a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2024

IL DOMENICALE

ALLARME SICUREZZA, POLITICA GRANDE ASSENTE

politica, sicurezza

di Massimo Palozzi - La politica alla fine si è svegliata, ma la montagna al momento sembra aver partorito il classico topolino. L’allarme sicurezza in città è scattato ormai da tempo. E se l’azione repressiva in qualche modo è partita, quella che è mancata (e continua a mancare) è soprattutto la parte preventiva. O per lo meno organizzativa.

Occorreva capire fin dall’inizio che la dislocazione di immigrati in un territorio pressoché vergine avrebbe richiesto una puntuale valutazione d’impatto sociale, prima di dare il via alla distribuzione. Collocando persone completamente eradicate e prive di prospettive in un comprensorio non ancora pronto a reggere un simile urto, si è invece scelta la via più immediata e scontata, senza nemmeno l’avvio di una fase preparatoria che in termini pratici avrebbe significato disponibilità di sedi deputate all’accoglienza, alla formazione e all’aggregazione.

La formula prescelta si è limitata a strutture concentrazionarie isolate in senso fisico e culturale. L’assenza di luoghi d’incontro e di stimoli ha fatto il resto. Se a Rieti non viene nemmeno tagliata l’erba nei parchi, l’esito non può che essere una completa autogestione dei propri spazi di vita. Che come dimostra la malamovida del fine settimana, non di rado si traduce nel semplice sballo.

Così, il paradosso è che gli immigrati che si sono “integrati” prima e meglio sono quelli che hanno trovato un “lavoro” nel giro della delinquenza, spaccio di droga su tutti. Mentre gli altri, che semplicemente stanno nel limbo degli assistiti, bighellonano in attesa di un futuro dalla prospettiva molto incerta.

E poi c’è il gigantesco problema dei minori non accompagnati. La violenta lite a colpi di coltello e bottigliate scoppiata lunedì a Cittaducale all’interno della casa “Family” di via Roma e proseguita poi nella centralissima piazza del Popolo, è stata solo l’ultimo e più cruento degli episodi legati a quella comunità, dove l’equilibrio tra accoglienza, solidarietà, assistenza e controllo è sempre più difficile da raggiungere.

In settimana, dopo l’ennesimo vertice in Prefettura, è stato disposto il rafforzamento della sorveglianza nel centro storico di Rieti, con particolare riguardo all’area tra piazza del Comune e piazza Oberdan, dove una decina di giorni fa un minore africano ha aggredito una studentessa iraniana. L’attenzione si concentrerà in particolare su largo Alfani e dintorni. Il parcheggio sul retro del palazzo comunale sembra incredibilmente diventato il ritrovo preferito di violenti e sbandati in cerca di emozioni, oltre che una frequentata piazza di spaccio. Proprio lì domenica è stato organizzato da Area un flash-mob di protesta purtroppo degenerato in un doppio confronto molto fisico tra manifestanti e gruppi di giovanissimi extracomunitari. Risultato: un militante all’ospedale colpito alla nuca da una bottigliata e megarissa sfiorata in pieno giorno.

Questi episodi hanno stimolato prese di posizioni antitetiche. La Lega reatina ha subito affibbiato alla sinistra la colpa di tutto. Dal canto suo, il Pd ha replicato denunciando l’inadeguatezza della filiera di governo, dal locale al nazionale.

Al di là dei reciproci rinfacciamenti, nessuno sembra in grado di fornire soluzioni praticabili. Nella sostanza finora si registra soltanto il nuovo impulso dato all’attività di controllo da parte delle forze dell’ordine e la protesta di piazza. Il primo passaggio va letto come la fisiologica risposta delle istituzioni di fronte a un fenomeno ormai sfuggito di mano.

Il secondo desta invece preoccupazione, perché raccoglie l’insofferenza e il risentimento della gente, canalizzandoli in forme di contrapposizione frontale che non giovano a nessuno. Non si tratta di essere buonisti né schierati da una parte o dall’altra dell’ideologia politica. Si tratta di essere realisti. Anche a non guardare il lato umanitario della questione, questa è una sfida che non si vince con la chiusura totale.

Con i flussi in arrivo, è utopistico pensare che la soluzione al problema sicurezza/immigrazione siano le manganellate o le retate (peraltro previste, quando ne ricorrano i presupposti). E nemmeno le ronde autorganizzate o le suggestioni da giustizieri fai da te. La soluzione sta piuttosto in una equilibrata accoglienza che possa permettere l’integrazione di un numero adeguato di persone, in funzione delle loro difficoltà, delle loro esigenze e delle loro potenzialità.

Questo passa anche attraverso iniziative di riqualificazione urbana come il recupero dell’ex mercato coperto e la rigenerazione proprio di largo Alfani. Giovedì la giunta ha finalmente approvato la delibera al termine di un percorso partito dal progetto “Rieti 2020” approvato dalla giunta Petrangeli, transitato per la scorsa consiliatura a guida Cicchetti e ora finalizzato dall’attuale amministrazione Sinibaldi. I 2 milioni e 792mila euro stanziati serviranno a realizzare il modello proposto da uno studio fiorentino che prevede la destinazione dei locali che affacciano su via Potenziani a mercato e cucina di prodotti tipici, mentre largo Alfani recupererà l’antica denominazione di piazza delle Erbe e sarà bonificato con una nuova pavimentazione, illuminazione a led e la collocazione di sedute e di piante autoctone nel perimetro. Non mancherà un ascensore sul lato di via Pennina, per collegare il parcheggio con il mercato.

Risanare una parte di territorio abbandonato è un modo efficace per rispondere alla domanda di sicurezza. Agli eccessi, alle aggressioni, ai reati, si reagisce con la forza della legge. La politica deve quindi recuperare la propria centralità, sforzandosi di passare dagli insulti reciproci alle cose concrete per rendere la città più accogliente nei confronti dei suoi residenti e di chi la sceglie per venirci a studiare e lavorare o semplicemente visitarla come turista.

 

26-05-2024

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