a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2021

IL DOMENICALE

A LA FINE SE RECONTANU LE PECORE

amministrazione, città, politica, trasporti, università, viabilità

di Massimo Palozzi - La saggezza popolare racchiusa nell’antico proverbio del titolo spiega bene come i bilanci vadano stilati solo al termine di un ciclo e le valutazioni definitive opportunamente rinviate al momento dei consuntivi. Del resto, i giudizi affrettati sono spesso esposti all’alea della strumentalizzazione e difficilmente rendono un buon servizio alla causa collettiva. Detto questo, in settimana sono maturate diverse conclusioni meritevoli di considerazione, per di più portate all’attenzione degli osservatori insieme a qualche annuncio rimasticato, a riprova di un territorio non proprio in grande spolvero.

La prima sentenza riguarda l’accorpamento della Camera di commercio di Rieti con quella di Viterbo. È una vicenda decisa da tempo (la legge risale al 2015) ma tra ricorsi alla giustizia amministrativa, commissariamenti, pronunce della Consulta e (pseudo)mobilitazioni politiche, sono trascorsi anni con la recondita speranza che l’ente si sarebbe potuto salvare. Ora è stata messa la pietra tombale. Come ha denunciato Confartigianato, con la notifica del decreto del presidente Zingaretti dell’11 maggio si conclude la storia della Cciaa reatina. Nei giorni scorsi la Regione Lazio ha infatti inviato alle organizzazioni a cui spetta designare i componenti del Consiglio della neocostituita entità interprovinciale la richiesta dei nominativi che faranno parte dei nuovi organismi. Vista la (s)proporzione numerica delle aziende distribuite sui rispettivi comprensori, è facile prevedere una governance tutta sbilanciata a favore di Viterbo, dove sarà ovviamente ospitata la presidenza. A Rieti rimarrà al massimo una sede operativa, con un evidente depotenziamento sostanziale, oltre che d’immagine, di cui è segno tangibile l’intenzione manifestata da diversi dipendenti di presentare domanda di trasferimento verso altre amministrazioni per evitare di spostarsi nella Tuscia.

Archiviata la Camera di commercio, ad analoga sorte sono destinate le tre farmacie Asm, cedute a Farma Acquisition all’esito di una gara bandita mesi addietro e in esecuzione di una recente deliberazione del Consiglio comunale. In realtà la situazione, già oggetto in passato di roventi polemiche politiche, non è per niente chiara. L’ultima iniziativa in ordine di tempo è la diffida sottoscritta da otto consiglieri di opposizione per bloccarne la vendita, sulla scorta di sottili argomenti di diritto relativi alla titolarità ovvero alla gestione delle farmacie in capo al Comune e all’Asm. Il sindaco Antonio Cicchetti ha subito risposto con i consueti toni abrasivi, notando come il documento rechi solamente le firme di una parte della minoranza (manca il Pd) e bollando l’iniziativa come un’intimidazione alla quale l’amministrazione non cederà.

Baruffe politiche a parte, il percorso prevede a breve un atto notarile per l’assegnazione delle farmacie all’acquirente e poi l’aggiudicazione definitiva all’esito del trasferimento dell’autorizzazione sanitaria da parte della Asl. Nel mentre i consiglieri dissenzienti minacciano di inviare segnalazioni alla Corte dei conti qualora, come è certo, il termine dei dieci giorni decorra senza che il Comune ritiri la delibera di due mesi fa, si può già concludere nel senso di aver portato a compimento la voglia pazza di privatizzare l’unico asset non in perdita a diposizione di Asm. Il motivo di tanta insistenza viene spiegato dai vertici della stessa Azienda e di Palazzo di Città con la volontà di incamerare denaro fresco da impiegare nel rafforzamento della raccolta e trattamento dei rifiuti, di cui pure si occupa la multiutility guidata da Vincenzo Regnini. Il tema è tornato di grande attualità grazie al recente dissequestro della discarica di Casapenta, che ha ridato fiato a un piano di investimenti per circa 15 milioni di euro mirato alla realizzazione di un impianto di differenziazione, vantaggioso sia sotto il profilo ambientale che economico. L’impegno verso l’autosufficienza e il riciclo del massimo possibile degli scarti suona in linea con i nuovi dettami della green economy e della salvaguardia ambientale. Desta invece qualche perplessità perseguirlo attraverso un’azzardata operazione di dismissione di cespiti importanti, sia sotto il profilo finanziario sia per i suoi risvolti più squisitamente sociali.

