Dicembre 2022

SALUTE

ASL RIETI, CGIL: DIFFIDA AL DIRETTORE UOC GESTIONE PERSONALE DI ASSISTENZA

occupazione, ospedale, sanità

La Cgil FP Rieti Roma Eva ha inviato una diffida al Direttore UOC Gestione Personale di Assistenza Asl Rieti, Dott.ssa Agnese Barsacchi e per conoscenza all’ Assessore Sanità e integrazione Socio-Sanitaria, dott. Alessio D’Amato, al Direttore Regionale Salute e integr. Socio-Sanitaria dott. Massimo Annicchiarico, al Direttore Generale ASL Rieti dott.ssa Marinella D’Innocenzo, al Direttore Amministrativo ASL Rieti dott.ssa Anna Petti, al Direttore Sanitario ASL Rieti dott.ssa Assunta De Luca, al Responsabile Relazioni Sindacali dott.ssa Ammendola, nella quale scrive "Il funzionamento di quest’unica struttura monocratica ed autoreferenziale, che caratterizza Codesta UOC GPA, determina quotidiane segnalazioni di atti e comportamenti coercitivi a carico dei lavoratori che non vorremmo mai sfociassero in azioni vessatorie. Tali azioni sembrerebbero vengano messe in atto da alcuni incarichi organizzativi e avallati dal Direttore UOC GPA tra i quali:
1) atti di trasferimento ad altra struttura aziendale, anche extra ospedaliera, con modifica/trasformazione dell’orario di lavoro da H24 a H12, senza una motivazione ufficiale in deroga a quanto definito dai regolamenti aziendali (“Regolamento sulle procedure e sui criteri per la mobilità interna e per la disciplina dei trasferimenti interni”, adottato dalla ASL Rieti con delibera n° 851 del 29/7/2021 e “Regolamento aziendale in materia di lavoro del personale del comparto” di cui alla Delibera n° 627 del 3/7/2015), come già sottolineato dalla scrivente O.S. con nota prot. n. 836/22 del 25/10/2022, alla quale si rimanda integralmente rispetto ai contenuti si rimanda integralmente;
2) procedimenti disciplinari a professionisti che per ruolo e mansione non sono afferenti dirittamente al Direttore UOC GPA;
Inoltre adottare disposizioni di servizio monocratiche emesse dalla Dirigenza Infermieristica, a carico di professionalità NON RICONDUCIBILI AL RUOLO E PROFILO di appartenenza, oltreché costituire un vizio giuridico amministrativo, sia da un punto di vista civile che penale, producono cause ed effetti non solo professionali di cui all’art. 2103 c.c., ma anche individuali, determinando uno stato di malessere organizzativo a carico del lavoratore, ben circoscritto dal D.Lgs 81/2008 e s.m.i , che INEVITABILMENTE si ripercuote anche sulla sfera familiare.

A tal riguardo giova ricordare quanto emanato con la Circolare INAIL n° 71/2003 concernente le modalità di trattazione delle pratiche di riconoscimento di Malattia Professionale in caso di disturbi psichici da “costrittività organizzativa sul lavoro”. Infatti, nella varietà di azioni di mobbing, si individuano due ambiti ben distinti:
1) le azioni intimidatorie, vessatorie, discriminative puramente interpersonali;
2) le azioni identificabili come “costrittività organizzativa”.
Le prime riguardano azioni che interessano comportamenti personali e relazioni interpersonali come diffamare, trattare in modo sprezzante, assumere toni e comportamenti minacciosi o ricattatori, negare aspetti ordinari della relazione interpersonale (come non salutare, o negare il colloquio, negare o rendere difficile l’ordinaria collaborazione all’interno di un gruppo di lavoro ecc.), determinando sofferenza emotiva nel lavoratore anche se non accompagnato da atti formali o sostanziali che influiscono direttamente sulla posizione lavorativa. Tali azioni generano di fatto stati di tensione, facendo sentire l’incombenza e la concreta possibilità di atti concreti, creando così un clima di sospensione e di pericolo.
Nel secondo caso sono compresi tutti gli atti e le azioni che comportano conseguenze chiare e rilevanti sulla posizione lavorativa e sulle possibilità di svolgimento del lavoro del soggetto coinvolto, come:
– marginalizzazione dalla attività lavorativa;
– svuotamento delle mansioni;
– mancata assegnazione dei compiti lavorativi, con inattività forzata, mancata assegnazione degli strumenti di lavoro;
– ripetuti trasferimenti ingiustificati;
– prolungata attribuzione di compiti dequalificanti rispetto al profilo professionale posseduto;
– prolungata attribuzione di compiti esorbitanti o eccessivi anche in relazione a eventuali condizioni di handicap psico-fisici;
– impedimento sistematico e strutturale all’accesso a notizie;
– inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro;
– esclusione reiterata del lavoratore rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e aggiornamento professionale;
– esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo.
A titolo informativo si evidenzia che le azioni del primo tipo rientrano nella sfera della responsabilità individuale del “persecutore” e la causa della sofferenza non riguarderebbe in senso stretto l’attività lavorativa se non per la coincidenza di tempi e di luoghi.

