a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2022

IL DOMENICALE

EX ZUCCHERIFICIO, LA COOP CI RIPROVA MA LA CAMPAGNA ELETTORALE NON AIUTA

città, politica

di Massimo Palozzi - Questa settimana il dibattito pubblico si è per lo più incentrato sullo schema di riqualificazione dell’ex Zuccherificio presentato da Coop Centro Italia. Il progetto circola da tempo ed è ferrea la volontà dell’amministrazione uscente di portarlo all’approvazione nell’ultima seduta utile del consiglio comunale prima del suo scioglimento.
La fretta, se di fretta si può parlare per un piano che si trascina con alterne fortune almeno dal 2010, ha messo in allarme sindacati, associazioni dei commercianti (gli artigiani della Cna sono invece d’accordo) ma soprattutto le opposizioni, che temono un colpo di coda del centrodestra in chiave propagandistica nel pieno della campagna elettorale.
Sul tavolo si confrontano due opposte visioni. La prima è connessa all’oggettiva esigenza di un passo concreto per il recupero dell’area, abbandonata da quasi mezzo secolo in uno stato di inaccettabile rovina. La seconda riguarda l’opportunità di una discussione approfondita e allargata ai corpi intermedi, nel nome di una effettiva democrazia partecipata per definire gli assetti di quel quadrante di città e non solo. L’approvazione della proposta della Coop non si limiterebbe infatti ad incidere sull’area (pur imponente) dell’ex Zuccherificio, ma scaricherebbe riflessi diretti e duraturi su un intero quartiere e sulla sua armonizzazione con il resto della struttura urbana di Rieti.
Il clima rovente della campagna elettorale non giova però a sciogliere il nodo con la dovuta serenità. Le fazioni schierate secondo le rispettive appartenenze sono ormai da settimane alle prese con le classiche schermaglie polemiche, con il risultato di minare alla base un dibattito inquinato da petizioni di principio senza possibilità di conciliazione.
La maggioranza che appoggia il candidato sindaco Daniele Sinibaldi (rimasto piuttosto defilato e per questo criticatissimo dal Pd) intende andare avanti con il massimo della determinazione, mentre un’ampia porzione del variegato cartello delle opposizioni ha già anticipato il proprio voto contrario. I motivi risultano facilmente comprensibili.
L’amministrazione uscente vuole intestarsi il successo d’immagine in zona Cesarini, quando la memoria degli elettori è ancora fresca e senza il fardello di un eventuale fallimento dell’operazione, che richiederà anni per essere portata a compimento. Dal canto suo, il centrosinistra non intende avallare il blitz, sul presupposto di uno scarso coinvolgimento sia delle forze politiche sia della comunità cittadina in generale.
A seconda dei punti di vista, possono avere ragione entrambi. A soli due mesi dal voto, l’insistenza del centrodestra appare tuttavia una forzatura. Non a caso, al termine della seduta della commissione Urbanistica tenutasi giovedì, si è registrato un cambio di strategia (quantomeno comunicativa) dell’assessore ai Lavori pubblici e del presidente della commissione stessa, i quali, con un comunicato congiunto, hanno parlato di confronto ad ampio raggio al posto di una decisione già presa.
Sotto il profilo strettamente formale il consiglio comunale in scadenza è nel pieno dei suoi poteri e quindi legittimato a pronunciarsi (vedremo fra poco su cosa). Sul piano politico, invece, quell’assise non corrisponde più o non corrisponde necessariamente agli orientamenti odierni del corpo elettorale, chiamato a breve ad esprimersi nelle urne.
Ultimo ma non meno importante, la composizione dell’attuale consiglio riflette talune posizioni contraddittorie rispetto agli schieramenti in campo. Ci sono infatti gruppi che nella legislatura appena trascorsa hanno condotto una dura, e a tratti durissima, opposizione alla giunta Cicchetti e che oggi si ritrovano da quella stessa parte in vista delle amministrative del 12 giugno. Senza mettere in discussione l’onestà intellettuale di nessuno, risulta evidente il conflitto d’interessi e il rischio di sacrificare libere opinioni sull’altare degli ordini di scuderia e della realpolitik.

