ‘In epoca di internet il medico di base non serve più a niente’ (vedi questione vaccini) e non si rendono conto che, in realtà con tutti i limiti di questa professione, c’è un rapporto con il paziente che non si riesce ad ottenere in nessun altro caso. Hanno bisogno di noi per risolvere dubbi, per far recuperare un po’ delle loro certezze affidandosi a qualcuno di cui storicamente hanno fiducia. Dopo 40 anni di lavoro ho visto gente nascere ed ora ne seguo i figli e di qualcuno anche i nipoti. Se i nostri sindacati invece di pensare semplicemente a due euro di più in busta paga, avessero inciso sulla qualità del lavoro non saremmo a questo punto”. 

La difesa d’ufficio della vostra categoria non sempre è stata bene accolta, a causa di quei medici che hanno compromesso la visione del vostro ruolo lasciando soli i pazienti

“Parliamo di una categoria che ha avuto anche 400 morti. Nell’ultimo anno è cambiato sostanzialmente il nostro modo di lavorare. Io ho raddoppiato gli orari di studio: non esiste solo il Covid ed il paziente ha il diritto di essere visitato. Se vuoi fare la medicina dal citofono hai sbagliato mestiere.  Alcuni aspetti introdotti, come l’email, whatsapp, possono essere positivi per avere in presenza solo chi ne ha veramente necessità.
Purtroppo nel frattempo il decisore (nello specifico la Regione Lazio) non ha compreso cosa fare nell’emergenza: sburocratizzare, anche temporaneamente, il sistema. Non puoi lasciare il paziente ogni volta che ha bisogno di una prestazione diagnostica dinanzi a mille difficoltà. La burocrazia esasperata nasce dalla convinzione sbagliata che controlli meglio la spesa: non è così! Si ha la sensazione che non si metta mai al centro il cittadino ma altre logiche, bilancio, organizzazione forzata a tutti i costi, ignorando l’esigenza di Felice che vive a Poggio Perugino in una condizione di difficoltà e non ha i mezzi né la forza per venire a Rieti: c’è la necessità di una presenza sul territorio più articolata.”

(da Format mag/giu 2021)

 

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