Dicembre 2021

EVENTI E MANIFESTAZIONI

INPS: WORKSHOP E VISIT INPS, CONVEGNO DEL 20 DICEMBRE

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Il convegno VisitInps che si è tenuto a Palazzo Vedekind il 20 dicembre ha visto la presentazione di lavori di ricercatori VisitInps, che utilizzano dati degli archivi Inps. Le presentazioni sono state suddivise in due sessioni. Il filo conduttore dei lavori della prima sessione è stato il mercato del lavoro, quello dei lavori della seconda sessione è stato le politiche pubbliche.
La prima delle ricerche presentate (di O.Bamieh dell’Università di Vienna) documenta una relazione significativa e negativa tra i costi di licenziamento e il fatturato a livello aziendale. Ciò deriva dal fatto che al crescere del rischio di controversie le aziende riducono l’esposizione ad altri rischi che possono derivare dalla normale operatività e ciò tende a ridurre le entrate. La seconda ricerca (di M. Paradisi dell’EIEF con coautori) studia il divario salariale tra generazioni e ne individua tre determinanti. La prima deriva dalla difficoltà per le giovani generazioni di accedere a impieghi ben retribuiti; la seconda è legata a un rallentamento delle carriere all’interno delle imprese; la terza rimanda ad una crescente capacità da parte delle imprese di appropriarsi delle rendite. La terza ricerca (di C. Tealdi della Università Herot-Watt di Edimburgo, con coautori) analizza le diseguaglianze reddituali in Italia. Tre sono le conclusioni principali. Innanzitutto, vi sono differenze territoriali che però riguardano principalmente le donne. Secondo, le ampie differenze di genere appaiono riconducibili principalmente alla scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro nel Mezzogiorno. Terzo, le differenze nella distribuzione dei redditi in un certo momento della vita sono maggiori di quelle che si registrerebbero se si considerasse il reddito lungo l’intero arco di vita delle persone. L’ultima ricerca presentata nella prima sessione del convegno (di G.Brunello dell’Universita di Padova, e coautori) studia l’impatto della Riforma Fornero, che ha portato ad un allungamento della vita lavorativa, sulle assenze per malattia e trova che tali assenze sono aumentate tra le lavoratrici e diminuite tra i lavoratori con conseguenze per la produttività d’impresa. La crescita delle assenze per malattia è attribuita alla domanda di tempo libero che sarebbe maggiore per le donne rispetto agli uomini. Per questi ultimi, invece, sembra prevalere il timore di un licenziamento e questo porta ad una diminuzione delle assenze.
Il primo lavoro della seconda sessione (di M. Bertoni dell’Universita di Padova, e altri) analizza l’andamento del reddito dei sindaci italiani nel lungo periodo. Il reddito annuo dei primi cittadini diminuisce in media di circa il 15 percento durante il primo mandato. L’effetto, che è maggiore per i lavoratori autonomi, svanisce nel giro di dieci anni nel Nord, mentre è più persistente al Sud. Tale differenza è presumibilmente dovuta alle maggiori rigidità e costi d’ingresso del mercato del lavoro del Mezzogiorno che rendono più difficile il ritorno al lavoro dopo un periodo di interruzione. Il secondo lavoro (di V. Zurla della Brown University) considera due politiche per i congedi parentali in caso di dimissioni volontarie della madre, adottate in Italia nel 2013 e nel 2015. La prima policy ha aumentato l’indennità a parità di copertura temporale, mentre la seconda ha allungato la copertura temporale a parità di indennità. L’autrice trova che entrambe le politiche hanno aumentato la propensione alle dimissioni e l’effetto è stato maggiore nel primo caso. Inoltre, entrambe hanno allungato la permanenza fuori dal mercato del lavoro con un effetto significativo sui salari che perdura nel medio periodo. Il terzo studio (di N. Bianchi della Northwestern University, e coautori) valuta l’impatto del decentramento fiscale sulla fornitura di servizi locali e trova che l’autonomia fiscale ha portato ad una riduzione della spesa per servizi, ma ad un aumento del numero di servizi offerti. L’effetto è maggiore laddove è maggiore la concorrenza politica. L’ultimo studio (di E. Rubolino, dell’Università di Losanna) analizza le politiche di decontribuzione e trova un effetto positivo sul livello di occupazione femminile e sulla crescita d’impresa, soprattutto dove la partecipazione femminile al mercato del lavoro è bassa, mentre non sembra invece esserci alcun effetto sui salari. Tali politiche sembrano quindi contribuire alla chiusura del divario occupazionale di genere, ma non al divario salariale.
Al convegno è intervenuta anche la professoressa Uta Shönberg dell’University College di Londra che ha tenuto una lezione sul salario minimo e sugli effetti della sua introduzione sul mercato del lavoro in Germania.
In chiusura del convegno si è tenuta una tavola rotonda, introdotta dal presidente dell’INPS Pasquale Tridico, sull’importanza delle analisi quantitative per il monitoraggio delle politiche previste dalla attuazione del PNRR. Ad essa hanno partecipato Piero Cipollone (Direttorio della Banca d’Italia), Luigi Guiso (EIEF e Segreteria Tecnica della Cabina di Regia del PNRR), oltre che i senatori della Repubblica Nannicini e Turco. Tuti i relatori hanno convenuto sull’importanza strategica di allargare l’utilizzo dei dati amministrativi ai fini di ricerca, grazie alla numerosità campionaria e la precisione delle misure che si possono ottenere.

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