Messe alla voce uscite le farmacie pubbliche, rischia seriamente di finirci anche l’università. La mancata approvazione del bilancio relativo alla gestione precedente potrebbe infatti stroncare definitivamente un corpo rimasto sempre piuttosto gracilino a causa delle ataviche difficoltà finanziarie in cui si è trovato immerso fin dalla nascita. Per far fronte alle spese di funzionamento, la Fondazione Varrone (detentrice con il Comune delle quote maggiori del Consorzio) chiede ai partner ulteriori sacrifici, che invece né la giunta del capoluogo né gli altri soci intendono sopportare dopo aver ripianato i debiti con gli atenei La Sapienza di Roma e Tuscia di Viterbo. Il risultato è una difficilissima preparazione del nuovo anno accademico e più in generale la quasi impossibilità di impostare progetti sul lungo periodo, nonostante l’attivismo del nuovo presidente della Sabina Universitas Roberto Lorenzetti e del consiglio di amministrazione rinnovato meno di quattro mesi fa.

Dall’università al Terminillo il passo è breve. La richiesta del ministero della Transizione ecologica di rivedere in autotutela i pareri di Via (Valutazione di impatto ambientale) e Vinca (Valutazione di incidenza) rilasciati dalla Regione, ha creato scompiglio tra i molti amministratori, sindacati e associazioni di categoria che premono per la realizzazione del progetto Tsm2. Giovedì il consigliere regionale dem Fabio Refrigeri è intervenuto per tentare di riportare un po’ di calma, spiegando come i tecnici della Pisana siano al lavoro per chiarire le incongruenze sollevate. Ulteriori rassicurazioni sono arrivate nella stessa giornata a seguito del colloquio telefonico avuto dal presidente della Provincia Mariano Calisse con il sottosegretario Vannia Gava (entrambi della Lega). Secondo quanto riferito dallo stesso Calisse, l’esponente governativa gli avrebbe manifestato il totale disinteresse del suo dicastero a bloccare l’opera. Meno netta invece la posizione dell’assessora regionale alla Transizione ecologica Roberta Lombardi (M5s), intervenuta venerdì per spiegare di aver recepito il sollecito del ministero e di lavorare per uno sviluppo armonico e coerente del Terminillo. Non si tratta insomma di una mera formalità, anche per i contestuali ricorsi presentati dal cartello di sigle ambientaliste che si oppongono tenacemente a quello che viene definito uno scempio della montagna, senza oltretutto i ritorni economici previsti dagli estensori del piano.

Se questi sono i dati di fatto, la settimana ha pure riproposto una serie di questioni che periodicamente riemergono tanto per non far dimenticare che c’è qualcuno dentro i palazzi del potere che se ne occupa con alacrità e dedizione. A lunedì risale la mezza figuraccia in diretta televisiva delle sbarre del passaggio a livello di Villa Reatina, abbassate per consentire il transito della solitaria littorina dall’Aquila durante la tappa del Giro d’Italia che attraversava Rieti. Non tutto il male viene però per nuocere, perché se ha interrotto la corsa dei ciclisti del gruppo di testa, l’imprevista chiusura ha d’incanto riacceso l’interesse sul progetto di soppressione avanzato nel 2018 da Rfi. Così giovedì le Ferrovie hanno finalmente contattato il Comune per stabilire la data della firma della prima parte della convenzione, che dovrebbe avvenire a giorni, per dare finalmente impulso alle procedure preliminari all’eliminazione dei quattro passaggi a livello in periferia tra Macelletto, Piani Sant’Elia e Poggio Fidoni. Per gli altri dentro la città, compreso quello di Villa Reatina, se ne riparlerà.

Per concludere la settimana degli annunci amarcord, sempre giovedì il deputato Cinque stelle Gabriele Lorenzoni ha diffuso una foto in compagnia del sottosegretario alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, corredata dall’ennesimo riepilogo dei lavori prossimi alla partenza per adeguare la percorribilità della Salaria. Dagli svincoli per entrare a Rieti beneficiari di 27 milioni di euro, alle corsie di sorpasso tra Borgo Quinzio e Osteria Nuova finanziate con altri 10 milioni, dalle quattro corsie tra Poggio San Lorenzo e San Giovanni Reatino (attualmente in fase di progettazione ma coperte da uno stanziamento di 140 milioni di euro con realizzazione prevista nel 2023-2024) ad altri interventi dopo Cittaducale, è stato riproposto a beneficio degli immemori un cronoprogramma già ben noto ai meno disattenti. Repetita iuvant, dicevano i latini, ma non è che a forza di ripeterle le cose si moltiplicano.

23_05_21

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