a cura di Massimo Palozzi

Luglio 2021

IL DOMENICALE

FERROVIA SALARIA, SOLDI IN ARRIVO PER UN SOGNO ANCORA SULLA CARTA

politica, sciopero, trasporti

di Massimo Palozzi  -  Non è il primo e non sarà l’ultimo. Visto l’andazzo, l’annuncio dei 40 milioni destinati alla cosiddetta Ferrovia dei Due Mari, oggi ribattezzata Ferrovia Salaria, è solo uno dei tanti tasselli di questa stagione nella quale i soldi sembrano piovere dal cielo.

La frustata del Covid ha smosso le acque stagnanti degli investimenti e la quota di quelli destinati al Reatino inizia a farsi interessante. Almeno sulla carta. Giovedì Fabio Melilli, che oltre ad essere deputato sabino siede sulla cruciale poltrona di presidente della Commissione Bilancio alla Camera, ha reso noto “un altro importante passo in avanti per migliorare il nostro sistema infrastrutturale”, grazie all’approvazione trasversale di un suo emendamento che stanzia 40 milioni di euro per due obiettivi: da un lato la redazione del progetto esecutivo della ferrovia Roma – Rieti, anche rivedendo e aggiornando il vecchio progetto della ferrovia tra Passo Corese e Osteria Nuova; dall’altro, la redazione di studi di fattibilità per arrivare alla scelta di un tracciato definito che colleghi L’Aquila e Ascoli Piceno a Rieti e Roma. “Sono certo” ha chiosato Melilli tra lo speranzoso e l’ultimativo “che Rete Ferroviaria Italiana si metterà presto al lavoro per darci le risposte che attendiamo da troppo tempo”. Ecco, appunto. Il primo progetto di strada ferrata per connettere il versante Adriatico a quello Tirrenico risale addirittura al 1841. Da allora niente di significativo è stato fatto, nonostante sul tema si siano concentrate molte delle attenzioni e delle sfide della politica negli ultimi 180 anni. 

Per annunciare l’approvazione di un ordine del giorno presentato dal Movimento 5 stelle e sottoscritto da altri partiti, la scorsa settimana il deputato grillino Gabriele Lorenzoni ha pubblicato la foto di un convegno tenutosi nel 1922 al teatro Flavio Vespasiano con la partecipazione di rappresentanti degli enti locali e di associazioni reatine e ascolane, insieme a una decina di parlamentari, al sindaco di Roma Giannetto Valli e ad altri amministratori della provincia capitolina, proprio a sostegno del progetto della ferrovia che avrebbe collegato Roma con Ascoli. A quasi un secolo di inutile distanza, lo stesso Lorenzoni ricorda che nel fondo complementare degli investimenti che andranno in parallelo con quelli del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, finanziati con risorse nazionali, sono previsti 1 miliardo e 780 milioni di euro durante il periodo 2021-2026 per il rilancio delle aree del Centro Italia colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. Di conseguenza, risulta quasi immediato confidare nell’allocazione di parte di questi fondi per la progettazione esecutiva della Ferrovia Salaria nel tratto da Passo Corese a Rieti (dove già esiste il primo stralcio funzionale del progetto definitivo approvato dal Cipe nel 2006) e nello studio di fattibilità nella parte tra Antrodoco e Ascoli Piceno (anche con la valutazione dell’utilizzo di eventuali treni a idrogeno e della relativa infrastruttura). Stavolta senza nemmeno ipotizzare quanto accadde nel 2010, allorché i 90 milioni stanziati furono dirottati a favore di opere in vista di Expo Milano 2015.

L’emendamento Melilli ha suscitato una valanga di commenti favorevoli. Il presidente dell’attivissimo Comitato Ferrovia Salaria, fondato a San Benedetto del Tronto nel 2016, lo legge addirittura come il suggello alle sollecitazioni messe in campo finora. “Personalmente” scrive Nazzareno Straccia “reputo questo risultato come il fine corsa di una attività di sensibilizzazione e di promozione che in questi anni abbiamo portato avanti per arrivare a questo risultato. Da buon Cincinnato, è arrivato il momento di fare un passo indietro. Spero ed auguro che questi soldi stanziati per lo studio di fattibilità vengano spesi bene per uno studio serio di un’opera di cui il territorio ha un bisogno disperato per rinascere e ripartire”.

