a cura di Massimo Palozzi

Settembre 2023

IL DOMENICALE

CAPITALE DELLA CULTURA 2026, L’AQUILA COOPTA RIETI

amministrazione, cultura, politica

di Massimo Palozzi - La giunta regionale abruzzese ha approvato lunedì il protocollo d’intesa per la costituzione del comitato promotore a sostegno della candidatura della città dell’Aquila a Capitale italiana della cultura 2026. Due giorni dopo il Comune di Rieti ha adottato un’analoga deliberazione per formalizzare il proprio ingresso nell’istituendo organismo cui spetterà, in caso di conferimento del titolo, l’attuazione del modello proposto. A questa prima delibera ha poi fatto seguito un altro protocollo d’intesa sottoscritto con la Provincia. Tra i vari componenti del comitato figura infatti anche il capoluogo reatino perché già dallo scorso giugno il sindaco dell’Aquila ha inteso coinvolgerlo in questo lungo iter preparatorio, in virtù del comune destino vissuto dai due comprensori con i terremoti del 2009 e del 2016.

Ancora prima, il 3 dicembre dello scorso anno, il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano in visita in città, aveva annunciato l’intenzione di candidare Rieti a Capitale della cultura “per la sua storia e per il suo humus”.

Quella sortita aveva significato un forte messaggio di vicinanza al territorio, aprendo però al contempo fronti di difficile gestione. Le candidature sono infatti soggette al vaglio di un’apposita giuria che le esamina secondo criteri stringenti e poi raccomanda al ministro quella ritenuta più idonea, dandone opportuna motivazione. A sua volta il ministro propone la nomina ricevuta al Consiglio dei ministri che la ratifica.

Essendo il decisore finale, Sangiuliano sembrava insomma essersi sbilanciato un po’ troppo, mettendosi nella condizione che in ambito processuale porterebbe alla sicura ricusazione del giudice.

La candidatura aggregata a quella dell’Aquila cambia ora per intero il panorama. Rieti non si propone direttamente per il prestigioso titolo, ma partecipa a sostegno del capoluogo abruzzese, che figura (in solitaria) nell’elenco delle 26 manifestazioni di interesse pervenute al ministero della Cultura entro il termine del 4 luglio previsto dal bando. Si tratta in ogni caso di un’operazione politicamente accorta, che merita un plauso convinto. Il dialogo interistituzionale condotto tra le amministrazioni dell’Aquila e di Rieti si è rivelato particolarmente fruttuoso e potrebbe costituire un elemento di forza per l’affermazione finale del dossier abruzzese.

Tanto premesso, alcune considerazioni vanno comunque fatte. In primo luogo, la potenza simbolica di due aree duramente colpite dal sisma non dovrebbe condizionare le scelte della giuria incaricata di esaminare le proposte. Né L’Aquila né Rieti hanno bisogno in questo momento di un atto caritatevole, anche compiuto nella più assoluta buona fede. Se rimaniamo al tema, la proposta dovrà essere valutata in base ad esclusivi criteri di merito. È l’Aquila (con l’addentellato laziale) la migliore espressione culturale italiana? I progetti presentati delineano un quadro culturalmente significativo dei territori che lo esprimono? Se la risposta a queste domande è sì, allora gli esperti e il governo dovranno assegnare a L’Aquila il riconoscimento di Capitale della cultura per il 2026. Qualora il dossier elaborato dal comitato promotore abruzzese non dovesse rivelarsi all’altezza delle concorrenti, sarebbe al contrario giusto non premiarlo proprio per rispetto alla dignità dell’accoppiata L’Aquila – Rieti, prima ancora che nei confronti delle altre città concorrenti.

Solidarietà e carità sono due categorie dello spirito contigue ma non coincidenti. Sul piano istituzionale la seconda non è nemmeno contemplata e non dovrebbe pertanto emergere in una questione come la candidatura a Capitale italiana della cultura.

