Luglio 2021

EVENTI E MANIFESTAZIONI

ANCI LAZIO - RIDIAMO DIGNITÀ AI SINDACI, A ROMA LA PROTESTA DEI PRIMI CITTADINI

politica

Questa mattina il Consiglio nazionale dell’Anci ha approvato all’unanimità il documento che il presidente Antonio Decaro, insieme ad una delegazione di primi cittadini sottoporrà alla presidenza del Consiglio dei ministri come risultato delle richieste che i sindaci fanno al Governo e al Parlamento per richiedere maggiori tutele e rispetto per il loro lavoro.

"Negli anni in cui le istituzioni e il sistema dei partiti venivano travolti dalla bufera giudiziaria di “mani pulite”, l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco ha consentito di creare un legame forte fra elettore ed eletto, rafforzando autonomia e responsabilità con l’obiettivo di rinnovare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Oggi - si legge nel testo del documento - i nostri compiti sono cresciuti in modo esponenziale in un contesto di riduzione di risorse umane e finanziarie, e in un quadro di regole spesso confuso e contraddittorio.  Così i sindaci, nell’immaginario collettivo, sono i responsabili di tutto, al di là delle proprie effettive competenze. Per questo ci aspettiamo che il legislatore si faccia carico dell’approvazione rapida di alcune norme specifiche, che aiutino tutti noi a svolgere al meglio il nostro ruolo, soprattutto, in modo adeguato a quello che i nostri cittadini si aspettano. 

Da anni si susseguono casi e fattispecie che vedono i sindaci, gli amministratori e i dirigenti destinatari di provvedimenti relativi a imputazioni di responsabilità in sede penale, civile, amministrativa ed erariale che si concludono nella stragrande maggioranza con archiviazioni.  In questo contesto, emerge la debolezza o l’assenza del nesso di causalità fra la condotta censurata e l’evento, mentre i sindaci risultano sempre responsabili per l’esercizio o il mancato esercizio di un potere, molto al di là dei compiti e delle responsabilità.  Sostanzialmente, chiediamo l’affermazione concreta di un principio di eguaglianza e di pari dignità con le altre cariche elettive e di governo”.

Su questi temi l’Anci ha elaborato sei richieste specifiche – esplicitate nel documento che segue - predisponendo apposite proposte di norme con cui si richiede al Governo e al Parlamento, a tutti i gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizione un impegno formale e concreto che porti all’adozione nell’arco dei prossimi tre mesi di un decreto-legge.

“Non lo chiediamo per noi – scrivono i sindaci nel documento - lo chiediamo per l’Italia, perché se liberiamo i sindaci, si liberano le energie delle loro comunità”.

Il documento:

La Repubblica italiana, una e indivisibile, riconosce e promuove le
autonomie locali (art.5 Costituzione) è costituita dai Comuni, dalle
Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato (art.114
Costituzione).
In tale contesto, nel corso di oltre 70 anni di vita della più bella Costituzione del
mondo, la figura del sindaco è diventata sempre più centrale ed essenziale nel
sistema democratico.
Tant’è che negli anni in cui le istituzioni e il sistema dei partiti venivano travolti
dalla bufera giudiziaria di “mani pulite”, l’introduzione dell’elezione diretta del
sindaco ha consentito di creare un legame forte fra elettore ed eletto, rafforzando
autonomia e responsabilità con l’obiettivo di rinnovare la fiducia dei cittadini
nelle istituzioni. Oggi, quel modello di governo risulta l’unico in grado di
garantire governabilità e alternanza e, a distanza di quasi trent’anni dalla sua
introduzione nel nostro ordinamento, presenta ancora elementi di innovazione,
soprattutto nel rapporto tra amministratore e comunità amministrata.
Il sindaco è, nei fatti, l’architrave della comunità che rappresenta, accogliendo
su di sé i bisogni e le domande, nonché le sfide per la sua crescita e il suo
progresso.
Alla luce del bilancio, ampiamente positivo, di questa esperienza, avviata con la
legge 25 marzo 1993 n. 81, vorremmo rivolgere, ancora con più forza che in
passato, al Parlamento e al Governo, alcune domande e richieste
particolarmente impellenti per il proficuo prosieguo di questa storia.
I nostri compiti sono cresciuti in modo esponenziale in un contesto di riduzione
di risorse umane e finanziarie, e in un quadro di regole spesso confuso e
contraddittorio. Così i sindaci, nell’immaginario collettivo, sono i responsabili
di tutto, al di là delle proprie effettive competenze.
Il nostro disagio che, qualche volta sfocia in avvilimento, deriva dalla
consapevolezza di non poter corrispondere alla fiducia che i cittadini ripongono
in noi. Pur volendo onorare il patto fiduciario che ci lega alle nostre comunità
non siamo messi in condizione di farlo compiutamente.
Alcuni mesi fa, ben 4 mila sindaci hanno firmato un appello che denunciava
l’eccesso di esposizione e di responsabilità in sede giudiziale a cui siamo
chiamati. Non abbiamo chiesto né l’immunità né l’impunità, abbiamo solo
chiesto di liberare i sindaci dal peso di responsabilità non proprie.