Stando alle reazioni, il provvedimento appena approvato a Montecitorio potrebbe davvero rappresentare la pietra angolare di una nuova epoca. Sarà davvero così? Accanto al coro degli entusiasti risuona in effetti la voce degli scettici. L’entità dello stanziamento è significativa, ma non è detto che sia sufficiente, e in ogni caso siamo ancora alla fase pre-progettuale. L’esperienza insegna del resto che la costruzione delle opere pubbliche in Italia paga da sempre un pegno insopportabile alle lungaggini, e quindi un minimo di prudenza si impone.

L’elenco delle incompiute perfino a casa nostra sarebbe lunghissimo, e pure a guardare a quelle realizzate qualche dubbio sul risultato non manca di affacciarsi. Lo scorso 22 dicembre è stato inaugurato l’ultimo tratto della Rieti-Terni, un’infrastruttura preziosa attesa per decenni e ora finalmente percorribile. Anche se con il rammarico per l’immenso ritardo accumulato, ci sarebbe soltanto da esultare. Però non sarebbe corretto sorvolare sulla compatibilità dell’opera con le esigenze dell’utenza. Chiamare la Rieti-Terni “superstrada”, compreso il tratto appena aperto al traffico, è in effetti un azzardo. Parliamo d’altronde di un’arteria a una sola corsia per senso di marcia con limite di velocità a 50 chilometri orari. Insomma: meno male che è stata fatta, ma il tema dell’adeguatezza delle infrastrutture rimane per intero.

Uno degli effetti collaterali dell’infinita durata dei cantieri è proprio che molte realizzazioni nascono concettualmente (e strumentalmente) vecchie. L’idea che i 40 milioni approvati tre giorni fa in Commissione Bilancio risolvano l’impasse della Ferrovia dei Due Mari pare allora un filino azzardata, fermo restando il plauso per un’operazione politica per nulla facile né scontata.

L’ubriacatura di cifre sull’adeguamento infrastrutturale del territorio che da un po’ di tempo sta investendo l’opinione pubblica va dunque presa con la dovuta cautela. Allargando il discorso a un’altra fondamentale via di comunicazione, la strada Salaria risulta ad esempio beneficiaria di 27 milioni di euro per i tre svincoli in entrata a Rieti, di altri 10 per le corsie di sorpasso tra Borgo Quinzio e Osteria Nuova e di ulteriori 140 per il raddoppio a quattro corsie tra Poggio San Lorenzo e San Giovanni Reatino, oltre a significativi interventi dopo Cittaducale sul versante tra Lazio e Marche. Tutto molto bello, per dirla con Bruno Pizzul. Peccato che tra Roma e Rieti per lunghi tratti sia ancora oggi impossibile fare una telefonata (non è una questione strettamente attinente alle infrastrutture viarie, ma tout se tient) e che basti un incidente come il Tir che ha preso fuoco al casello di Fiano il 19 giugno per far chiudere per una settimana lo svincolo e ripristinarne la completa fruibilità con tempi eccessivamente dilatati. O ancora che sia stato da poco comunicato il blocco per due anni (due anni!) delle gallerie di San Giovanni Reatino per lavori di manutenzione straordinaria e che in piena estate la Vallonina venga chiusa con rimpallo di competenze per gli interventi da porre in essere per la messa in sicurezza tra Astral, cioè Regione, e Provincia.

La mancanza di una visione è stata finora una delle più grosse zavorre che hanno impedito lo sviluppo coerente del territorio. Con un po’ di confusione, stanno ora emergendo linee di indirizzo che, seppur imposte dai vincoli del Pnrr, cominciano a disegnare profili interessanti soprattutto nei settori più scoperti. La sfida sarà riuscire a coniugare la proliferazione dei finanziamenti con opere nevralgiche da realizzare bene e in tempi utili.

 

11-07-2021

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