a cura di dei nostri lettori

Dicembre 2023

STORIE DOLCI

IL MIO ANGOLO DELLA FELICITÀ E UN RICETTARIO DEL 1942

natale, tradizioni

Ci stiamo avvicinando al periodo delle festività natalizie e, come ogni anno, fervono i preparativi. Tra questi, le ricette della tradizione occupano un posto importante: vengono tramandate di generazione in generazione e custodite con passione. Per questo Format ha deciso di raccoglierne il più possibile chiedendo aiuto ai suoi lettori che, dopo averle ‘condite’ con un ricordo, potranno inviarle a rietiformat@gmail.com.

Questa è la ‘storia dolce’ di Paola Corradini: 

Un piccolo sgabello di legno pitturato di bianco nella nicchia sotto la finestra della cucina e io che guardo nonna mentre prepara il pranzo. E' sempre stato il mio posto preferito, il mio angolo della felicità da dove osservare dal basso verso l'alto quella donna piccola piccola, ma con un carattere forte che andava a compensare la statura. E' grazie a lei se ho imparato a cucinare, a tirare la pasta, a preparare la crostata, ad amare il calore di una cucina e della stufa accesa. Come ogni anno, in questo periodo natalizio riprendo in mano una vecchia rubrica datata 1942 dove nonna Sabina appuntava tutte le sue ricette scritte a mano con una stilografica blu. Il panciallo (è scritto proprio così), le tisichelle, i biscotti alla mandorla e le ciammellette, quelli che chiamava i dolcetti e che non mancavano mai nelle tavolate natalizie a casa sua. La tovaglia buona e i piatti con i fiorellini dorati perché le feste andavano onorate. Nonna conservava i dolci natalizi preparati giorni prima, in uno sportello della credenza di legno e il profumo che arrivava quando lo aprivi lo ricordo ancora adesso, mentre scrivo. Ero l'unica che era a conosceva di quel segreto che rimaneva tale fino al pranzo del 25 dicembre. E solo io coglievo il suo sguardo mentre era davanti ai fornelli che mi indicava la sala con un sorriso, come a dire vai a prendere un biscottino ma non dirlo a nessuno. Ero così orgogliosa che non ne ho mai preso più di uno e tornavo a sedermi sul piccolo sgabello mentre lo mordevo piano per far durare quella gioia il più possibile. Nonna Sabina aveva cresciuto due figli durante la Seconda Guerra senza fermarsi davanti a nulla. Nemmeno di fronte al soldato tedesco che voleva impedirle di rientrare nella sua casa a Fara Sabina dove erano sfollati; lo aveva guardato e spostandogli il braccio armato dal fucile aveva detto che in quel fagotto c'era da mangiare per la sua famiglia. Lo sguardo di sfida e l'invito a sparare. Ma era passata. Ci sono stata in quella casa, era il rifugio delle vacanze estive, con le sue mille stanze e la cantina fresca e buia dove ogni angolo nascondeva un segreto. Le camere al piano di sopra con i pavimenti di cotto che scricchiolavano ad ogni passo. Gli armadi e il profumo di lavanda, le ragnatele sulle travi e l'enorme chiave di casa per un portone troppo piccolo. L'orto, i biscotti fatti in casa inzuppati nel vino e la pizza bianca cotta nel forno a legna. E le corse senza fiato tra i vicoli stretti e le scale di ciottoli scivolosi, le lenzuola di lino che graffiavano la pelle bruciata dal sole e i materassi imbottiti di paglia. L'estate dei tramonti sedute sulla panchina del Belvedere ad ascoltare storie di fantasmi e streghe. Quella piccola donna e le sue mani con le vene esposte indossava un grembiule a fiori con le tasche dove teneva sempre due caramelle. Una per me e una per lei. Di quelle estati ricordo i profumi, i rumori, il frinire delle cicale e una bambina magra che parlava con le ombre. I ricordi a volte li fanno gli oggetti piccoli, banali, ma contengono attimi che, anche dopo decenni, rimangono gli stessi. Sospesi sopra la vita che intanto ha continuato a scorrere. Sono sempre lì, come una reliquia, a ricordarti che è esistita una bambina felice. Il sapore dei pinoli appena schiacciati con un sasso, l'odore del dopobarba di nonno, le caramelle chiuse dentro la carta dorata, la glassa rosa sulle paste della domenica, la scatola dei bottoni colorati, il sapore dell'olio appena uscito da frantoio e filtrato con una pezza di lino che zio Raffaele faceva assaggiare per prima a me, un piccola bimba di appena cinque anni. Ancora oggi quegli attimi e quegli odori me li porto dietro mentre cucino e penso che in fondo nonna Sabina sarebbe stata orgogliosa di me. 

Ricetta dei Pasticcini di nocciole (copiata dall'originale)

Reitate sena levare la pellicola 1 kg di nocciole, 2 chiare d'uovo, 160 gr di zucchero e sbattete con una frusta di ferro fino ad ottenere una crema bianchissima unitevi poi le nocciole tritate e la buccia grattuggiata di mezzo limone e mescolate tutto. Prendete con il cucchiaino un po' del composto formando sul suolo delle palline. Mettere nel suolo un foglio di carta pesante. Tenerle  per un'ora circa nel forno di moderato calore.

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