Le azioni rientranti nella categoria della costrittività organizzativa, invece, coinvolgono direttamente e in modo esplicito l’organizzazione del lavoro, la posizione lavorativa, assumendo pertanto un diverso rilievo dal punto di vista del riconoscimento della natura professionale del danno conseguente.
Come prima sottolineato sono stati promossi atti di procedimenti disciplinari a carico di profili professionali non afferenti al ruolo dell’attuale Dirigenza del Personale di Assistenza, addirittura promossi dall’incarico di organizzazione della UOC Diagnostica per Immagini (nel caso specifico per i Tecnici di Radiologia) e inviati all’Ufficio Procedimento Disciplinare (UPD) dal Direttore della UOC GPA in netta difformità con quanto previsto dal comma 1 dell’art. 55 bis Dlgs 165/2001 che recita: “Il procedimento disciplinare è di competenza del responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente” e quindi non di certo competenza di un direttore della UOC GPA bensì del Direttore della struttura di assegnazione del professionista dove espleta il proprio servizio (UOC Diagnostica per Immagini).
Per di più l’attuale DAPS ad oggi risulta privo del documento di autodeterminazione aziendale, ovvero del Regolamento di Dipartimento delle Professioni Sanitarie, atto necessario per la CORRETTA E FORMALE regolamentazione di funzioni, ruoli e competenze ben determinate tra le varie figure professionali afferenti alla Dirigenza delle professioni sanitarie.

Per tutti i motivi sopra descritti  - si legge - si ritiene che l’organizzazione di un DAPS monocratico ed autoreferenziale costituisce oltre che una palese violazione di legge, un danno d’immagine all’Azienda Sanitaria Reatina, sia in termini di efficacia/efficienza, che di equità nell’organizzazione sanitaria. Tutto ciò misconosce oltremodo le peculiari professionalità di area Dirigenziali attualmente in servizio, per cui di fatto si assiste alla violazione dei principi costituzionali di imparzialità e di buon andamento, che implicano pari opportunità non solo di sviluppo di carriera nell’ambito dell’attuale assetto aziendale, ma anche in termini di assegnazione di possibili incarichi specifici di area professionale, con conseguente dequalificazione della professionalità del singolo Dirigente ex art. 2103 c.c. INVITA Codesta Direzione Generale ad attivare tutte le azioni necessarie affinché si ristabiliscano le regole di buona condotta giuridico-amministrativa attualmente non garantite nella forma e nella sostanza dal Direttore della UOC Gestione Personale di Assistenza, ovvero a ricondurre a codesta Direzione le sole professionalità afferenti per ruolo di appartenenza, e di provvedere alla richiesta di assunzione di Dirigenti delle professioni sanitarie, tecniche e sociali mancanti.
SI DIFFIDA il Direttore della UOC Gestione Personale di Assistenza nel continuare ad emettere provvedimenti e disposizioni giuridicamente non riconducibili alle mansioni e ruoli non di propria competenza. Il reiterato atteggiamento potrebbe generare a carico dei lavoratori, una “costrizione organizzativa” quale fattore di rischio derivato da “disfunzione dell’organizzazione del lavoro” con disturbi dell’adattamento cronico (con ansia, depressione, reazione mista, alterazione della condotta e/o della emotività, disturbi somatiformi) e del disturbo post-traumatico cronico da stress lavoro correlato.
Con espresso avvertimento che, decorso inutilmente il suddetto termine, saranno adite le vie legali, con riserva di agire, altresì, formalmente per il risarcimento dei danni tutti derivati o derivanti dall’inadempimento de quo".

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