Gennaio 2022

EVENTI E MANIFESTAZIONI

ANDREA VIANELLO "COME ULISSE OLTRE LE COLONNE D'ERCOLE PER POI TORNARE IN QUESTA ITACA DI PAROLE"

persone, storie

Lascia per qualche ora il timone di Radio Uno e dei Giornali Radio Rai, Andrea Vianello per incontrare i giornalisti e gli operatori della comunicazione locale nel consueto incontro annuale istituito dal vescovo Domenico Pompili in prossimità della ricorrenza di San Francesco di Sales, esortandoci a riflettere sul messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali nel quale si invita ad ascoltare con l’orecchio del cuore “Tutti abbiamo le orecchie, ma tante volte anche chi ha un udito perfetto non riesce ad ascoltare l’altro. C’è infatti una sordità interiore, peggiore di quella fisica. L’ascolto, infatti, non riguarda solo il senso dell’udito, ma tutta la persona. La vera sede dell’ascolto è il cuore. Il re Salomone, pur giovanissimo, si dimostrò saggio perché domandò al Signore di concedergli «un cuore che ascolta» ( 1 Re 3,9). E Sant’Agostino invitava ad ascoltare con il cuore ( corde audire), ad accogliere le parole non esteriormente nelle orecchie, ma spiritualmente nei cuori: «Non abbiate il cuore nelle orecchie, ma le orecchie nel cuore». E San Francesco d’Assisi esortava i propri fratelli a «inclinare l’orecchio del cuore». Non si comunica se non si è prima ascoltato e non si fa buon giornalismo senza la capacità di ascoltare. Per offrire un’informazione solida, equilibrata e completa è necessario aver ascoltato a lungo.

Andrea Vianello nel ripercorrere la sua vicenda professionale, ma soprattutto umana, si è rivelato essere il miglior testimone che avremmo potuto augurarci per rappresentare concretamente tale messaggio.

E’ il 2 febbraio 2019, un risveglio con un sapore del tutto diverso: un ictus sta per portare via il principale strumento di lavoro per un giornalista, conduttore radiofonico e televisivo, l’uso della parola. Improvvisamente la mano destra con cui tenta di afferrare un biscotto sembra non esserci più, tenta di spiegarlo alla moglie Francesca, ma ciò che esce dalla sua bocca è una lingua nuova ed incomprensibile, sebbene il suo cervello sappia benissimo ciò che vorrebbe pronunciare. “Sono infuriato con me, sono infuriato con lei perché non capisce. «Stai calmo» la sento dire, ma sono alle prese con questa follia, non riesco a dire una parola, maledizione, una vera parola, mi sento imprigionato, imbavagliato, sperduto, nel buco nero del bosco non ci sono parole, le mie amatissime parole, solo versi infantili, muggiti incomprensibili, rantoli disperati”. Il soccorso è tempestivo, fatto di coincidenze favorevoli: la persona del 118 che comprende la gravità del fatto, una corsa dell’ambulanza in una Roma senza troppo traffico, la sanità pubblica ben funzionante ed un giovane chirurgo che decide di assumersi la responsabilità per un’operazione rischiosissima pur di aggrapparsi a quel 50 per cento di possibilità di salvargli la vita, messa in pericolo dalla dissecazione della carotide. Il risveglio è colmo di gratitudine per essere ancora su questa terra, sebbene si capisca immediatamente che si dovrà faticare molto per riacquistare quel che sembra perduto.

Le parole nella sua testa ci sono tutte, cristallizzate. All’atto pratico però escono in una confusione totale, fonemi a caso, ingarbugliate e incomprensibili, perché quando il destino decide di colpirti lo fa in un punto nevralgico. Grande però è il potenziale del nostro cervello, organo meraviglioso: se una zona diventa arida e sterile, ci si può comunque impegnare per chiedere aiuto ad altre aree solitamente deputate ad altro o silenti. “Io ho riacquistato fonema per fonema, sillaba per sillaba. Un lungo lavoro fatto nell’unità di riabilitazione della Fondazione Santa Lucia, una struttura pubblica ed efficiente”.

“Non dobbiamo nasconderci, all’inizio mi sono negato persino alla vista dei miei figli temendo apparissi loro come un mostro. Essendo io un ‘uomo di parole’ la frammentazione delle stesse che subivo, credevo mi facesse apparire all’esterno come ‘sfigurato’. Ciò che mi era accaduto però non era una vergogna: è diventata una mia missione spiegarlo.” Oggi Andrea Vianello ha deciso di mettere la sua esperienza a disposizione di tutti i pazienti, ai ‘fulminati’ come lui. È diventato presidente di ALICe Italia, la Federazione delle Associazioni per la Lotta all’Ictus Cerebrale. E proprio lui che non riusciva più a parlare dopo l’attacco, è diventato il portavoce dei pazienti. “La tua vita non può essere un ‘prima e ‘dopo’ l’ictus. Dobbiamo trovare la forza di andare avanti: è la causa piu importante di disabilità nel nostro paese e la terza di morte, la politica deve capirlo ed affrontare anche questo tema” Dalla tragedia è nato il concretizzarsi di un sogno, sempre ritenuto troppo ambizioso da realizzare: un libro. La sfida più importante, portata avanti senza correttore automatico ma alla continua ricerca della parola giusta, pesandola, componendola, dandola alla luce. “Ogni parola che sapevo” è il regalo che Andrea Vianello ha fatto a se stesso e a chi vive questa esperienza, un viaggio in un inferno molto diffuso, l'ictus e i suoi danni, che a volte presenta un percorso terapeutico e riabilitativo che non esclude il ritorno.

“Come Ulisse sono finito in un viaggio oltre le Colonne d’Ercole, dove sembrava finisse il mondo. Ho avuto la fortuna di tornare a casa, in questa Itaca delle parole: un privilegio che spero di impiegare nel modo migliore.”

“Lavorando nel servizio pubblico avverto maggiormente una responsabilità: la forza dell’ascolto. Nostro compito è riuscire a intercettare la voglia di partecipazione degli ascoltatori, dei lettori o dei telespettatori. Io ora sono tornato alla Radio: incredibilmente proprio nel mondo delle parole. Parole che dovremmo riconsegnare a chi non ne ha, illuminando quelle parti solitamente in ombra, restituendo visibilità alla parte più umile di questo Paese. Dentro ogni notizia c’è la vita degli uomini e delle donne e la radio in modo meraviglioso può raccontarla con il cuore, accendendo la fantasia e l’emozione di chi ascolta”.

28_01_22

ph M. D'Alessandro

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