Novembre 2022

EX SEMINARIO: NASCE LA CASA DELLA CARITÀ

Caritas, Mensa, Servizi a disposizione dei più deboli

chiesa, città, solidarietà, storia

Il nostro, fu il primo Seminario ad essere istituito secondo le norme del concilio di Trento: il cardinale Amulio batté sul tempo quel collegio romano che il Papa avrebbe voluto detenesse il primato.

Il piano terra del nostro immobile ora va incontro a nuove esigenze e cambia sembianze. Situato nella centrale piazza Oberdan, è destinato ad accogliere le attività caritative della diocesi, sistemando in modo organico gli uffici della Caritas con il centro d’ascolto, ma anche la mensa dei poveri, docce e altri servizi rivolti alle persone in difficoltà. Una vera e propria “Casa della Carità” attraverso la quale la Chiesa di Rieti conferma la sua attenzione verso le fasce più deboli della popolazione, collocando la loro cura al centro del tessuto urbano.

Un luogo che diventerà punto nevralgico di aiuto per quelli che si prospettano essere mesi difficili.

Una soluzione risolutiva e speriamo stavolta tempestiva anche per la Mensa di Santa Chiara, la cui presidente Stefania Marinetti aveva lanciato un S.O.S. in questo ultimo periodo “Troppo pericoloso restare nel Monastero di Santa Chiara, inagibile dal terremoto del 2016.  Non ci sentiamo più di esporre volontari e utenti ad un rischio concreto per la loro incolumità.” Volontari costretti quindi a trovare una soluzione momentanea con l’occupazione di una parte dell’edificio di via Sant’Agnese ex Ater, dove purtroppo si possono solo distribuire pasti a portar via non essendoci la possibilità di installare una cucina.

Monsignor Pompili, prima della partenza, ha potuto constatare lo stato avanzato dei lavori edilizi all’ex Seminario, insieme ai progettisti, all’impresa esecutrice e ai responsabili del cantiere. L’inizio del trasloco della Caritas dagli attuali locali del vicino Palazzo Ricci è previsto a breve e la messa a regime della struttura dovrebbe essere completata entro l’anno.

L’accesso ai servizi caritativi avverrà dagli ingressi situati sotto l’arco del Seminario, attraverso due sale adibite all’esposizione di opere d’arte. Superati questi spazi si apre all’ampio refettorio, dove oltre al pasto le persone potranno ritrovare attenzione umana e socialità. Il servizio sarà completamente svolto all’interno e reso possibile anche dall’allestimento di nuove e moderne cucine.

La messa in funzione del piano terra sarà solo il primo passo dei lavori sull’immobile, che è in corso di completo recupero e garantirà spazi funzionali a molti aspetti della vita della Chiesa e della società reatina.

Fate presto!

LE ‘RADICI’ DEL SEMINARIO DI RIETI di Ileana Tozzi

La Chiesa reatina visse con singolare impegno la stagione della Riforma Cattolica.  Furono ben quattro i vescovi reatini che presero parte attiva alle sessioni del concilio di Trento: monsignor Mario Aligeri Colonna (1529-1555), monsignor Giovanni Battista Osio  (1555-1562), il cardinale Marcantonio Amulio  (1562-1570), monsignor Mariano Vittori (1572).

Si deve soprattutto all’operato del veneziano Amulio l’attuazione dei decreti conciliari, dimostrando così particolare, sensibile attenzione in ordine alla formazione del clero. Assicuratosi il sostegno delle autorità civili tanto a Rieti che nel territorio del Vicariato di Regno, il cardinale provvide tempestivamente all’istituzione del Seminario Diocesano che vanta il primato della fondazione in ottemperanza ai decreti conciliari.

Secondo gli intendimenti del pontefice Pio IV, il Seminario Romano avrebbe dovuto inaugurare la serie delle pie istituzioni educative per il clero nell’orbe cattolico: a tale scopo, aveva stanziato nell’agosto 1563 la cifra di 6.000 scudi annui ed aveva costituito una commissione di lavoro di cui il vescovo di Rieti faceva parte insieme con i cardinali Borromeo, Vitelli e Gavello. 

Al suo rientro a Rieti, il cardinale Amulio aveva infatti tempestivamente richiesto l’intervento del Consiglio dei Cento al fine di reperire i locali idonei ad accogliere l’istituzione seminariale.

Scartata l’ipotesi di destinare allo scopo la trecentesca Casa della Misericordia  detta dello Spedale (Liceo vecchio, davanti alla chiesa della Misericordia demolita a metà dopo il terremoto del 1898 dove, in tempi recenti, troveremo il negozio di calzature Pietropaoli angolo Pennina via Terenzio Varrone, ndr.),  si individuò nel palazzo del Pretore in piazza del Leone l’edificio più adatto  ad essere utilizzato allo scopo.

Si trattava di una casa/torre costruita dopo il 1252, quando il Comune aveva decretato l’allargo della città fino ad allora arroccata sullo sperone di travertino lambito a sud dalle acque del Velino.

L’intervento di ristrutturazione fu affidato a Jacopo Barozzi da Vignola.

I tenui fondi a disposizione non consentirono l’ampliamento dell’edificio, che constava solo di sette stanze in cui trovarono ospitalità i primi ventisei alunni.

Fra il 1650 ed il 1652, il vescovo Giorgio Bolognetti  promosse i più impellenti lavori di restauro.

Nel 1684, il vescovo Ippolito Vincentini riprese il progetto di ampliamento dell’edificio ottenendo dal municipio il permesso di costruire due stanze al di sopra dell’arco sovrastante i locali del Monte di Pietà.

Nel 1726, il vescovo Antonino Serafino Camarda, O.P., incaricò mastro Antonio Tondetto di costruire un nuovo dormitorio e sei stanze riservate agli ordinandi.

Il palazzo assunse così il suo assetto definitivo, elegante, sobrio e decoroso come si confaceva alle sue funzioni.

(da Format sett-ott 2022)

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