a cura di Maurizio Festuccia

Aprile 2024

EXCELLENCE

DIEGO CRESCENZI

persone, sport

di M. Festuccia - Nel proseguire il nostro cammino verso le Eccellenze reatine, non è difficile imbattersi in uno dei personaggi più noti, simpatici, vincenti e disponibili delle nostre zone. Sempre col sorriso sulle labbra, sempre educato e pieno di entusiasmo, Diego CRESCENZI è il nostro secondo personaggio degno di ribalta che vogliamo immortalare su queste pagine.

Campionissimo di Trials in bicicletta, alla giovanissima età di 20 anni, ha già conquistato successi e primati che inorgogliscono la collettività reatina a cui Diego dedica ogni volta i propri traguardi, i propri trofei. Reatino, giovanissimo, annovera nel personale palmares centinaia di successi maturati in poco più di 15 anni, dalla tenera età fino ad oggi. La bicicletta è parte aggiuntiva del proprio corpo, inscindibile. E’ entrato da pochi anni tra i professionisti del settore. 

Come può nascere questa passione addirittura a 5 anni?

“Mio padre già praticava questo sport, sia in bici che in moto, quando ero ancora piccolo, ci sono capitato dentro quasi senza volerlo. Ho voluto provare anch’io, non appena mi è stata regalata la mia prima bici da trial, e me ne sono immediatamente appassionato. Ho fatto le prime gare, i risultati arrivavano con estrema facilità, da lì in poi non mi sono mai fermato, fino ad oggi, impegnandomi sempre al massimo per migliorare di volta in volta.” 

Cos’è che ti ha attratto maggiormente?

“Più di ogni altra cosa, il senso di libertà che provi quando sei in sella. Sei praticamente il padrone del mezzo, scegli cosa fare come fossi in un parco giochi, sei tu che decidi il percorso, le difficoltà, i rischi. E’ uno sport molto difficile dove la perseveranza nel provare e riprovare un gesto, un’evoluzione, una volta esserci riuscito, da’ un’enorme soddisfazione ripagandoti in modo assoluto di tanto allenamento, di tanti sacrifici.” 

Cosa ti soddisfa maggiormente durante le tue esibizioni?

“Sicuramente la reazione del pubblico è bellissima. E’ uno sport decisamente spettacolare e vedere la gente rimanere a bocca aperta ad ogni tua evoluzione, anche la più ‘semplice’ del repertorio, fa sempre molto piacere. Tanti anni per arrivare a quei livelli e vedersi ripagati dagli applausi di chi rimane stupito, è il massimo della soddisfazione.
Specialmente lo sguardo incredulo dei bambini, la loro ammirazione ad ogni salto, non ha prezzo. Il contatto con il pubblico, ad ogni spettacolo, è una gioia indescrivibile.” 

Qual è l’arma vincente dei tuoi molteplici successi?

“Sicuramente, nelle categorie giovanili, molto è dipeso dai miei allenamenti all’estero, in Spagna. Nel periodo invernale è lì che andavo, una volta al mese, per imparare da uno dei maestri più quotati del circuito, l’undici volte campione del mondo Cesar Canas.
Mi ha visto nascere sulla bici, mi ha allenato, cresciuto ed è grazie a lui, a questo passaggio fondamentale della mia carriera, se esiste una particolare differenza rispetto ai miei coetanei italiani. Ora che son passato da qualche anno nella massima categoria, l’asticella è salita di molto. Il livello è altissimo e tutti vogliono vincere, primeggiare; la concorrenza è spietata e la differenza la fanno i dettagli.C’è bisogno di allenamento specifico nel quale simulare un percorso di gara, cercare di non sbagliare per affrontare poi la prova con il massimo della concentrazione senza lasciarsi spaventare ne’ dagli ostacoli, ne’ dagli avversari, essendo una macchina, divorando tutto con aggressività fin dall’inizio… solo così ottieni il risultato.” 

Fino a che età il bike trial concede di essere ancora competitivi?

“Come un po’ tutte le attività sportive a livello agonistico, è uno sport abbastanza traumatico.
Dipende dalla risposta del proprio fisico, ovviamente da un costante ed assiduo allenamento sia all’aria aperta che in palestra. Ad esempio, Benito Ros, lo spagnolo che ho sfidato allo Show dei Records, è stato 10 volte campione del mondo ed oggi ha ben 41 anni.
Lui ancora continua la sua attività con un livello decisamente alto, è sempre tra i primi dieci al mondo: possiamo definirlo un’eccezione perché questo è uno sport che fino ai 35 anni ti consente ancora di gareggiare, ma oltre quella soglia è duro andare avanti.” 

Sei ormai entrato tra i professionisti. Da dove si ricava guadagno in questo sport?

“Benché sia ancora impegnato negli studi universitari (“Scienze Motorie” al Foro Italico, ndr.) dedico praticamente l’intera giornata agli allenamenti. L’obiettivo è proprio quello dell’atleta professionista. Malgrado le spese per le trasferte a livello di Nazionale azzurra siano supportate dalla Federazione, tutte quelle per le altre gare da affrontare nel corso della stagione, valide per il ranking mondiale, sono totalmente a mio carico.
Per far fronte a questo è indispensabile poter contare sulle dimostrazioni, sugli spettacoli ma anche dalle vittorie nelle competizioni, da YouTube, da Tik Tok, o dagli sponsor che fortunatamente continuano a sostenermi.” 

