Settembre 2021

EVENTI E MANIFESTAZIONI

LA MAMMA DEL RAGAZZO DAI CALZONI ROSA PARLA: CHI HA PAURA DI ASCOLTARE?

eventi, società, solidarietà

Ti guardi intorno chiedendoti “Dov’è il mondo della scuola? Dove sono insegnanti, dirigenti, alunni? Dove sono finiti tutti? Perché hanno paura di ascoltare ciò che li aiuterebbe a comprendere, a preservare, ad accogliere ed in qualche caso a salvare?”

Teresa è qui dinanzi a noi - al Festival "CONVERGENZE E DIFFRAZIONI giornate di riflessione sul Noi", organizzata da Arci Rieti, Laziopride e Arcigay Rieti -  ha scansato il proprio dolore per poterne parlare. Lei è la mamma del ragazzino dai pantaloni rosa: Andrea si tolse la vita il 20 novembre 2021 a Roma. “Magari raccontare della nostra tragica esperienza e di tutto il dolore di chi resta può rappresentare un deterrente per altre tragedie. Magari vedere o leggere del mio dolore (ha pubblicato un libro dal titolo ‘Andrea oltre il pantalone rosa’ con prefazione di Maria Rita Parsi n.d.r.) porterà alla riflessione quell’adolescente che, preso dal suo intimo disagio, pensa di risolvere il suo male distruggendosi o, viceversa quell’altro adolescente che in forma più o meno internzionale, quel disagio lo crea”. Tiene alta l’attenzione Teresa, aprendo un canale empatico con chi l’ascolta attonito: cosa ci può essere di più straziante dell’apprendere che tuo figlio ha scelto di togliersi la vita, appeso ad una sciarpa? La stessa che ti aveva insistentemente pregato di procurargli per non farsi trovare impreparato al gelo… Fa questo Teresa Manes: parla alle persone, va nelle scuole, nei convegni, negli incontri, sensibilizza la politica, collabora con la Polizia Postale “forse con l’intento di ammazzare il dolore, per non esserne ammazzata”.

“La scuola è parte in causa e non può escludersi da queste forme di confronto che non debbono solo riflettere ma servono anche come rivendicazione di spazi, diritti – spiega a Format Teresa Manes - Non è soltanto il luogo deputato alla formazione, ma anche il luogo del confronto. Il vero cambiamento culturale può essere favorito se la scuola diventa protagonista di questi momenti. Noi genitori pensiamo di sapere abbastanza invece non si smette mai di comprendere, i figli si conoscono solo fino alla curva, dopodiché, quando i nostri occhi non li vedono più, sono altre persone.  Io avevo una visione limitata delle condizioni vittimogene, c’è invece la vittima di tipo collusivo o la persona che si ritaglia un ruolo senza neanche avere contezza di ciò che sta diventando. In seguito ho preso un master in criminologia;  avevo una laurea in giurisprudenza e questo mi ha permesso di ‘digerire’ la negazione di parte della magistratura che ha definito il caso di Andrea ‘non bullismo’, c’è purtroppo un vuoto normativo.”

E’ un’insegnante, una delle sole tre presenti, al termine dell’intervento pubblico di questa madre a riflettere sul come a volte sia il sorteggio di una sezione a determinare la felicità e l’infelicità, in taluni casi la vita o la morte. “Mi è difficile sentir parlare di Andrea e di come un’intera classe si sia schierata. Ho avuto un gruppo in classe eccezionale, li avrei voluto bocciare tutti per non lasciarli andare. Un ragazzo ha presentato la tesina sulla diversità ed il mondo Lgbt+. Era una sua necessità quella di raccontare il mondo che aveva studiato con consapevolezza. Temevo il momento in cui avrebbe esposto il suo lavoro a colleghi, dirigente: c’è stato invece un applauso. In questo caso però si trattava di un leader, di un ragazzo che si presentava con lo smalto, con i colori che sceglieva, con il filo di perle al collo. Un ragazzo speciale che altri hanno però accolto, merito forse anche delle famiglie che avevano alle spalle. Anche quando abbiamo dibattuto temi sensibili, come l’adozione da parte di coppie omosessuali, sebbene la classe fosse spaccata in due, con punti di vista differenti, si è riusciti a confrontarsi civilmente, ognuno ascoltando le ragioni dell’altro. Mi auguro di incontrare sempre più spesso ragazzi così”.

Il suo intervento apre una falla nel muro del silenzio ed ecco tra il pubblico si fa avanti Valentina che racconta dei suoi anni a Rieti “Se 30 anni fa ci fosse stato a Rieti un Lazio Pride non avrei sofferto quanto invece accadde al Liceo. Ho vissuto un’esperienza di ghettizzazione pesante che contribuì a farmi portare avanti per molti anni la mia confusione di genere, sia pure io stessa non tollerassi il pensiero di poter essere lesbica. Poi nacque mio figlio… da una relazione etero. E’ molto difficile vivere il tormento di una scelta, ci vogliono strumenti adatti ed aver cominciato a mettere a Rieti questo seme è importantissimo. Vedo questi ragazzi giovani stare qui, 25 anni io non avrei avuto il coraggio di esserci, mi sarei vergognata: avrebbe significato dire agli altri ‘sono lesbica’. Ora provo solo orgoglio”.

Lo stesso che porterà  in piazza Mazzini i partecipanti al Lazio Pride, così come annunciato nell’incontro  tra i portavoce Di Cesare e Caponera, il Segretario Generale di Arcigay Gabriele Piazzoni, la Senatrice Alessandra Maiorino, autrice del testo orginario della legge contro l'omotransfobia, moderati da Francesco Angeli, presidente di Arcigay Roma e ideatore del Lazio Pride.

10_09_21

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