Uno scenario siffatto suggerisce allora la massima prudenza. Anziché premere sull’acceleratore, la coincidenza temporale tra il progetto Coop e il prossimo voto andrebbe sfruttata per capire come partiti, liste e candidati intendono affrontare il dossier.
Considerata la natura dell’intervento, la questione da risolvere è complessa e allo stesso tempo semplice. Nel 2014 la legge Sblocca Italia ha inserito una modifica al Testo unico per l’edilizia del 2001, a sua volta emendata nel 2020 con la legge Semplificazioni, in virtù della quale “per gli interventi di ristrutturazione edilizia, la richiesta di permesso di costruire è ammessa previa deliberazione del consiglio comunale che ne attesta l’interesse pubblico limitatamente alle finalità di rigenerazione urbana, di contenimento del consumo del suolo, e di recupero sociale e urbano dell’insediamento”. E proprio per favorire il recupero degli edifici esistenti, nel Lazio la legge regionale sulla rigenerazione urbana del 2017 consente l’ampliamento delle cubature in deroga ai vigenti strumenti urbanistici comunali.
Riguardo ai criteri del Piano regolatore approvato nel 2012, il progetto di Coop Centro Italia prevede 15mila metri quadrati in più rispetto agli 11mila consentiti, per un totale di 26mila. L’assemblea cittadina dovrebbe dunque stabilire in piena discrezionalità l’eventuale riconoscimento del particolare interesse pubblico, sulla scorta del quale concedere l’assenso al cambio di destinazione e allo sforamento dei limiti ordinari.
Che tale interesse ricorra ne sono assolutamente convinti gli amministratori in carica di centrodestra, alla luce della bonifica di quel fatiscente esempio di degradata archeologia industriale lungo viale Maraini, delle ventilate ricadute occupazionali e del corredo di opere a servizio della viabilità nel comprensorio.
Sono invece per il no alla procedura accelerata il Partito democratico, Rieti in comune del deputato Alessandro Fusacchia, Rieti città futura (in cui milita Simone Petrangeli) e Uniti per Rieti, la lista che per mesi ha appoggiato la candidatura di Carlo Ubertini per poi congelare l’approdo nel Terzo polo in attesa di ulteriori riflessioni. Pur con accenti diversi, tutti costoro evidenziano i limiti di un progetto che apporterebbe solo qualche lieve ritocco alle strade del circondario senza tenere conto, nella valutazione del numero dei nuovi posti di lavoro annunciati, del reale impatto che la manovra avrebbe sulla rete dei negozi, da quelli circostanti fino ad arrivare al centro storico e oltre. Una preoccupazione già espressa con toni allarmati dai rappresentanti di categoria e ribadita nel corso di un’accesa assemblea di Confcommercio organizzata mercoledì sera alla Sala dei Cordari, durante la quale è emersa la totale contrarietà alla proposta da parte dei titolari delle piccole imprese di settore.
La maggiore novità della settimana rimane comunque che sul tema è finalmente intervenuto il convitato di pietra. Con una nota diffusa martedì a firma del presidente del consiglio di amministrazione Antonio Bomarsi, Coop Centro Italia ha fornito una
ricognizione riepilogativa delle potenzialità del cosiddetto “Parco urbano ex Zuccherificio”.
Il numero uno della società non ha nascosto l’enorme rilevanza del progetto e le sue altrettanto significative implicazioni, spiegando come la filosofia che lo sottende sia mirata non soltanto a ricostruire un edificio ex-industriale, ma a “valorizzare un pezzo di storia e a ricucire una ferita all’interno del tessuto urbano”.
I numeri sono del resto considerevoli: circa 50 milioni di euro investiti per generare 400 posti di lavoro aggiuntivi. Il versante principale sarà costituito da un supermercato di 2.500 metri quadrati, con lo spostamento dell’attuale punto vendita presso il centro commerciale Futura di via Molino della Salce. Intorno sorgeranno una palestra, un centro diagnostico, un laboratorio analisi, una struttura dedicata alla riabilitazione degli anziani, uffici, tre ristoranti e spazi per la socialità, in modo da realizzare, per dirla ancora con le parole di Bomarsi, “una moderna struttura aggregativa polifunzionale non in contrasto con l’attuale tessuto commerciale della città”.
A proposito di numeri, occorre precisare che si tratta di stime e come tali vanno trattati.
Tanto più guardando a quelli snocciolati dieci anni fa in occasione del primo tentativo (fallito) di Coop di intervenire sul sedime di cui è in gran parte proprietaria. Allora l’investimento preventivato era di circa 60 milioni di euro con la creazione di 200 nuovi
posti di lavoro. Oggi, a fronte di una riduzione dell’impegno finanziario, viene comunicato addirittura il raddoppio degli assunti. Un bel vantaggio, che da solo quasi giustifica lo stop all’epoca dell’iniziativa, ma che fuor di paradosso lascia aperti seri interrogativi sulla reale portata dell’operazione in termini di sviluppo e pubblica utilità. Anche per questo motivo la fretta delle ultime ore appare una cattiva consigliera. Le differenti soluzioni dovrebbero viceversa entrare nei programmi elettorali per essere debitamente illustrate alla cittadinanza: la vincente, da attuare con pieno mandato popolare, sarà quella voluta dai
reatini e sancita dallo scrutinio di giugno.
10–04-2022

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