a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2022

IL DOMENICALE

IL VIA LIBERA DEL CONSIGLIO COMUNALE AL RECUPERO DELL’EX ZUCCHERIFICIO NON SCIOGLIE TUTTI I NODI

amministrazione, città, elezioni, politica

di Massimo Palozzi -  Detto, fatto. Con 19 voti favorevoli, 6 contrari e 8 assenti, mercoledì il consiglio comunale di Rieti ha approvato l’atto di indirizzo finalizzato alla dichiarazione del pubblico interesse ad interventi di ristrutturazione edilizia, recupero e riuso funzionale per finalità di rigenerazione urbana, di contenimento del consumo del suolo e di recupero sociale e urbano dell’insediamento dell’ex Zuccherificio. È il passaggio che mancava al definitivo via libera al progetto di riqualificazione presentato da Coop Centro Italia, basato su un grande supermercato al posto dell’attuale punto vendita presso il centro commerciale Futura di via Molino della Salce. Intorno sorgeranno una palestra, un centro diagnostico, un laboratorio analisi, una struttura dedicata alla riabilitazione degli anziani, uffici, tre ristoranti e spazi per la socialità. Previsti anche interventi sulla viabilità di contorno: due rotatorie per facilitare l’ingresso e l’uscita, insieme a nuovi tratti di pista ciclabile.

Alla vigilia molte voci si erano levate per tentare di evitare la forzatura di un consiglio prossimo allo scioglimento. L’apertura al dialogo con le altre forze politiche e con le parti sociali, annunciata dal Comune per gettare acqua sul fuoco delle proteste, si è invece rivelata poco più di un espediente per prendere tempo, limitato in sostanza ad illustrare il progetto senza alcuna possibilità di interlocuzione costruttiva.

Dal punto di vista della maggioranza di centrodestra si tratta di un successo di immagine da spendere in campagna elettorale. “Abbiamo sottratto l’edificio al degrado durato quasi cinquant’anni”, ha commentato a caldo l’assessore all’Urbanistica Antonio Emili, celebrando l’approvazione dell’atto. Le cose però potrebbero rivelarsi meno semplici. A sentire le opposizioni (Rieti città futura, Possibile, Movimento 5 stelle, Partito democratico) la delibera adottata quattro giorni fa “è un provvedimento pensato male e scritto peggio che danneggia il Comune, la città e anche Coop Centro Italia. Il dirigente ha scritto chiaramente che l’istruttoria sul progetto è appena iniziata e che sono tante le criticità emerse. Oltre a ciò ha scritto che è stato l’assessore a voler anticipare la proposta deliberativa rispetto al completamento dell’istruttoria. Appare chiaro che l’unico obiettivo dell’amministrazione è di carattere propagandistico ed elettorale, visto che non è ancora dato sapere se il progetto presentato è accoglibile o meno”.

Scremato dalle venature polemiche di ordine politico, il rilievo mostra una certa consistenza. Dopo un’intera consiliatura senza particolari sussulti, la procedura speditiva adottata in queste settimane rischia in effetti di generare confusione, in assenza di un chiaro disegno di sviluppo di quel quadrante e più in generale di tutto l’assetto urbano che sarà inevitabilmente interessato dai riflessi dell’operazione appena assentita.

Il risanamento di un’area degradata come l’ex Zuccherificio costituisce senz’altro un imperativo per chi è incaricato di gestire la cosa pubblica. Quei ruderi all’interno di un quartiere niente affatto marginale, ridotti in condizioni sempre peggiori da quando l’impianto è stato chiuso nel 1973, sono del resto il simbolo dell’incapacità di risolvere i problemi da parte delle diverse generazioni di amministratori che si sono avvicendate negli ultimi decenni.