Oggi, aspettiamo ancora che il legislatore si faccia carico dell’approvazione
rapida di alcune norme specifiche, che aiutino tutti noi a svolgere al meglio il
nostro ruolo, soprattutto, in modo adeguato a quello che i nostri cittadini si
aspettano. Insomma, adeguate al passo dei sindaci. Cioè a quel passo che può
spingere il nostro Paese verso la modernità, verso il futuro.
Sostanzialmente, chiediamo l’affermazione concreta di un principio di
eguaglianza e di pari dignità con le altre cariche elettive e di governo.

In particolare l’adozione di norme che stabiliscano:
1. Il medesimo regime sanzionatorio applicato agli altri organi elettivi e
di governo in caso di procedimenti penali.
2. La possibilità per i sindaci sopra i 20 mila abitanti di candidarsi in
Parlamento, così come avviene per i Presidenti di Regione, esercitando
successivamente il legittimo diritto di opzione.
3. La possibilità per i sindaci sino a 5 mila abitanti di fare più mandati e
sino a 15 mila abitanti di farne tre. Decideranno gli elettori/cittadini
se quel sindaco ha fatto bene o male, come in ogni democrazia matura.
4. Uno status giuridico ed economico proporzionato alle responsabilità
e alle funzioni.

Inoltre, chiediamo una migliore agibilità istituzionale ed amministrativa,
fondata su una diretta corrispondenza fra azione amministrativa ed eventuali
imputazioni di responsabilità, in stretto ossequio al principio di legalità.
Al peso quotidiano, nello svolgimento di un ruolo tanto complesso quanto
esaltante, non può più sommarsi uno stato di costante incertezza derivante da
norme, contraddittorie e poco chiare, magari appesantite da successiva
giurisprudenza.
Da anni si susseguono casi e fattispecie che vedono i sindaci, gli amministratori
e i dirigenti destinatari di provvedimenti relativi a imputazioni di responsabilità
in sede penale, civile, amministrativa ed erariale che si concludono nella
stragrande maggioranza con archiviazioni. In tale contesto, emerge la debolezza
o l’assenza del nesso di causalità fra la condotta censurata e l’evento, mentre i
sindaci risultano sempre responsabili per l’esercizio o il mancato esercizio di un
potere, molto al di là dei compiti e delle responsabilità.
Sappiamo bene che non c’è su questo una sola risposta e che la questione
investe un ambito molto più esteso come quello relativo al funzionamento della
giustizia e alla riforma della stessa.

Proponiamo su questo tema:
5. Un intervento sui poteri di ordinanza sindacale, ai sensi degli articoli 50
e 54 del TUEL che delimiti la responsabilità, ai soli casi specificamente previsti
dalla legge, di esercizio o mancato esercizio del relativo potere.
6. Una precisa definizione che qualifichi l’attività di indirizzo politico e
l’attività di gestione amministrativa.

Su queste 6 richieste specifiche, su cui ANCI ha lavorato da tempo
predisponendo apposite proposte di norme, chiediamo al Governo e al
Parlamento, ai tutti i gruppi parlamentari di maggioranza ed opposizione un
impegno formale e concreto che porti all’adozione nell’arco dei prossimi tre mesi
di un decreto legge.
Non lo chiediamo per noi, lo chiediamo per l’Italia perché se liberiamo i
sindaci, si liberano le energie delle loro comunità.

condividi su: