Settembre 2021

EVENTI E MANIFESTAZIONI

È L'ORA DEL PRIDE A RIETI: COSA ASPETTARSI?

rieti, società, solidarietà

Rieti Lazio Pride, è ormai in arrivo: un appuntamento temuto e guardato con preoccupazione, di cui molto si è scritto in questi giorni.

Ma cosa ci aspetta? Lo chiediamo al presidente Arcigay di Rieti Domenico Di Cesare che chiarisce immediatamente un punto “Il Pride non è contro qualcosa o contro qualcuno, ma ‘per’ qualcosa e ‘per’ qualcuno”.

Cosa significa?

“La parola Pride vuol dire orgoglio e attraverso questo appuntamento si manifesta l’orgoglio e la capacità e il coraggio di mostrarsi per quello che si è. Da giovane  fuggivo, di nascosto, per  parteciparvi. Non mi concentravo sul fatto che gli uomini e le donne portassero mini o merletti, guardavo i loro sorrisi e lì mi sentivo finalmente a casa".

Questo appuntamento nasce dalla necessità di rivendicare l’uguaglianza non semplicemente da un punto di vista ideologico, ma sostanziale, umano e politico di tutte le persone eterosessuali e non. “Io sono sposato all’estero – spiega Domenico – ma il mio matrimonio in Italia non vale nulla”.  La parata rappresenta il culmine di questa richiesta di riconoscimento prima di tutto umano: gay, lesbiche, transessuali e chiunque scelga di definire se stesso (o di non farlo) chiedono visibilità alle persone e alle istituzioni per contrastare politiche e comportamenti, che da sempre li hanno relegati ai margini della società come forme di devianza tutt’al più da tollerare. Per questo, prima dell’appuntamento di sabato 11 settembre, un festival dal titolo “Convergenze e diffrazioni”, al Chiostro di Sant’Agostino, sta dando modo a chi ne abbia la volontà di riflettere su diritti civili, sessualità e identità.

“C’è la cultura imposta dalla Tv che ci dice come il corpo della donna sia strumento da utilizzare per pubblicizzare un' auto, alzare l’auditel del programma di Bonolis  o per mettere in scena Miss Italia, e nessuno fa più caso a questa mercificazione e all’esposizione di parti anatomiche. Ma quando al Pride intervengono migliaia di persone, l’aspetto che richiama l’attenzione purtroppo della stampa, è il carro delle trans che, diciamolo, hanno tutto il diritto di manifestare”.

Vi si accusa di esibizionismo.

“Chi lo definisce una carnevalata non coglie una differenza fondamentale. Se mi travesto da donna durante il carnevale lo faccio per far ridere le altre persone; se lo faccio al Pride incarno me stessa e a sorridere sono io. Se in questo momento posso parlarti liberamente è grazie a coloro che, nel 1969  (omosessuali definiti all’epoca semplicemente ‘travestiti’) portarono avanti delle battaglie: oggi non possiamo discriminare proprio loro. Le trans vengono odiate di giorno e cercate di notte, hanno tutto il diritto di rivendicare un regolare lavoro, una casa che non riescono a conservare anche per questo stigma che viene fomentato, alimentato, da chi dovrebbe rappresentare la cittadinanza tutta. Vuol dire strumentalizzare aspetti che andrebbero invece condivisi. Per la politica non sono importanti i diritti ma i voti, a noi invece interessano ‘davvero’ le persone. Se non sei mai stato ad una manifestazione simile e hai solo visto il carro che la telecamera inquadrava e ti portava dentro casa, non puoi comprendere. Nel 2000 a Roma eravamo più di un milione di persone provenienti da tutto il mondo, c’erano famiglie e persone che appoggiavano il nostro desiderio di libertà, c’erano due soli carri delle trans. Se volete realmente comprendere di cosa si tratti, venite in piazza Mazzini sabato alle 16, vincete le paure, nessuno vi toccherà o molesterà: sorriderete con noi.”

09_09_21

(foto da gay.it)

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