Dopo le occasioni perdute in passato serviva uno scossone, ma non uno qualsiasi. Negli anni Novanta il ministero di Grazia e giustizia pensò di collocarvi il nuovo tribunale, disponendo di un corposo finanziamento di decine di miliardi di lire. Poteva essere la svolta, ma l’ignavia della politica locale lasciò morire la bozza in culla. Stessa sorte hanno subito le proposte succedutesi nel tempo. Le ipotesi di trasformare l’ex Zuccherificio in sede universitaria o di farne un polo fieristico non si sono mai trasformate in opzioni concrete, ad eccezione del progetto di Lariana Industrie, proprietaria di una porzione del sedime. L’iniziativa pareva in fase talmente avanzata che le stesse agenzie immobiliari una ventina di anni fa proponevano ai potenziali acquirenti di investire nell’ex Zuccherificio. L’idea era di trovare un equo bilanciamento tra edilizia civile ed edilizia direzionale, nel rispetto dei vincoli e delle prescrizioni urbanistiche. Per come era concepita, la proposta tentava di mettere d’accordo gli interessi pubblici con quelli privati. Per favorire i primi, era prevista la realizzazione di un centro civico comunale e di un polo culturale arricchito persino da una piscina. Con l’intento di accontentare i secondi, sarebbero sorti villini, palazzine e altre soluzioni abitative. Proprio la temuta speculazione sulle case costituì l’elemento principale della resistenza al progetto (all’epoca era sindaco sempre Antonio Cicchetti). Col senno di poi, pensando alla lottizzazione delle Porrara e al nuovo consumo di suolo ad essa collegato, forse sarebbe stato meglio occupare un terreno già compromesso e recuperarlo ad una meritata dignità.

Nel progetto di Coop Centro Italia l’aspetto residenziale è invece sparito del tutto. Il supermercato occuperebbe 2.500 metri quadrati al piano terra, circondato da altri spazi commerciali fra cui un ristorante. Il primo piano dovrebbe ospitare altri due ristoranti, un polo sportivo di oltre 3.000 metri quadrati, una parafarmacia, un’area gioco per bambini, un laboratorio di analisi cliniche, un centro diagnostico e un’area dedicata alla riabilitazione degli anziani. All’esterno saranno creati a regime 561 parcheggi, mentre il resto delle superfici verrebbe destinato a verde pubblico.

Stando ai calcoli dei proponenti, il risultato sarebbe raggiungibile grazie allo stanziamento di una cinquantina di milioni di euro che dovrebbero garantire 400 posti di lavoro aggiuntivi, il doppio di quelli immaginati una dozzina d’anni fa quando Coop si vide bocciare il primo tentativo. Allora, con un investimento ancora maggiore (60 milioni), la stima dei nuovi posti di lavoro generati si era fermata a 200. Come le due previsioni siano conciliabili è uno degli aspetti non chiariti di questa partita che, nonostante il voto di mercoledì, appare ancora aperta. Di sicuro Coop Centro Italia incassa un viatico di fondamentale importanza. Con il riconoscimento del pubblico interesse, è possibile infatti variare la destinazione d’uso e superare i limiti imposti dal piano regolatore (il progetto odierno prevede 15mila metri quadrati in più rispetto agli 11mila consentiti, per un totale di 26mila).

Sulle preoccupazioni dei commercianti che vedono minato il loro giro d’affari, sempre più compromesso dalle crisi di varia natura a partire dal 2008, ha prevalso dunque il senso dell’urgenza dettato dalla campagna elettorale e caratterizzato da un deciso cambio di passo rispetto ai ritmi più blandi seguiti per altri dossier.

Poco prima del voto sull’ex Zuccherificio, lo stesso assessore all’Urbanistica ha annunciato con soddisfazione l’approvazione in via definitiva da parte della Regione Lazio di una delibera con la quale il 10 marzo scorso il consiglio comunale ha recepito l’art. 3 della legge regionale sulla rigenerazione urbana. Si tratta di una norma importante perché consente il recupero delle aree ex industriali (Zuccherificio compreso), dei complessi di edilizia economica e popolare e dei tratti più degradati del centro storico e dei quartieri periferici. In tali ambiti i cittadini potranno quindi avvalersi della facoltà di demolire e di ricostruire il proprio fabbricato o di accompagnare alla ristrutturazione dell’edificio il diritto di estenderne la superficie, di mutarne la destinazione d’uso e la collocazione originaria, godendo anche della possibilità di beneficiare del contributo statale con il superbonus del 110 per cento.

La notizia è quindi positiva, ma balza agli occhi la diversa velocità con la quale è stata conclusa la pratica. La legge regionale è infatti del 2017. Al netto delle complessità tecnico-burocratiche che nessuno sottovaluta, l’amministrazione cittadina ha impiegato ben cinque anni, vale a dire l’intera consiliatura ormai in scadenza, solo per recepire la disposizione regionale che ha introdotto i benefici illustrati. Se non si trattava di un obbligo giuridico, certamente lo era sul piano politico. Portato tuttavia a compimento con ampio margine di tempo e proprio nel pieno della campagna elettorale.

 

24–04-2022

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