Gennaio 2022

PERSONE & PERSONAGGI

IL RICORDO DI ANDREA SALINI Il “LUPO DEL ROCK"

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di Daniela Melone - La notizia della scomparsa di Andrea Salini, 44 enne lupo del rock, è arrivata come un fulmine a ciel sereno in un piovoso lunedì di novembre. Nella mia memoria, invece, c’è sempre il sole. Ricordo un meraviglioso martedì grasso trascorso con gli studenti dell’Alberghiero di Amatrice, protagonisti di un corso di chitarra. Il Maestro Andrea si era presentato con una parrucca fucsia e la solita luce negli occhi. Ricordo, poco prima di Natale, un pranzo al sacco lungo il fiume Velino, allietato da doni e dall’immancabile chitarra. Ricordo l’ultima donazione di sangue, insieme, lo scorso giugno. Lui ne aveva fatte oltre 50 e nel 2017 era stato insignito della medaglia d’oro dell’Avis. Ricordo una grande generosità, quella di chi si preoccupava sempre per il prossimo, che amava il Cicolano e aveva dato vita a la Lokomotiva, associazione che costruisce pozzi nelle zone più povere del mondo, raccogliendo tappi di plastica. Ricordo quando parlava di sua moglie Arianna, con gli occhi che brillavano, o delle donne, protagoniste del suo ultimo album Roses, presentato l’ultima volta a Cittaducale, il 23 ottobre. In quell’occasione aveva donato una rosa ad ognuna delle donne presenti. Un piccolo gesto, dal grande significato. Ricordo la sua classe, invasa dai disegni degli alunni, che crescevano, incontro dopo incontro. A ciascuno di loro donava plettri, che restano oggi silenziosi testimoni di momenti indimenticabili. Non era ancora diventato padre, Andrea Salini, ma è come se di figli ne avesse già molti. I suoi alunni gli raccontavano le cose più intime e oggi si sentono un po' orfani. “Non parlava esclusivamente di accordi e musica – ricorda Chiara - ma si preoccupava che tutto fosse a posto. Credeva fortemente in ciò che faceva e in tutte le persone a cui insegnava”. Per Ludovico il maestro Andrea era speciale. L’ultimo venerdì la lezione era stata ancor più piacevole, arricchita da una cioccolata calda, gustata durante il solfeggio. “Era uno dei pochi adulti che ammiravo davvero, con lui potevo parlare, dirgli tutto – ricorda - Gli volevo tanto bene. Ti accoglieva sempre con un sorriso, sapeva cogliere i piccoli particolari e dire la parola giusta al momento giusto”. “Mai avrei pensato di sentire così tanto dolore per un maestro che mi ha insegnato per qualche mese – commenta Valentina – Quando tornerò a suonare lo farò per te”. “Sin dal primo istante è riuscito a trasmettermi sicurezza e fiducia - racconta Gianmarco - Ero felice di andare a lezione e tutto questo si rifletteva anche al di fuori della scuola di musica. Mi ritengo molto fortunato ad aver incontrato un insegnante così speciale che non dimenticherò mai”.

(da Format nov-dic 2021)

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