Giugno 2018

ANTONIO IL SANTO ED ANTONIO IL POLITICO

Protesta degli abitanti di via T. Varrone

città

(di Francesco Saverio Pasquetti) Più volte in questi giorni un noto quotidiano locale riporta il simpatico, ma anche laconico e sconfortato cartello, apparso in via terenzio Varrone in prossimità della processione dei ceri che, come ogni anno, transiterà per la storica via cittadina. Recita per lo più così: “Di questa strada non ne possiamo più oh Sant'Antonio pensaci un po' anche tu!”. Il tutto accompagnato da un paio di note musicali che vogliono in qualche modo simulare la nota cantilena che da sempre accompagna – per le vie della città – la statua del santo.
Ma a quale santo votarsi? Perchè, come sembra evidente, il riferimento appare perlomeno ironico, vista l'omonimia fra il santo più amato dai reatini e il primo cittadino (un tempo) più votato dagli stessi. Ebbene, tantopiù questo riferimento all'attuale primo cittadino sembra davvero calzare a pennello, visto che fu proprio sotto le sue prime consiliature, negli anni '90, che il centro storico – nella sua parte inferiore – fu letteralmente stravolto dalla realizzazione del fatidico “parcheggio coperto” che, all'epoca (ed anche in seguito) tante polemiche scatenò in città. Una città dalla memoria corta, senza dubbio. Una caratteristica evidente soprattutto in questi ultimi vent'anni. 
Pochi difatti, in questo nostro infelice borgo dimentico del proprio passato, rammentano che la pavimentazione di via Terenzio Varrone fu cambiata  proprio dall'attuale sindaco nel corso dei suoi primi due mandati e ciò in concomitanza con la realizzazione del suddetto parcheggio coperto.  Chi seguiva giornalisticamente le vicende della città anche all'epoca non può dimenticare che tale monumentale “sventramento” dell'area di piazza Oberdan / Mazzini – in realtà unica vera opera che si ricordi del nostro sindaco quando le giunte avevano ancora soldi da spendere (fu vera gloria? Ai posteri...) – mise per anni a ferro e fuoco quella zona del centro, prostrando definitivamente un commercio che all'epoca già boccheggiava e che per tali motivi subì un definitivo e mortale colpo di grazia. Furono proprio coloro che oggi – e in campagna elettorale – accusavano ed accusano il centrosinistra e la giunta Petrangeli di aver “desertificato” il centro storico con Ztl e Plus (opera, tra l'altro, approvata sotto le giunte Emili) ad aver dato, per primi, il “buon” esempio.
Un noto esercizio di riparazione calzature, storicamente posizionato su piazza Oberdan, fu costretto a migrare in via Pennesi, ma ciò che è peggio fu proprio quanto accadde alla martoriata via Terenzio Varrone.
Storicamente il vero corso commerciale cittadino, assai più comodo di via Roma e meglio collegato, all'epoca delle giunte Cicchetti via Varrone vantava ancora alcuni esercizi commerciali e fu proprio una delle promesse di allora quella di puntare sul rilancio della via che, si diceva, sarebbe dovuta tornare ad essere il fiore all'occhiello della città.
La scelta del parcheggio e della sua infelice ripavimentazione, invece, ne suonò le campane a morto. La via si svuotò lentamente ma inesorabilmente – proprio come accade da qualche anno con via Roma – degli ultimi commercianti, poi tutti costretti a chiudere i battenti. A pagare in seguito le conseguenze della scelta dei materiali che sostituirono gli eterni “sanpietrini”, da circa vent'anni a questa parte, sono proprio i residenti della via.
E già, perchè il dissesto messo in evidenza dall'ironico cartello pubblicizzato oggi non è storia recente, ma ha avuto inizio immediatamente, così come quelli della pietra nera vietnamita di piazza Oberdan – Mazzini e, soprattutto, della folle opzione del travertino scelto per pavimentare il “nuovo Eur” come fu chiamata all'epoca la rinnovata piazza cittadina. Immemori di quanto accadeva da anni per il palazzo centrale delle poste (sarebbe bastato un sopralluogo per constatare come si riduce il prezioso marmo all'esito dei freddi ed umidi inverni reatini) i progettisti ed appaltatori rivestirono le due piazze di tale materiale. Risultato: d'inverno, un'autentica lastra di ghiaccio ove perennemente è necessario gettare quintali di sale. Lastra oramai ridotta in frantumi, esattamente come il travertino di via Garibaldi.
Ben venga allora, per i tanti fedeli reatini, l'innalzare la classica invocazione “Sant'Anto' penzace tu!”: ma era lo stesso santo, grande predicatore, a ricordare un principio fondamentale nelle sue omelie: “La predica è efficace, ha una sua eloquenza, quando parlano le opere – diceva il santo nativo di Lisbona (Dai «Discorsi»), per poi incalzare - Cessino, ve ne prego, le parole, parlino le opere”. Ed ancora, senza far sconti ai suoi uditori, diceva:  “Purtroppo siamo ricchi di parole e vuoti di opere, e così siamo maledetti dal Signore, perché egli maledì il fico, in cui non trovò frutto, ma solo foglie. «Una legge, dice Gregorio, si imponga al predicatore: metta in atto ciò che predica»”. Così Antonio, il Santo: chissà se per il politico è lo stesso.

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