a cura di Massimo Palozzi

Gennaio 2022

IL DOMENICALE

GLI AFFANNI DEL CENTROSINISTRA

politica

di Massimo Palozzi - Il candidato che non c’è rimane il protagonista del difficile percorso di avvicinamento alle elezioni amministrative intrapreso dal centrosinistra reatino. L’impasse sembra però essere stata superata dall’unica soluzione possibile di fronte allo stallo delle ultime settimane. Il Pd, che della coalizione progressista è il socio di maggioranza, ha di fatto imposto il nome dell’assessore regionale a Lavoro, Scuola e Ricostruzione Claudio Di Berardino, nel tentativo di mettere con le spalle al muro alleati veri e presunti per giungere finalmente a una sintesi e avviare la campagna elettorale. Da tempo l’ex segretario della Cgil del Lazio è la figura sulla quale hanno puntato i Democratici. Intorno al suo nome stenta però a coagularsi una diffusa condivisione soprattutto per le resistenze del cosiddetto Terzo Polo (Socialisti, Movimento 5 stelle, Uniti per Rieti e NOME Officina politica) che insiste per Carlo Ubertini, e per l’opposizione dei fedelissimi dell’ex sindaco Simone Petrangeli, arroccati sulle primarie dove lo stesso Petrangeli confida di prevalere.

Il ritardo nella scelta, annunciata per Natale, non è in realtà un gran problema in termini pratici. Lo diventa al contrario in termini politici perché dà l’impressione di un raggruppamento poco coeso, se non addirittura sfilacciato, a fronte della compattezza mostrata dal centrodestra che da ormai due mesi ha deciso la candidatura a sindaco dell’attuale vice di Cicchetti, nonché assessore al Turismo e alle Attività produttive e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Daniele Sinibaldi.

La litigiosità del fronte progressista è peraltro un tratto antico. A volerne apprezzare con molta benevolenza lo spirito, la differenziazione delle idee e delle posizioni potrebbe costituire una risorsa come elemento di dialettica interna capace di garantire democrazia e pluralismo. Per converso, l’indecisione espone a una facile speculazione da parte degli avversari, fin troppo agevolati nel denunciare all’opinione pubblica l’incapacità di trovare punti comuni e proporre programmi credibili.

Adesso il Pd ha giocato la carta del disvelamento, con un colpo di scena simile a quello proposto da Francesco Petrucci a proposito dell’attribuzione al pittore reatino secentesco Antonio Gherardi del ritratto di Plautilla Bricci.

Dal 5 novembre 2021 e fino al 14 aprile prossimo è in corso alla Galleria Corsini di Roma una mostra dal titolo “Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice” a cura di Yuri Primarosa, in cui è esposta per la prima volta l’intera produzione grafica e pittorica dell’artista romana nata nel 1616 e morta nel 1705.

Per il manifesto e la copertina del catalogo gli organizzatori hanno scelto un ritratto di giovane donna con il compasso nella mano destra e un progetto nella sinistra, a lungo considerato opera di uno sconosciuto pittore coevo e che invece lo storico dell’arte Francesco Petrucci ha ritenuto di attribuire proprio a Gherardi prima maniera. “Il realismo diretto, lo spiccato neovenetismo, le pennellate striate stese di getto sulla veste per evidenziarne le lumeggiature, l’impasto denso, costruttivo e veloce nel volto e nelle mani, la tonalità rosata degli incarnati, il color bruno seppia di ascendenza molesca della veste, richiamano inequivocabilmente i suoi modi, nel momento di massima vicinanza a quelli del suo primo maestro, Pier Francesco Mola”, scrive Petrucci in un recente contributo su AboutArtonline, avvalorando l’impressione avuta ancor prima del restauro della tela sulla scia di una cauta ipotesi formulata in tal senso da Gianni Papi.

Il quadro è di sicuro pregio. Nel 2009 fu venduto in un’asta a Londra da Sotheby’s alla ragguardevole cifra di 121.250 sterline e fa ora parte di una collezione privata di Los Angeles. Quello che però lo rende davvero speciale è il fatto di essere l’unico ritratto di Plautilla Bricci, considerata almeno in Occidente la prima donna architetto della storia. In effetti il termine “architettrice” utilizzato nella presentazione della mostra compare in un capitolato del 1663 tra il committente (l’abate Elpidio Benedetti), la stessa Bricci e il capo mastro Marco Antonio Bergiola per la progettazione di Villa Benedetta a Porta San Pancrazio, sul Gianicolo a Roma. In un’epoca di politicamente corretto e di revisione critica della terminologia declinata al femminile, la qualifica di “architettrice” coniata oltre tre secoli fa appare anticipare i tempi con sorprendente modernità.

Quanto a Gherardi, quest’anno ricorre il 320° anniversario della morte. Nel 2003 l’assessorato alla Cultura del Comune di Rieti e la Fondazione Cassa di Risparmio allestirono una bella mostra nel salone delle Udienze del Palazzo papale con le sue opere più significative. Benché un po’ snobbato dalla critica e a torto considerato un artista minore, Antonio Gherardi (nome d’arte “toscaneggiante” preso al posto del vero cognome Tatoti) fu in effetti un illustre rappresentante della cultura italiana del Seicento, spaziando dalla pittura all’architettura alla decorazione nel segno di un eclettismo raffinato del quale rimane ampia traccia.

Divagazioni artistiche a parte, la forzatura dem sul nome di Di Berardino potrebbe aiutare il centrosinistra reatino ad emanciparsi dall’irrisolto travaglio in cui si dibatte nell’individuazione del prossimo candidato sindaco. O affossare definitivamente la coalizione, mettendo a nudo le responsabilità di ciascuno. Poi resterà da capire chi andrà con chi al primo turno, rimandando al ballottaggio gli apparentamenti definitivi. L’occasione è del resto assai propizia. Dopo un dominio quasi trentennale del centrodestra, interrotto solo per una consiliatura dal 2012 al 2017 con il mandato del sindaco Simone Petrangeli, il Comune si presenta decisamente contendibile. Gli appena 99 voti che nel 2017 fecero prevalere al ballottaggio Antonio Cicchetti proprio sull’uscente Petrangeli rappresentano uno scarto minimo che i cinque anni di governo cittadino appena trascorsi non sembrano aver dilatato.

In ballo ci sono argomenti decisivi. La pioggia di finanziamenti in arrivo con il Pnrr dovrà essere gestita con oculatezza, efficienza e tempestività. Si tratta quindi di un’occasione forse irripetibile e comunque da non mancare, tenuto conto che il nostro è un territorio in sofferenza già da prima dell’avvento del Covid.

In settimana l’ufficio studi di Confartigianato imprese Rieti ha analizzato i registri di Unioncamere dai quali è emerso che tra il 2008 e il 2019 in provincia avevano chiuso 630 imprese, con una riduzione del 15,29% delle aziende operanti sul territorio. Più di recente, nel 2021 sono state iscritte 242 nuove attività, in crescita rispetto alle 220 dell’anno precedente. Il dato risulta tuttavia bilanciato e vanificato dal corrispondente aumento delle cancellazioni, passate dalle 158 del 2020 alle 222 del 2021. Secondo Maurizio Aluffi, direttore di Confartigianato Rieti, “questi numeri dovrebbero ridisegnare un nuovo modello di sviluppo che la classe politica locale pare non avere ancora percepito”. Come dargli torto?

 

16 -01-2022

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