Quante vittorie hai collezionato, dagli esordi ad oggi?

“Non saprei, non è facile ricostruire tutto il percorso, sicuramente oltre il centinaio. La mia prima è arrivata nel 2009 a Verona a meno di 7 anni di età, mentre l’ultima nel luglio scorso proprio qui a Rieti. Non siamo ancora competitivi per vincere nel cammino verso i mondiali ma spero vivamente di esserci ad un passo.
Ad oggi sono al 12° posto nel ranking mondiale ma confido di entrare nella top ten quanto prima. Le vittorie fortunatamente sono state tante ma spero siano ancor di più quelle che dovranno arrivare di qui a poco.” 

Il tuo cammino nella Nazionale italiana?

“Fino al 2018 sono stato in squadra nazionale giovanile mentre nell’anno seguente, 2019, è arrivata la convocazione per far parte degli Azzurri nella massima categoria ‘elite’, tra i professionisti, per le varie prove del Campionato Europeo e quello del Mondo, lungo un percorso che ci porterà ai Mondiali di Abu Dhabi nel prossimo mese di Dicembre. Grande orgoglio ma altrettanto grande responsabilità.” 

Credi verrà inserita questa disciplina in un’Olimpiade?

“Purtroppo, al momento, il bike trial non è stato ancora inserito tra gli sport olimpici, speriamo possa accadere nei prossimi anni. Ritengo abbia tutte le carte in regola -fisiche, mentali, spettacolari- perché questo avvenga, sempre con il placet dei vertici del Coni e del CIO che stanno seriamente prendendo in esame l’idea di annoverarlo all’interno dei Giochi a Cinque Cerchi, dopo aver inserito, nel tempo, discipline come Mountain Bike, BMX e Skate.” 

Qual è la tua preparazione in una giornata tipo?

“Quando si è al livello di massima categoria bisogna curare ogni minimo dettaglio senza lasciare nulla al caso. Tante ore di allenamento sulla bicicletta e tante in palestra per la preparazione fisica, in base al periodo della stagione. Anche un’accurata e giusta alimentazione determina il fondamentale apporto a garantire le energie adeguate per affrontare giornate piene di sforzi atletici e non solo. Tutto volto a raggiungere una forma generale il più possibile performante. Grazie al mio nutrizionista Alessio Cervelli abbiamo studiato la dieta migliore per questi equilibri psico-fisici.” 

Qual è stato il migliore tra i risultati ottenuti?

“La vittoria del Campionato Italiano Assoluto del recente 2003, probabilmente è stato il miglior risultato fino ad oggi. E’ stata un’enorme emozione, giunta al mio secondo anno tra i professionisti, dopo essermi scontrato con gli atleti più forti e maggiormente quotati, quelli dei 24, 25, 26 anni. Una lotta molto accesa fino all’ultima zona, fino a quando ho conquistato il titolo e la maglia tricolore. Una sensazione unica.
Anche il Campionato Europeo del 2018, vinto in Repubblica Ceca dopo averne falliti un paio nelle edizioni precedenti, è stata una tappa fondamentale per la mia carriera” 

Ed ora il Mondiale è... ad un passo.

“Il cammino sarà duro, lo so, lo sappiamo, ma voglio iniziare ad affrontarlo con la giusta grinta e determinazione, consapevole che, una volta ottenuta la convocazione azzurra, saprò dare il meglio di me ad Abu Dhabi. Fino a quel momento sarà un percorso di avvicinamento che mi vedrà impegnato in tanti altri appuntamenti prima di quel traguardo. Dopo i bei risultati ottenuti ultimamente in Danimarca, mi aspettano infatti gare in Spagna, Francia, Norvegia, America, Polonia e Svizzera, oltre in varie città italiane. Mi sento molto bene e sicuramente affronterò la stagione che sta per iniziare col piglio giusto. Dopo le prossime competizioni internazionali, i primi 6 atleti disputeranno la finale mondiale: quello è l’obbiettivo. E’ molto ambizioso, ne sono cosciente, ma a noi piace vivere le sfide impossibili. E vincerle.” 

A proposito di sfide, ti abbiamo seguito e sostenuto in tv nello Show dei Record di Gerry Scotti.

“Ancora non ci posso credere... Lo scorso anno ho avuto l’occasione di partecipare per la prima volta, e di vedermela contro lo spagnolo Benito Ros, ma non ce l’ho fatta per soli 20 centesimi. Quest’anno, invece, le cose sono andate diversamente. Ci hanno nuovamente invitato a sfidarci con un record diverso e stavolta ho portato il titolo a casa disintegrando la sua imbattibilità che durava da ben 15 anni.” 

Progetti?

“Con mio padre, mio primo tifoso e sostenitore a 360° da sempre, stiamo portando avanti un progetto, ormai diventato realtà, di scuola trial per bambini al parco di Via Liberato Di Benedetto, qui a Rieti. E’ una grande e seria opportunità per tutti quei piccoli che vogliono iniziare questa affascinante disciplina sportiva, avendo al fianco due istruttori che sapranno come far uscire il talento, semmai ci fosse, nascosto in ognuno di loro. Quello che non ho potuto avere io, se non trasvolando in tenera età -come detto- dall’Italia alla Spagna, ogni mese.”

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