a cura di Massimo Palozzi

Dicembre 2023

IL DOMENICALE

FABBRICANDO CASE

di Massimo Palozzi - Il Consiglio comunale di Rieti nella seduta di martedì ha approvato l’atto di indirizzo che dovrebbe sbloccare la costruzione della nuova scuola “Luigi Minervini” con annessa palestra a Città Giardino, senza particolari concessioni alla società proprietaria di oltre metà del terreno su cui dovrà sorgere. In questo modo si libereranno gli spazi attualmente occupati a piazza Bachelet, che a loro volta verranno messi a disposizione del tribunale con la costituzione di una vera e propria cittadella giudiziaria. Si conferma così la linea già emersa in commissione Urbanistica, dove a salvarsi erano stati solo i volumi destinati ad edilizia residenziale.

Il progetto risale all’estate del 2021 (giunta Cicchetti), con la richiesta di rimodulazione del finanziamento di 5 milioni di euro stanziati dall’allora commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini per i lavori di adeguamento sismico dell’edificio. A dicembre dello stesso anno la proposta venne accettata in quanto le ragioni della modifica apparivano convincenti: da un lato dotare la città di un plesso costruito ex novo con i più moderni criteri non solo antisismici. Dall’altro creare un quadrante dedicato all’amministrazione della giustizia, con l’attuale sede della scuola che ospiterà gli uffici della procura.

I problemi nacquero però subito dopo. Solo una parte dell’area individuata per la nuova Minervini di fronte al centro commerciale Perseo è infatti di proprietà demaniale (esattamente 4.786 metri quadrati). Il resto appartiene alla società Garden Re con la quale l’allora assessore all’Urbanistica Antonio Emili cominciò a intavolare un negoziato per ottenerne la cessione, senza tuttavia raggiungere alcun risultato concreto. Anzi, la sostanziale rottura delle trattative aveva indotto l’amministrazione a procedere con l’espropriazione per pubblica utilità. Il mandato della precedente giunta è poi terminato e con le elezioni del giugno 2022 è cambiato anche l’assessore competente. La pratica è stata quindi ripresa all’insegna di una certa cautela, tenendo conto che il procedimento per giungere all’esproprio sarebbe lungo, costoso e dagli esiti incerti. Meglio quindi cercare un accomodamento con il privato per conseguire la disponibilità del terreno in maniera non conflittuale.

Benché ad oggi la minaccia di acquisizione coatta resti in piedi, l’approccio più morbido del neoassessore Giovanni Rositani sembrava inizialmente aver prodotto qualche frutto, con la Garden Re disposta a cedere a titolo gratuito i suoi 6.030 metri quadrati in cambio di benefici per nuovi investimenti. Nello specifico, l’edificabilità di circa 2.800 metri quadrati dove realizzare costruzioni a funzione direzionale-residenziale e altri 2.500 per esercizi commerciali.

Il progetto presentato dalla società non è stato però condiviso dal Comune che lo ha giudicato eccessivamente impattante, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto commerciale in un’area dove esistono già diverse attività. Anche il flusso di traffico generato da eventuali nuovi negozi, sommato a quello collegato alla costruenda scuola, è stato ritenuto un elemento a sfavore, mentre ancora da sciogliere rimane il nodo sulle opere di contorno, vale a dire urbanizzazione e mitigazione del rischio idrogeologico. L’unica certezza al momento è l’annuncio dell’assessore Rositani dell’avvio dei rilievi propedeutici ai lavori veri e propri già a partire dai primi mesi del prossimo anno, nell’ambito del piano di riqualificazione del quartiere finanziato con 13 milioni e mezzo di fondi del Pnrr.

Prevedibilmente la delibera approvata martedì complicherà i rapporti con il privato, a meno di proposte alternative capaci di convincere il Comune e al contempo in grado di soddisfare le legittime aspettative imprenditoriali della Garden Re, sul cui capo continua ad aleggiare l’ombra dell’espropriazione forzata.

In attesa di capire l’evoluzione del confronto tra le parti e perfino a prescindere dall’esito finale, sul piano politico-programmatico è comunque significativo il favore all’ulteriore ondata di cemento per costruire case in una città che sembra non averne affatto bisogno, almeno in relazione alle strette esigenze abitative.

L’ultimo rapporto di Openpolis sul diritto alla casa colloca Rieti tra le 10 province italiane con la maggiore incidenza di abitazioni non occupate in modo stabile. Su 132.797 alloggi, 62.545, ossia il 47,1%, sono vuoti o utilizzati in maniera sporadica.  Tralasciando le punte di borghi come Micigliano, con l’88,8% di case disabitate, Marcetelli (84,1%) e Ascrea (83,1%), in gran parte dei comuni della provincia di Rieti oltre la metà delle abitazioni è vuota. Fanno eccezione quelli dell’area della Sabina, dove la proporzione è invertita. A Forano, ad esempio, solo (si fa per dire) il 19,5% delle case non risulta utilizzato. Numeri simili a Fara Sabina, con il 19,9%, e Poggio Mirteto (22,2%).  La vicinanza con Roma e le dinamiche economiche dei rispettivi territori fanno evidentemente la differenza. Così come da considerare sono le seconde case di vacanza, che in molti paesi dell’entroterra rappresentano il buen retiro per centinaia di famiglie ancora legate ai luoghi di origine.

Restringendo il campo al capoluogo, l’indagine segnala che il tasso di case vuote a Rieti tocca il 24,5% dell’intero patrimonio abitativo. Nello specifico, le dimore totali sono 27.422, di cui 20.706 abitate in forma stabile e 6.716 non occupate. Questi dati riflettono una realtà nota a livello empirico, con effetti che si stanno amplificando in parallelo all’avvio dei vari corsi di laurea. Da tempo ormai in città si assiste al paradosso di tante case vuote che però non possono essere affittate agli studenti perché inagibili. La conseguenza non è solo la difficoltà pratica per i ragazzi che vengono da fuori a reperire un alloggio, quanto il progressivo decadimento dell’intero parco immobiliare cittadino e, in particolare, del centro storico che si va sempre più spogliando di residenti e quindi di edifici rimessi a posto. Una catena di negatività persino difficile da descrivere, alla quale si risponde aumentando i permessi a costruire nuove case non si sa per chi.

L’idea della cementificazione senza limiti come leva di crescita economica si dimostra sempre meno lungimirante. E peraltro è un argomento improprio perché già la semplice ristrutturazione dell’esistente darebbe lavoro a molte imprese del settore, contribuendo a restituire decoro e bellezza al cuore antico del capoluogo. A Rieti si continua invece a costruire, consumando suolo e depauperando il centro storico, con buona pace dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

 

17-12-2023

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