Altra cosa è invece la solidarietà, che trova, anzi dovrebbe, trovare sempre ampio diritto di cittadinanza nei confronti delle popolazioni colpite da sciagure o calamità come i due terremoti degli anni scorsi. In questo caso lo Stato, anche attraverso le sue diramazioni periferiche, ha il dovere di sostenere gli sforzi di ripresa dei territori feriti, cosa invece non così scontata e troppo spesso rimasta sulla carta.

Nello specifico, le condizioni dell’Aquila e del Reatino non appaiono purtroppo smaglianti. A distanza di anni la ricostruzione arranca e la popolazione, soprattutto dei borghi minori, stenta a ricostituire i nuclei abitativi di un tempo.

Se la nomina a Capitale della cultura comportasse investimenti esterni e non solo un (pur importante) tocco pubblicitario, la missione potrebbe dirsi davvero compiuta. Viceversa, sarebbe una bella carezza e nulla più. La dotazione finanziaria del bando ammonta a un milione di euro. Non tantissimo ma nemmeno poco, soprattutto considerando che il vero ritorno sta nella promozione dell’immagine della realtà prescelta e nell’indotto capace di generare.

Stando a una recente ricerca della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, gli effetti che l’iniziativa ha avuto sulle città insignite del titolo dal 2015 (anno della prima edizione) al 2022 sono stati di innesco per l’attivazione di altre dinamiche di sviluppo, facendo assumere al milione di euro di investimento pubblico un significato tutto nuovo, profondamente diverso da quello economico-finanziario. Al di là dei turisti attratti o dei biglietti dei musei venduti, il titolo di capitale italiana della Cultura genera insomma un circuito virtuoso con ricadute ad ampio spettro.

La seconda riflessione riguarda il ruolo giocato da Rieti, in considerazione del fatto che non si tratta di una candidatura autonoma ma a rimorchio dell’iniziativa aquilana. Detto dell’enorme importanza di partecipare a questa avventura, va infatti ricordato come l’adesione al progetto da parte dell’amministrazione del capoluogo sabino segua l’invito del sindaco di quello abruzzese, che con una buona dose di generosità (e forse con un pizzico di lungimiranza speculativa) ha voluto coinvolgere il vicino laziale nella predisposizione della candidatura.

Inoltre, mercoledì prossimo scade il termine, pena l’esclusione dalla procedura comparativa, per l’invio del dossier di perfezionamento, e non è chiaro quali contributi possano essere stati forniti all’iniziativa aquilana dal cooptato “socio” reatino.

Con grande ottimismo sull’esito della selezione, l’assessore Letizia Rosati ha assicurato l’apporto di Palazzo di Città “affinché il 2026 possa consegnare ai nostri territori una grande possibilità socio-culturale, di sviluppo e promozione”. Sull’impegno non ci sono dubbi. Sulla fattispecie concreta incombe invece l’alea dei contenuti proposti unilateralmente dall’Aquila a valere anche per il versante nostrano.

Gli obiettivi sono ambiziosi. Come specificato dallo stesso Comune, il protocollo d’intesa delinea la gestione dei processi decisionali e le finalità che verranno perseguite. Tra queste lo sviluppo dei progetti di welfare culturale, la promozione di interventi di coesione sociale, l’avvio di iniziative di dialogo interculturale, dell’accoglienza e della riqualificazione professionale dei senza lavoro, l’incentivazione di nuove forme di imprenditorialità focalizzate sulle risorse paesaggistiche, enogastronomiche, culturali e della conoscenza e, infine, la promozione di attività che affrontino il cambiamento dei comportamenti legati alle nuove sfide ambientali.

In tutta sincerità è da augurare il successo alla candidatura aquilana per le ricadute sul nostro comprensorio. Sarebbe stato bello che Rieti fosse stata in grado di elaborare un’iniziativa propria senza il traino di un’altra realtà come capofila, ma tant’è. Guardiamo al bicchiere mezzo pieno e incrociamo le dita.

 

24-09-2023

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