Novembre 2021

EVENTI E MANIFESTAZIONI

IL NOSTRO MONUMENTO A CHI MORÌ PER LA PATRIA

storia

di Enzo Marzi del Gruppo FAI Rieti - La recente storiografia ha riflettuto su come la fase storica del Risorgimento si sia conclusa non tanto nel 1861, anno della proclamazione del Regno d'Italia, o nel 1870, anno dell'annessione di Roma, quanto a seguito della I guerra mondiale, che possiamo quindi considerare l'ultima guerra d'indipendenza italiana. Se è vero che da lì in poi si affermò il sentimento della vittoria mutilata, su cui il fascismo ebbe buon gioco, sta di fatto che l'Italia come oggi è rappresentata sulle carte politiche non comprende (eccezion fatta per piccolissime variazioni) nessun territorio che già non fosse riconosciuto negli accordi di pace che conclusero la Grande Guerra; inoltre fu solo a seguito di tale conflitto che gli italofoni di Trento e Trieste divennero cittadini italiani (o, per meglio dire, sudditi del Regno d'Italia: e va ricordato che con tale vittoria divennero definitivamente italiani anche territori abitati prevalentemente da non italofoni, come Bolzano, Tarvisio etc.).

Il ricordo di tutti coloro che morirono per l'unità della patria sopravvive nel culto civile del Milite Ignoto, che venne traslato proprio cento anni fa presso l'Altare della Patria. Negli anni immediatamente successivi, in ogni parte d'Italia si vollero ricordare i propri caduti con epigrafi che lasciassero ai posteri memoria dei loro nomi: quelli dei nostri concittadini possiamo leggerli sotto i portici del Municipio.

Nel 1926, inoltre, fu innalzato in onore di tutti i Reatini caduti per la Patria un maestoso monumento, ideato e disegnato da Giuseppe Calcagnadoro (e non dal più celebre fratello Antonino, cui talvolta è stato attribuito) e scolpito dal siciliano Giuseppe Inghilleri. Noto a tutti per la sua posizione di fronte alla stazione cittadina, ma forse da molti non mai osservato con attenzione, nelle recenti Giornate d’Autunno del FAI cittadini e forestieri hanno avuto l'occasione per farlo.

La scultura raffigura, con caratteri iconografici classici, un eroe morente: la sinistra che sostiene lo scudo e la destra che impugna una spada spezzata, che nell'atto di cadere trova conforto nella Vittoria, alata ed elmata, che da dietro lo sostiene, mostrandogli la palma del martirio. Sul basamento, in cui è rappresentata un'ara con la pira accesa, sono esposti gli stemmi del comune di Rieti, della Sabina e del Regno sabaudo.

Così Rieti, centro di un'Italia finalmente unita, teatro cento anni prima della prima battaglia del Risorgimento, volle ricordare il prezzo che pagò per la causa italiana.

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